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    Lalas ha messo la testa a posto
    Il rocker sbarcato a Padova dopo i Mondiali di Usa '94, oggi tagliato barba e capelli è un manager del campionato americano. In serie A collezionò 44 presenze e firmò 3 gol

    MILANO, 3 gennaio 2007 - Alexi Lalas non è stato il primo americano a metter piede nel calcio italiano, tali Alfonso Negro e Armando Frigo lo precedettero negli anni Trenta, ma i nomi di costoro, due ex della Fiorentina, parlano chiaro: italo-americani, paisà di ritorno, roba nostra. Lalas — cognome che pure tradisce origini greche — è stato il primo americano vero, nel senso dell’immagine che noi italiani si ha dell’America. Nato a Birmingham, sobborgo di Detroit, Michigan, capitale dell’automobile e del soul, e poi alto un metro e 95, con capelli lunghi e pizzetto, e infine portatore sano di una vaga somiglianza col generale Custer o con Kit Carson il socio di Tex Willer: Alexi era il manifesto degli United States of America.
    TUTTA COLPA DI USA ’94 - Lalas comparve all’improvviso nell’estate del 1994, durante il Mondiale americano. Alla prima inquadratura milioni di telespettatori si chiesero: "E quello chi è?". Era il difensore centrale degli Usa allenati da Bora Milutinovic, altro personaggio romanzesco, e in campo non se la cavava per niente male. Peccava delle ingenuità tipiche dell’americano abituato al soccer, ma ci metteva fisico, coraggio, testa. Il Padova lo ingaggiò, più che altro per ragioni di marketing. Lalas avrebbe esportato i marchi del club e della città e così fu: copertine in ogni continente.
    LUI E JILL - Alexi si presentò in Veneto con Jill, ragazza conosciuta in California, dove lei faceva l’agente immobiliare e lui preparava il Mondiale. Jill lo accompagnava all’allenamento, a Bresseo, e nelle giornate di sole si sdraiava dietro una porta, a leggere. Il pomeriggio Alexi giocava a pallone per strada coi ragazzi del quartiere, la sera cenava e suonava all’osteria del Limbo. Perché Lalas era cantante e chitarrista dei Gypsies, gruppo rock che incise tre rispettabili dischi e che poi avremmo scoperto essere tra i preferiti da Chelsea Clinton, figlia di Bill, ex presidente degli Usa.
    DISTONIE - Alexi e Jill, la musica e un anticonformismo tipo università di Berkeley anni Sessanta: non poteva durare. Lalas restò a Padova una stagione e mezza. Non bastarono tante buone prestazioni e tre gol (uno al Milan) né le simpatie ovunque raccolte. Troppo rigido il calcio italiano, troppo libero Alexi, che non aveva paura degli ultrà al punto da affrontarli solo contro tutti: una domenica, per dire, strappò con le sue mani uno striscione che denigrava l’amico Galderisi.
    SCRIVANIE - Le cose cambiano. Oggi Lalas ha tagliato barba e capelli e indossa giacche e cravatte. E’ un manager della Major League, il campionato degli Usa. Ha diretto i San José Earthquakes e i MetroStars New York, è presidente dei Los Angeles Galaxy, appare nei tele-salotti americani di tendenza, tipo «David Letterman Late Show», ma a noi piace pensarlo ancora dietro al pallone, quando intrigava Maradona, che alla coppa America ’95 da spettatore gli chiese la maglia. Maradona a Lalas, non il contrario. Caspita.

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    Che personaggio.... :asd: :asd: :asd:
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.
  2. I'm only happy when it rains  
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    leggendo bene credo ke nn si sia messo la testa a posto...almeno dipende cosa si intende x mettere la testa a posto!

    mi fa 1 pò tristezza xkè in realtà si è "capitalizzato" come tutti...questo è quello ke intendono x mettere la testa a posto!
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    Originally posted by digital_boy84
    me lo ricordo io Vlaovic, quando l'inter ha perso all'Euganeo :rolleyes:
    lasciamo perdere va...
    comunque sì, li ricordo entrambi, il secondo anche per il fatto che quando andò via da padova ebbe la bella idea di firmare per tre società diverse!:asd:
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    Originally posted by digital_boy84
    me lo ricordo io Vlaovic, quando l'inter ha perso all'Euganeo :rolleyes:


    Vlaovic era un grandissimo attaccante..... avessimo avuto lui vicino a Otero..... si poteva veramente finire più su del 7° posto quell'anno.... :cool:
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.

  Vi ricordate Lalas???

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