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    Museeuw: "Mi sono dopato"
    Clamorosa ammissione del belga campione del mondo nel '96, ritiratosi nel 2004 dopo una carriera con 12 successi nelle Classiche: "Volevo chiudere in bellezza, nel 2003 cedetti"
    Johan Museeuw, oggi 41 anni, vince nel 2003 l'Het Volk, ultimo successo si una carriera super
    Johan Museeuw, oggi 41 anni, vince nel 2003 l'Het Volk, ultimo successo si una carriera super
    BRUXELLES, 24 gennaio 2007 - Altra bufera doping sul ciclismo. E questa volta a essere travolto è il Belgio. Johan Museeuw, campione del mondo 1996, il più grande cacciatore di classiche degli anni Novanta, ieri sera in un’improvvisata conferenza stampa a Courtrai ha confessato: "Volevo chiudere la mia carriera in bellezza e quindi nel 2003 ho fatto uso di sostanze vietate per riuscirci. Non sono stato corretto. Ho fatto un gioco sporco". Tutti i particolari sono rivelati nell'articolo pubblicato oggi dalla Gazzetta dello Sport.
    In quella stagione, nella quale vinse quattro corse tra cui l’Het Volk, il belga vestiva la maglia della Quick Step-Davitamon.
    Museeuw, che con tre Fiandre e tre Roubaix è una leggenda del ciclismo fiammingo, è stato chiamato alla scoperto dalla seconda puntata dell’inchiesta doping condotta dal quotidiano fiammingo Het Laatste Nieuws, che questa mattina sarà in edicola con una lettera scritta dallo stesso corridore nel 2005, in cui ammette di essersi dopato.
    IL PROCESSO Johan Museeuw è nei guai anche di fronte alla legge, visto che è stato rinviato a giudizio per detenzione di prodotti dopanti, tra cui Epo, Dexomethasone e Aranesp. I fatti risalgono a una perquisizione effettuata nell'agosto del 2003. Poi, nel 2004, quando a 38 anni aveva già smesso di gareggiare, il belga era stato sospeso dalla giustizia sportiva belga per quattro anni, di cui due effettivi.
    DOPING DI SQUADRA I primi segnali della tempesta si erano notati già ieri mattina. Lo stesso quotidiano fiammingo titolava: «Patrick Lefevere, 30 anni di doping». L’accusa al team manager della Quick Step, e presidente internazionale dei gruppi sportivi, è che avrebbe incitato i suoi corridori all’uso di doping e utilizzato a sua volta, quando era professionista, prodotti proibiti. Il giornale ha pubblicato le testimonianze di otto persone, sei delle quali anonime, tra cui un medico italiano che lavorò nella Mapei (Lefevere vi rimase dal 1995 al 2000). Secondo il dottore, «gli ormoni della crescita venivano acquistati nelle farmacie e l’Epo era ordinata via internet. Lefevere era al corrente di questo traffico, lo ha seguito e lo approvava». Questo medico ha chiamato in causa anche il dottore belga Yvan Van Mol, passato dopo l’uscita di scena della Mapei a fine 2002 alla Quick Step, squadra nella quale figura tuttora.
    USO PERSONALE Lefevere ha ammesso di «avere acquistato anfetamine per uso personale» quando era pro’, ma poi ha dichiarato: «Sono state scritte contro di me cose infondate che ledono la mia immagine e quella delle persone che lavorano attualmente con me o hanno lavorato con me in passato. Ho dato mandato al mio avvocato di agire a difesa dei miei diritti». Ora, con la confessione di Museeuw, che figura oggi nei ranghi Quick Step come addetto alle pubbliche relazioni, anche la sua difesa sarà molto più difficile.
    Claudio GhisalbertiLuigi Perna
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