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    Davide procuratore, se lui all'estero

    La nuova Figc ha varato una serie di norme che regoleranno l'attività dei procuratori e impediranno ai familiari di tesserati in club italiani di svolgere la professione, risolvendo l'atavico conflitto d'interesse. Il caso emblematico è quello di Davide Lippi, figlio dell'ex ct, che, se il padre tornasse ad allenare nel nostro Paese, dovrebbe cessare l'attività di procuratore. Così, il tecnico guarda all'estero.

    La rivoluzione, a piccoli e timidi passi, è partita. La Figc del reggente Pancalli ha diramato due normative che dovrebbero cambiare faccia al calcio italiano, con l'intento di pulirla dal fango estivo. Nuove regole per gli arbitri e paletti ben precisi per i procuratori sportivi, professione sotto accusa dopo il caso Gea. E proprio quest'ultima serie di dettami, potrebbe influenzare non solo la fisionomia degli uffici calcistici, ma anche i volti dei protagonisti.

    Salvo, per disgrazie paterne, Alessandro Moggi, il caso più scottante riguarda Davide Lippi, procuratore affiliato alla Gea e padre dell'ex ct campione del mondo. Il tecnico, dovesse tornare ad allenare in una qualsiasi serie del nostro football, "licenzierebbe" d'ufficio il buon Davide, mettendo fine alla sua carriera. Per questo, Marcello Lippi, cuore di padre, sta pensando di rivolgere lo sguardo all'estero e di ricominciare oltre confini. Già qualche giorno fa, l'eroe di Berlino aveva confessato di essere stimolato da una sfida spagnola con don Fabio Capello ed è noto il suo placet ad un'eventuale panchina dei Red Devils di Manchester. Ma forse, più che la voglia di confrontarsi anche in un altro calcio con l'alter ego di sempre o le lusinghe di sir Alex Ferguson, la scelta di aprire a un futuro da "emigrante" potrebbe essere legata proprio alla volontà di fare in modo che il figlio prosegua a lavorare nel campo. Dopo le polemiche estive e la difesa a spada tratta di Davide, l'ex tecnico bianconero è pronto a fare un passo importante per tutelare gli interessi del parente.

    Lippi non è il primo a pensare di farsi da parte, almeno un po', per il bene del proprio figlio: Pastorello ha venduto il Verona, consentendo così ai due rampolli di casa di continuare a lavorare come procuratori. Forse, in questo caso la decisione non è stata poi così sofferta, vista l'intenzione rivelata anche in precedenza di procedere al disimpegno. Forse, anche per Lippi vale lo stesso discorso e questo eventuale "esilio" volontario sarebbe in linea con i suoi desideri.

  Lippi jr. spinge l'ex ct verso l'estero

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