1.     Mi trovi su: Homepage #4516056
    L'ex capitano bianconero si è spento all'età di 67 anni. Cobolli Gigli: "Un campione di classe, ci mancherà". Coi bianconeri conquistò tre scudetti. Nel '68 vinse l'Europeo con la Nazionale
    Una foto recente di Sandro Salvadore. ArchivioTORINO, 4 gennaio 2007 - La Juventus piange Sandro Salvadore, giocatore bianconero a cavallo tra gli Anni 60 e 70, che si è spento all'età di 67 anni. "Un campione di grandissima classe - ricorda il presidente bianconero Giovanni Cobolli Gigli - un vero trascinatore, legatissimo ai colori bianconeri. La sua scomparsa ci addolora profondamente e siamo vicini ai suoi familiari. Capitan Billy ci mancherà".
    Salvadore giunse a Torino nell'estate del 1962, quando il Milan
    lo cedette alla Juventus in cambio dell'ala Bruno Mora e indossò la
    maglia bianconera per 12 stagioni consecutive. Salvadore era un
    difensore eclettico, poteva essere schierato come libero, stopper o
    terzino e spesso si spingeva in avanti, riuscendo anche a realizzare
    reti importanti, tanto che, nelle 450 presenze collezionate mise a
    segno 17 reti.
    Con la Juventus vinse tre scudetti, nel 1967, nel 1972 e nel 1973 e una Coppa Italia, nel 1965. Pilastro della Nazionale italiana con 36 presenze, partecipò alle spedizioni Mondiali di Cile '62 e Inghilterra '66 e nel 1968 vinse il titolo continentale negli Europei disputati in Italia.

    certo che questa stagione non sarà ricordata tra le più fortunate per la juve
    :(
    [SIZE=1]

