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    Ibra: "Gli arbitri non mi capiscono"
    Lo svedese dell'Inter: "Credo che a Parma e Roma abbia sbagliato l’arbitro ad interpretare i miei gesti. Non ho quindici anni, non sono al debutto. Vi sembravo nervoso contro la Lazio? Ho solo cercato la porta..."

    MANAMA (Bahrain), 4 gennaio 2007 - "Se gioco bene io, giocano meglio anche i compagni. Dunque affronto il nuovo anno con questo importante carico di responsabilità". Zlatan Ibrahimovic, sorridente e disteso, parla di sé e del campionato volando assai basso. Ma non sono state le squalifiche rimediate di recente a consigliargli modestia. "Credo che a Parma e a Roma con la Lazio abbia sbagliato l’arbitro ad interpretare i miei gesti. Non ho quindici anni, non sono al debutto. So perfettamente che quando hai già ricevuto l’ammonizione devi stare più attento. Purtroppo gli arbitri a volte interpretano male: vi sembravo nervoso contro la Lazio? Ho solo cercato la porta... Ma andiamo avanti». Come? "Beh, con ottimismo perché fin qui l’Inter si è comportata assai bene. Ma pure con la consapevolezza che da oggi in poi tutti vorranno fermarci e quindi ogni gara sarà difficilissima". Lui si è messo in testa un obbiettivo preciso a livello di gol? "No, penso solo a giocare costantemente a buon livello perché se funziono io, tutto il resto va bene. Sono le mie caratteristiche: aiuto i compagni a dare il meglio".
    AGGRAPPATI - Però con i difensori costantemente aggrappati su ogni corner o punizione diventa più dura: ha ragione Totti quando dice che l’attaccante andrebbe tutelato? "Ci sono troppe trattenute, è vero, e gli arbitri pescano spesso i falli di reazione degli attaccanti e raramente quelli iniziali. Prendete uno alto e grosso come Adriano: se lui si divincola manda l’avversario a due metri e l’arbitro fischia. Se il difensore gli si arrampica addosso, siccome per smuovere Adri ce ne vuole, la passa liscia. Occorrerebbe una maggiore imparzialità".
    MENTALITÀ - I segreti del primato? "Il lavoro e la mentalità vincente. È la stessa di quella che aveva la mia Juve e di solito è la connotazione delle grandissime squadre: tutti remano in una sola direzione, tutti sono convinti di potercela fare. Il paragone tra Juve e Inter però si ferma qui. Per il resto esistono notevoli differenze, a cominciare dai metodi di lavoro. Capello spingeva al massimo tutti i giorni. Con lui ho fatto un primo anno buono mentre nella seconda stagione ho vissuto una prima parte di disagi. Mancini è più soft, ci si diverte anche quando si lavora con lui ma non è che mi senta tatticamente più libero, lo ero pure alla Juve. Capello ha vinto tanto, Mancini ha cominciato a farlo e a fine stagione sapremo se il suo successo proseguirà".

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    :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: Non lo capiscono???? Si vede che parla in svedese..... :rolleyes:
    Comincio a credere che non conta quanto tu ami qualcuno: forse quello che conta è quello che riesci a essere quando sei con qualcuno.

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