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    Il patron nerazzurro rivendica la totale pulizia della sua Inter: "Metto non una, ma due mani sul fuoco".

    Alla fine con Calciopoli ha avuto ragione. "Già. Anche se adesso qualcuno cerca di confondere le acque, di far credere che eravamo tutti mascalzoni, sullo stesso piano".

    E lei si arrabbia? "Arrabbiarmi? Molto, molto di più. Mi si scalda il sangue nelle vene. Vivo come una tremenda ingiustizia la teoria del "sono tutti uguali, sono tutti ladri". Perché non è affatto vero".

    Dicono che ora, grazie a Calciopoli, lei è il nuovo potere forte del palazzo pallonaro, e per questo finalmente l'Inter vince. "Una sciocchezza incredibile. Fin dai tempi di mio padre, siamo sempre stati lontani dai giochi di palazzo. Noi percorriamo esattamente la stessa strada di sempre, solo che non troviamo più gli stessi ostacoli extrasportivi di prima. Tutto lì".

    Insomma, non è stato lei il burattinaio di Calciopoli, che ha punito il Milan e spedito in B la Juventus? "Gli stessi che prima mi davano del miliardario scemo, ora dicono che sono una mente diabolica, quello che la sapeva più lunga di tutti. Perché non si pensa mai che ci sia qualcuno che fa bene il suo lavoro e basta, senza essere né stupido né diabolico? E' incredibile quello che vanno in giro a dire quelli che in questi anni hanno avuto vantaggi dal giro che poi è emerso dalle intercettazioni".

    Dicono anche: Calciopoli come Tangentopoli. Dopo la fine della prima Repubblica rimase solo il Pci-Pds, dopo lo scandalo pallonaro rimane solo l'Inter. "Un paragone che non sta in piedi. Noi non abbiamo mai cercato il potere politico, infatti non ce l'avevamo prima e non ce l'abbiamo adesso. Volevamo e vogliamo solo competere lealmente. Prima non si poteva, oggi forse sì".

    Adesso gli arbitri sono più bravi, più onesti? "Sono quasi tutti giovani, arrivati in serie A all'improvviso per sostituire la generazione precedente. Sbagliano, com'è normale e umano, ma in buona fede. E vedo che sono sottoposti ad attacchi pesantissimi. Probabilmente da parte di quelli che non si sono rassegnati alla sparizione della vecchia guardia e del vecchio sistema".

    Perché ha fatto pedinare Bobo Vieri? "Quando è arrivato all'Inter, avevamo dei dubbi sulla sua disciplina verso la società e i suoi dirigenti. Allora abbiamo commissionato un'indagine per capire quello che faceva, senza che venisse fuori niente di importante. Infatti poi Vieri è rimasto all'Inter altri cinque anni. E io di quella storia mi ero del tutto dimenticato: l'hanno tirata fuori al momento opportuno per far credere che eravamo uguali agli altri".

    Quanto l'ha pagata, quella indagine? "Sui 40 mila euro, mi pare. Un po' troppo, in effetti: il lavoro era scarsino".

    E l'arbitro Massimo De Santis, perché è stato "dossierato"? "Dell'esistenza di quel dossier ho saputo solo quando Enrico Mentana ne ha parlato in tv. E devo dire che il nome del fascicolo, "Operazioni ladroni", beh, l'ho trovato geniale. Ma noi non c'entravamo niente. L'hanno fatto altri, a nostra insaputa".

    E il passaporto falso di Recoba? "Il sottobosco del calcio è pieno di gente come i tizi che hanno fabbricato quel falso. Qualcuno, a Roma, ha organizzato tutta quella roba. Una cosa molto sgradevole, molto antipatica. Lui ha pagato con una lunga squalifica. Fine".

    Può mettere la mano sul fuoco che l'Inter non ha mai brigato con gli arbitri? "Certo. La mano sul fuoco".

    E che non avete mai dopato nessuno? "Due mani sul fuoco".

    Ora il primo obiettivo è vincere uno scudetto vero. Quello dell'anno scorso, come dire, era un po' farlocco, un po' di cartone... "Ogni tanto mi chiedo ancora se non avrei fatto meglio meglio a rifiutarlo. Ma alla fine penso di aver fatto bene ad accettarlo e a metterlo sulle maglie. Mica per altro: è che se avessimo detto di no, avremmo implicitamente dato ragione a quelli del "sono tutti uguali, sono tutti ladri". Invece bisognava che da qualche parte risultasse ufficialmente, storicamente, che società come l'Inter e la Roma - ad esempio - erano pulite. La classifica finale dello scorso campionato rispecchia questa verità".

    E l'Inter non la vende più, giusto? "Vedremo. Non voglio mai essere di impiccio, di troppo. Non voglio incollarmi a questa poltrona, se penso che altri possano far meglio".

    Vuol dire che non vedremo la terza generazione di Moratti alla presidenza? "Spero proprio di no. Per i miei figli, intendo dire. L'Inter è stata una sofferenza terribile per mio padre, nei suoi primi sette-otto anni. E per me, nei primi dieci-undici. Non tanto per le vittorie mancate, quanto per gli attacchi che ho dovuto subire. E che a poco a poco mi hanno fatto diventare anche un po' meno buono, un po' meno tollerante. Ho dovuto forzare il mio carattere. Lei lo augurerebbe ai suoi figli?".

  Moratti: "Da miliardario scemo a mente diabolica"

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