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    Ven 05 Gen, 8:37 PM



    Ricatti e minacce per arrivare a posizioni di potere all’interno della curva milanista e ottenere vantaggi economici. Questo il movente che starebbe dietro al comportamento di una decina di ultra’ rossoneri, indagati dalla Procura della Repubblica di Monza sulla base dell’inchiesta condotta dal pm Savatore Bellomo in seguito a una sparatoria avvenuta il 17 ottobre a Sesto San Giovanni. Nella cittadina alle porte di Milano un tifoso di 32 anni era stato raggiunto da alcuni colpi alla gamba. Partite allora, le indagini hanno portato a intravedere uno scenario di pressioni nei confronti della societa’ di via Turati e dei gruppi storici di tifosi, consistenti nel minacciare disordini durante le partite al fine di “scalare” la graduatoria di importanza in seno alla curva Sud di San Siro, storicamente occupata dagli ultra’ milanisti, e nel contempo ottenere vantaggi economici su biglietti, gadget e striscioni.

    In questo quadro sembra inserirsi l’agguato al 32enne, che apparterrebbe a uno dei `vecchi` gruppi del tifo milanista. Raggiunto dall’emittente lombarda “Telereporter”, uno dei capi storici della curva Sud, Giancarlo Capelli detto “Il Barone”, ha smentito la possibilita’ che dietro questo episodio possano esserci delle motivazioni di carattere “economico”, pur ammettendo come dalla gestione della tifoseria derivino dei vantaggi economici per i gruppi ultra’ piu’ “potenti”. Tali vantaggi consisterebbero semplicemente nella compravendita di biglietti, a prezzi modicamente maggiorati ( “2-3 euro” ) per i propri tesserati, nell’ottica di un autofinanziamento dei vari gruppi. “Se questo e` un business, allora chiamiamolo cosi`, ma non si tratta certo di milioni di euro come si vuol fare credere” , ha precisato Capelli.

  Milan: ricatti e minacce, dieci ultra` indagati

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