    IL MIO PRIMO SITO: il mio sito
  2.     Mi trovi su: Homepage #4516058
    Salvadore, contadino felice
    Alla vigilia di Juve-Milan (1-0) del 30 ottobre 1994, la Gazzetta intervistò Sandro Salvadore, ex delle due squadre, ritiratosi in campagna con la famiglia. Vi riproponiamo quell'incontro e il ritratto che ne uscì
    Salvadore in maglia Juve in azione contro la sua ex squadra nel campionato '67-68CASTIGLIONE (Asti), 30 ottobre 1994 -. La pioggia spegne un po' i colori, eppure non bisogna ricorrere alla fantasia per comprendere l'entusiasmo di Sandro Salvadore mentre racconta della sua vita in campagna, della sua storia di oggi tra vigneti, terreni e bestie qui sulla collina che domina Asti. E una storia che dura da 20 anni (dal '74 quando lasciò il calcio) e che si arricchisce, stagione dopo stagione, di un capitolo nuovo. L'ultimo, e parliamo di un mese fa, è quel mulino a vento che sovrasta la casa; il prossimo, e si deve aspettare Natale, è un nipotino: il settimo. Si' , Sandro Salvadore, classe 1939, tre figlie, una lunga carriera nata nel Milan e vissuta nella Juve, a 55 anni ancora da compiere è ormai sette volte nonno.
    "Il mulino l' abbiamo installato da un mese, produce energia sufficiente a illuminare qui fuori in giardino, la stalla e le cantine. Il terrazzo che vede, invece, copre una cisterna in cui raccogliamo l'acqua piovana da usare per l'irrigazione; la balconata in legno l'ho costruita io e anche i pilastri che reggono il portico, quell' anno da falegname prima di arrivare al Milan è stato utile... Il resto l'ho imparato dai vecchi, oggi con la terra so fare tutto: dalla semina alla vendemmia". Salvadore si sposta lungo la casa mentre parla e con ampi gesti indica ora il vigneto, ora il pozzo, ora quel muro di terra che protegge dai venti del nord, ma che trattiene la brezza estiva, "così che l'altr'anno a Natale c'era il sole e noi, davanti a casa, avevamo 30 gradi". La nostra meraviglia è un invito per lui a raccontare, torniamo verso il terrazzo "sotto cui sta una cisterna lunga venti metri, larga e profonda sei; siamo autosufficienti anche nel riscaldamento: è tutto a legna". Infatti: nel salotto di casa c'è un enorme camino, acceso, e al suo fianco un'imponente e bellissima stufa in maiolica. Alle pareti foto, foto di famiglia, foto su cui ridono tanti bambini. Ce n'è una, proprio sopra al camino, che sembra tratta dall'epopea del West: la mamma, il papà, quattro piccolini, tutti vestiti di bianco. "E mia figlia Sabina, la maggiore. Vive in America, nello Utah, a Salt Lake City sul lago salato. Suo marito è un vescovo mormone, hanno cinque bambini, due adottati, nella foto manca il piccolo".
    Da quella bella faccia un po' imbronciata per anni apparsa sulle figurine Panini, il Salvadore di oggi non è poi molto lontano: i capelli ingrigiti, le guance più piene. Però, rispetto ad allora, ci pare più contento, meno musone, meno spocchioso.
    - Perché è così che si diceva di lei, vero?
    "Era un difetto di gioventù. Una rivalsa. Quando come me vieni da una famiglia operaia ed emergi grazie allo sport, diventa quasi naturale prendere le distanze dagli altri, da quelli che prima avevano preso le distanze da te. Sì, ero abbastanza orso".
    - Lei passava anche per essere un grande spilorcio...
    "E vero, certo. Non avendo mai avuto un tubo, anche quando ho cominciato a guadagnare cercavo di spendere quello che potevo spendere prima. Ed era poco. Per questo sembravo spilorcio".
    - Quasi senza accorgercene lo costringiamo a fare i conti, con i soldi e col passato.
    "Da ragazzino facevo il falegname per 2.500 lire alla settimana; a 16 anni ho provato per il Milan, mi hanno preso e ho avuto, come primo rimborso spese, 3.500 lire alla settimana".
    - Sì , ma il primo contratto vero?
    "Era la stagione 1958-'59, quella del debutto in serie A. Abbiamo litigato un po' , Viani e io, poi lui mi ha detto: "Ti do il doppio di quello che guadagna tuo padre alla Pirelli". Lo dissi al mio papà che non ci pensò due volte: "Ma firma, dai! Guadagni il doppio di me e invece di lavorare 48 ore alla settimana devi solo giocare a pallone". Firmai".
    - Se la ricorda la prima volta che ha messo piede al Milan?
    "Come no. Il provino di cui le ho gia' accennato. Con me c'era anche Trapattoni. Lui venne preso subito. Io ero magro, un po' deperito... Viani disse all'allenatore: "Questo qui per quindici giorni lo facciamo mangiare da noi, poi lo riproviamo e vediamo. Venni portato al Milan e per due settimane mi nutrirono loro, pranzo e cena. Riprovai. Mi presero. Due anni dopo ero in serie A".
    - E la prima volta in casa Juve?
    "Sono stato venduto alla fine del campionato ' 62, avevamo vinto lo scudetto. Ero stato ai mondiali in Cile e al termine, con il Milan, avevamo una tournée e in Sudamerica. Stavo per entrare in campo a Buenos Aires quando è arrivato il cablo con la notizia dello scambio tra me e Mora. Fu Rocco a dirmelo: "Guarda non puoi giocare, non sei più dei nostri. Sei della Juve".
    - Di tutte le sfide Juve Milan ce n'è una che ricorda meglio?
    "La prima in bianconero: 18 novembre 1962. Il giorno dopo mi sono sposato, con l'occhio nero per una gomitata di Altafini. Mi hanno messo il fondotinta per nascondere la botta".
    - Sfogliamo l'album di nozze: non a caso nella maggior parte delle foto Salvadore è ripreso di profilo. Il destro. Lei, milanese, milanista e bianconero, stavolta da che parte sta?
    "Sarò allo stadio, come sempre; emotivamente mi sento più coinvolto dalla Juve che, tra l'altro, vedo favorita. C'è Bettega presidente, io gli ho fatto da chioccia quando, ragazzino, è arrivato alla Juve. Sì, ho giocato anche con Capello, ma il Capello bianconero era un giocatore affermato, veniva dalla Roma, era già allenatore in campo".
    - Stadio a parte, in Salvadore oggi non c'è più posto per il calcio?
    "Per tanti anni ho lavorato nel settore giovanile della Juve, da un paio di stagioni insegno calcio a un gruppo di ragazzi qui nell'Astigiano. La giornata la passo in campagna, la sera alleno. Arrivo lì abbastanza stanco, mi stanco del tutto e così riposo bene".
    [SIZE=1]

    IL MIO PRIMO SITO: il mio sito

  Juve in lutto, è morto Salvadore

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!

         

Online

Ci sono 0 ospiti e 0 utenti online su questa pagina