1. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
        Mi trovi su: Homepage #4528688
    Per quanto lo si voglia caricare di ulteriori significati, il calcio resta un gioco. Non ci dovrebbe essere differenza tra lo spirito che anima i ragazzini all’oratorio ed i giocatori affermati che si affrontano in stadi ricolmi di gente. Eppure può capitare che questo gioco, specie in periodi di grande drammaticità, trasmetta valori che vanno ben al di là della semplice contesa sportiva. Matthias Sindelar è uno di quei calciatori destinati a segnare un’epoca. E’ soprannominato “Cartavelina”, per la sua figura slanciata e sottile, ma a renderlo celebre sono le eccezionali doti tecniche, una finta ubriacante abbinata alla rapidità nel farsi trovare pronto e la precisione sotto porta, tanto da meritarsi l’altro appellativo di “Mozart del pallone”. Matthias tocca il vertice della carriera negli anni trenta, nell’Austria che ha appena perso la sua indipendenza per diventare un’appendice della Germania nazista. I suoi numeri e quelli del “Wunderteam” sono impressionanti: in circa due anni la squadra guidata dal leggendario Hugo Meisl colleziona dodici vittorie, due pareggi e due sconfitte, segnando 63 reti e subendone soltanto 20. Sindelar, già in odore di mito, realizza 27 goal. Le cronache dell’epoca gli attribuiscono imprese eccezionali, come quella messa in atto contro l’Inghilterra, quando Sindelar anticipa di oltre 50 anni Maradona partendo dalla metà campo e dribblando chiunque tentasse di marcarlo. Doppio dribbling finale e palla in rete. Dopo quella partita diversi club europei gli offrono cifre da capogiro, ma il fuoriclasse preferisce rimanere nel suo club, anche se l’aria intorno agli ebrei inizia a farsi pesante. Adolph Hitler vuole che la nazionale austriaca e tedesca diventino una cosa sola, ed organizza un’amichevole per celebrare questa unione. Sindelar, di origini semite, gioca una grandissima gara e da solo ottiene la vittoria. Al novantesimo non si accoda agli atleti impegnati nel saluto al Fuhrer, ma tra lo sbigottimento di tutto lo stadio va sotto la tribuna tenendo alzato il pugno sinistro. In seguito si sarebbe sempre rifiutato di indossare la maglia con la svastica sul petto, ponendo fine, di fatto, alla sua attività agonistica. L’Austria Vienna, la squadra con cui ha vinto due volte l’equivalente della Coppa Campioni, viene epurato dei dirigenti di fede ebraica, e lui si fa volontariamente da parte adducendo i continui problemi al ginocchio destro. Viene trovato morto, in circostanze mai chiarite (ufficialmente un suicidio), nel suo piccolo appartamento di Vienna agli inizi del 1939. In tempi normali portare la politica nello sport non corrisponde ad un atto sensato. Ma all’alba di una tragica era per l’Europa, il gesto di Sindelar mostra un impegno civile ed una passione che fanno gridare di commozione di fronte ad un simile uomo. Il 23 gennaio, ricorrenza della sua morte, come da molti anni a questa parte una folla commossa si è radunata nel cimitero di Vienna dove è sepolto il più forte giocatore austriaco di ogni tempo. Campione nel calcio, campionissimo nella vita.
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
  2.     Mi trovi su: Homepage #4528689
    Questo articolo è semplicemente stupendo, un bravo (ennesimo) a Globo che porta alla nostra attenzione (per lo meno alla mia) fatti che altrimenti ci sfuggirebbero. Pur non avendolo mai visto giocare, mi sento di condividere la frase con cui si chiude l'articolo:

    Campione nel calcio, campionissimo nella vita.
    [size=1][i]"Ci sono vari strumenti meccanici che aumentano l'eccitazione sessuale, specialmente nelle donne. Tra i più importanti sicuramente c'è la Mercedes-Benz 380SL." (Lynn Lavner)

    "La differenza tra un genio e uno stupido è che il genio ha de
  3.     Mi trovi su: Homepage #4528693
    Originally posted by Bardok
    Stupendo questo articolo, non credo esistano giocatori così.


    D'accordissimo con te. E sinceramente non credo esistano persone così, non solo tra i giocatori.
    [size=1][i]"Ci sono vari strumenti meccanici che aumentano l'eccitazione sessuale, specialmente nelle donne. Tra i più importanti sicuramente c'è la Mercedes-Benz 380SL." (Lynn Lavner)

    "La differenza tra un genio e uno stupido è che il genio ha de
  4.     Mi trovi su: Homepage #4528695
    Sempre sullo stesso (triste, purtroppo) tema, vi riporto un articolo tratto dal Corriere dello Sport odierno.

