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    L'afroamericano Sean Bell festeggiava l'addio al celibato
    La sparatoria davanti a un locale. Esplode la protesta
    Trenta colpi per uccidere un innocente
    Sotto accusa la polizia di New York
    Gli agenti sembrano aver agito senza alcuna giustificazione

    NEW YORK - La polizia l'ha ucciso sparandogli 30 colpi di pistola. Lui, Sean Bell, 23 anni, afroamericano, padre di due bimbe, stava festeggiando il suo addio al celibato. Il giorno dopo avrebbe sposato la fidanzata Nicole, conosciuta ai tempi del liceo. Era disarmato. Ancora non è chiara la dinamica dei fatti, le voci sono contrastanti. Ma l'altissimo numero di proiettili esplosi contro Bell e due suoi amici - Joseph Guzman e Trent Benefield rimasti gravemente feriti - ha fatto scrivere al New York Times che la polizia della Grande Mela sarebbe affetta da "grilletto facile". Polemiche e durissime critiche sono già sui gornali di oggi e sui siti internet. Ma in città c'è anche rabbia e non si possono escludere reazioni pesanti.

    La ricostruzione dei fatti, seppure con molte approssimazioni, inizia alla centrale di polizia del Queens che indaga su un caso di presunto sfruttamento della prostituzione. In atto, questa l'ipotesi, in un locale di spogliarelliste. Dalla centrale inviano cinque agenti, in borghese. Quando alle quattro del mattino il futuro sposo e i suoi amici escono dal night, probabilmente un po' alticci, pare che uno di loro abbia chiesto ad un altro di tornare nel locale a prendere un arma. Questo secondo uno dei detective appostati. Gli agenti, sempre secondo la stessa fonte, avrebbero intimato poco dopo ai tre di alzare le mani. L'ordine sarebbe stato ignorato e il trio di amici avrebbe anzi tentato la fuga scontrandosi con il minivan della polizia, privo di segni di riconoscimento poiché gli agenti erano in borghese. Da qui la sparatoria.

    Una delle ballerine del club ha invece dichiarato che la polizia non si sarebbe identificata, e non avrebbe neanche intimato ai giovani di consegnare le eventuali armi prima di aprire il fuoco. La versione dei detective è stata parzialmente smentita anche dal capo della polizia Raymond Kelly, che ha dichiarato più volte che "non è ancora chiaro se i cinque poliziotti avessero palesato la loro identità ai ragazzi. Come non sono chiari i motivi per cui sarebbe iniziata la sparatoria", ha concluso Kelly. Una folla di più di cento persone s'è riunita davanti all'ospedale in cui sono ricoverati i due amici di Bell feriti chiedendo le dimissioni di Kelly.

    "Non abbiamo tutte le risposte. Indagheremo a fondo perchè un caso del genere non si ripeta", ha detto il sindaco di New York, Michael Bloomberg, che oggi ha incontrato i leader dei neri di New York nel tentativo di fare pace. Non è stato un colloquio facile: "Ci sentiamo come in un piccolo Iraq, soprattutto noi neri, non ci sentiamo protetti", ha detto il reverendo Lester Williams, che ieri avrebbe dovuto celebrare il matrimonio di Sean e della fidanzata. A Nicole Paultre, non è rimasto che recarsi stamattina ad accendere una candela davanti al locale dove il fidanzato ha trascorso l'ultima notte brava della sua vita.

    Non è la prima volta che la polizia di New York è accusata di brutalità condita di razzismo: le centinaia di manifestanti che ieri hanno protestato chiedendo le dimissioni del capo della polizia avevano in bocca altri nomi tragicamente famosi: quello di Amadou Diallo, immigrato della Guinea ucciso con 41 colpi: era disarmato; o Ousmane Zongo, del Burkina Faso, anche lui innocente, anche lui ucciso con diversi colpi di pistola, due nella schiena o ancora dell'haitiano Abner Louima, sodomizzato due anni prima con un manico di scopa in un commissariato di Brooklyn. "Quando parli di 50 colpi, a che punto un poliziotto riesce ad accorgersi che nessuno lo sta minacciando?", si è chiesto il reverendo Al Sharpton, ex candidato presidenziale nero e capofila della protesta della comunità afro-americana di New York. "Come Louima e Diallo, questo sarà un caso spartiacque", ha detto Sharpton.

    Quanto accaduto sabato al Club del Queens è davvero incredibile: un poliziotto, veterano con 12 anni di servizio, ha premuto il grilletto 31 volte, fermandosi a ricaricare; un altro, con cinque anni nella polizia, undici volte. Gli altri tre in tutto otto volte. Statisticamente questi numeri sono un'aberrazione: il numero di colpi sparati per agente coinvolto quest'anno in uno dei 112 scontri a fuoco è stato di 3,2 (erano cinque nel 1995).
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
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    questi agenti avranno seri guai ...
    ma solo perchè gli diranno di aver sprecato troppe pallottole


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    chissà .. poteva essere anche Al Capone .. ma tante pallottole su un solo uomo mi sanno troppo di tiro al bersaglio, di divertimento ..
    Evviva la Statua della Libertà ..

  Trenta colpi per uccidere un innocente

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