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    In Francia sempre meno ragazzi scelgono la carriera da direttore di gara. Così fioccano le iniziative per cercare volontari, anche nelle carceri

    PARIGI (Francia), 21 novembre 2006 - Aggressioni, insulti, critiche feroci. Gli arbitri francesi vivono una stagione difficile, che si tratti di Ligue 1 o di campetti di periferia. In più, c’è crisi di vocazioni: sempre meno ragazzi optano per la carriera da direttore di gara, troppo rischiosa, troppo faticosa, poco gratificante. Allora si cercano volontari, anche nelle carceri.

    GALEOTTI - L’idea è venuta a Bertrand Layec, arbitro internazionale, attivo anche nelle categorie dilettantistiche, come supervisore. Il fischietto francese organizza corsi per detenuti: tre livelli da venti ore. Teoria e pratica, nel cortile della prigione. L’iniziativa è cominciata a Saint Malo, trovando subito la disponibilità del direttore del carcere di Rennes dove undici aspiranti arbitri, ogni giovedì, per qualche ora, si lasciano alle spalle trascorsi violenti immergendosi nei meccanismi di direzione di una partita di calcio. Layec affronta tutte le tematiche del regolamento davanti a studenti attenti che partecipano anche con domande spiazzanti: "Si può espellere un arbitro?". "L’arbitro è l’autorità suprema" replica sorpreso Layec, che, con un computer e un proiettore, analizza fuorigioco, falli e cartellini.

    ZIDANE - "Hanno il calcio nel sangue - spiega il professore - senza conoscere tutte le regole. Alla fine, saranno preparati quanto chi studia fuori". Gli undici di Rennes sono stati selezionati tra cinquanta candidati. Nel cortile del carcere, il cemento sostituisce l’erba e il filo spinato sui muri ricorda i limiti della libertà. Ma l’occasione è buona per rievocare la finale di coppa del Mondo e l’episodio chiave: l’incornata di Zidane a Materazzi. "L’arbitro non ha visto nulla" fa notare un allievo. "Non è questo il problema" chiarisce Layec, sostenitore della moviola in campo.

    VALORI - Gli undici apprendisti imparano così a conoscere le regole e a farle rispettare. "E’ un modo per reinserirsi nella società - spiega un detenuto - e ora vedo gli arbitri in modo diverso". Del precedente corso, la maggioranza ha ottenuto il diploma, due dirigono regolarmente partite amatoriali, e solo uno è tornato dietro le sbarre. "Il corso è un modo per trasmettere valori", aggiunge Layec. L’esame finale è fissato per il 22 dicembre, da convalidare dirigendo poi un match, non appena usciranno di prigione.
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    l'arbitraggio è una bellissima esperienza, si toglie dai soliti, ideale per chi ama il calcio e ha i piedi a banana, ti fa capire molte cose, ti fa osservar meglio le partite(e ti fa capire molte decisioni moggi a parte) e soprattutto ti forgia il carattere, lo consiglio a tutti:)
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    Originally posted by massituo
    l'arbitraggio è una bellissima esperienza, si toglie dai soliti, ideale per chi ama il calcio e ha i piedi a banana, ti fa capire molte cose, ti fa osservar meglio le partite(e ti fa capire molte decisioni moggi a parte) e soprattutto ti forgia il carattere, lo consiglio a tutti:)


    hai i piedi a banana? :eek:
    "Xchè? Xchèèè? 3-1, 3-2, 3-3 !!!"
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    Originally posted by massituo
    l'arbitraggio è una bellissima esperienza, si toglie dai soliti, ideale per chi ama il calcio e ha i piedi a banana, ti fa capire molte cose, ti fa osservar meglio le partite(e ti fa capire molte decisioni moggi a parte) e soprattutto ti forgia il carattere, lo consiglio a tutti:)
    beh se questi sono i risultati :rolleyes: :rolleyes:


































    scherzo :P :D

  Galeotti a scuola d'arbitraggio

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