    Aveva vinto tre scudetti, uno con l’Inter e due di fila col Bologna, aveva lanciato Peppino Meazza a 17 anni, ma poi era finito nel buio. Nel vuoto. Nel silenzio. In un suo libro, Enzo Biagi ha scritto: «Mi sembra si chiamasse Weisz, era molto bravo ma anche ebreo e chi sa come è finito ». In un altro libro, di straordinario interesse e di grande rigore storico, Matteo Marani, collega del “Guerino”, finalmente dà una risposta. Arpad Weisz morì ad Auschwitz il 31 gennaio del ‘44. Meno di due anni prima, sua moglie Elena e i suoi figli, Roberto e Clara, di 18 e 12 anni, finirono nella camera a gas. «La cosa che mi colpisce ancora adesso, a lavoro finito, è capire come mai un personaggio tanto importante nello sport più amato del paese sia scomparso nel vuoto. Cancellato».

    Già, perchè Arpad Weisz non fu uno qualsiasi. Come calciatore, niente di straordinario, anche se nell’Olimpica ungherese del ‘24, fece coppia con Hirzer, primo straniero della Juve. Ma costretto a chiudere la carriera da un infortunio, passa sulla panchina dell’Inter, lancia Peppino Meazza e vince lo scudetto del ‘30. Scrive anche un manuale, “Il giuoco del calcio”, con tanto di prefazione di Vittorio Pozzo. Importa in Italia il sistema di Chapman, lancia l’idea dei ritiri e col Bologna di Schiavio, Monzeglio, Ceresoli e Biavati, che tremare il mondo fa, vince due scudetti consecutivi. Ma intanto le leggi e l’odio antisemiti non risparmiano nemmeno lui. Non può più allenare, a suo figlio è vietata la scuola, il Bologna nell’ ottobre del ‘38 lo licenzia, dopo un 2-0 alla Lazio, naturalmente non per motivi tecnici. Weisz fugge a Parigi con la famiglia, sperando di trovare lavoro, disperato tre mesi dopo, va in Olanda, a Dordrecht. Torna così ad allenare, anche se si tratta di una squadretta di dilettanti. Ma nemmeno in Olanda riesce a sfuggire alle persecuzioni antisemite. Nel settembre del ‘41, le leggi naziste stabiliscono che gli ebrei non possono frequentare la scuola, andare allo stadio, entrare in bar e ristoranti pubblici. Weisz viene aiutato di nascosto dal suo presidente. Infreddolito, con un cappotto liso, quando può va a spiare la sua squadra, nascondendosi dietro la recinzione del campetto. Sono gli ultimi giorni di speranza e di libertà. Le SS arrestano la sua famiglia il 7 agosto del ‘42 e la prelevano dal campo di Westerbork, lo stesso dal quale passerà Anna Frank, il 2 ottobre. Weisz viene invece dirottato su Cosel, campo di lavoro dell’ Alta Slesia, più tardi è deportato a Auschwitz. Resiste alla fame e al freddo 16 mesi, lo trovano morto la mattina del 31 gennaio del ‘44.
    Questa ricostruzione rigorosa, supportata da documenti e da testimonianze, è costata a Matteo Marani tre anni di lavoro e di ricerche.

    «Sono diventato un detective della memoria. Era incredibile, ma era come se una mano invisibile avesse via via sottratto alla vista gli elementi utili a ricostruire la vita dei Weisz» . Nel libro, ( “Dallo scudetto ad Auschwitz”,
    editore Aliberti) scritto con passione ma anche con rigore storico, si coglie quest’ansia di sapere, di verità, che spinge Marani a una ricerca scrupolosa, difficilissima, quasi ossessiva. Rintraccia archivi polverosi e dimenticati, si rivolge alle ambasciate di Olanda, Ungheria e Francia, ad alcuni centri di documentazione ebraica, viaggia molto, a volte a vuoto, inseguendo quasi un’ombra, un fantasma. Un viaggio faticoso e doloroso, ma forse al tempo stesso affascinante, alla fine del quale Marani scoprirà beffardamente di abitare a 300 metri dalla vecchia casa bolognese di Weisz.

    Editato per rendere l'articolo più leggibile.
    [size=1][i]"Ci sono vari strumenti meccanici che aumentano l'eccitazione sessuale, specialmente nelle donne. Tra i più importanti sicuramente c'è la Mercedes-Benz 380SL." (Lynn Lavner)

    "La differenza tra un genio e uno stupido è che il genio ha de
  5. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
        Mi trovi su: Homepage #4528696
    Originally posted by whatever81
    Questo articolo è semplicemente stupendo, un bravo (ennesimo) a Globo che porta alla nostra attenzione (per lo meno alla mia) fatti che altrimenti ci sfuggirebbero. Pur non avendolo mai visto giocare, mi sento di condividere la frase con cui si chiude l'articolo:

    [b] Campione nel calcio, campionissimo nella vita.
    [/B]

    Grazie whatever.
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Sindelar, il calciatore che rifiutò la svastica

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