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    Roger Federer, come era scritto, ha centrato il decimo torneo del Grande Slam della sua carriera. Il terzo titolo degli Australian Open. E lo ha fatto marcando la distanza tra lui e tutti gli altri come, forse, non era mai accaduto prima. Era arrivato all’appuntamento australiano quasi sottotono. Così, almeno, si diceva. Non si era iscritto a nessuno dei tornei che precedono il grande rientro di Melbourne. Strano... E a chi, stupito, chiedeva spiegazioni, Roger Federer aveva risposto, candidamente, che era stufo di passare il Natale e il Capodanno sui campi da tennis. Risposta più che legittima. Ma a qualcuno suonava strana in bocca al sovrano assoluto del tennis. Si incominciava a sussurrare che questo era un brutto segno. Certo significava, secondo alcuni, che la carica agonistica del campione stava lentamente scemando... Poi, una settimana prima dell’inizio delle gare, il re, aveva fatto la sua apparizione, per scaldare un po’ i muscoli, all’esibizione di Kooyong. E qui, si era arreso in finale all’americano Andy Roddick. A questo punto, ignorando che la storia del tennis ammonisce a dare scarsissimo credito ai risultati delle esibizioni, c’era chi incominciava a convincersi di un calo di forma del tennista di Basilea.

    Federer, invece, mentre si continuava a parlottare, a mezza voce, delle sue distrazioni e imperfezioni ( peraltro inesistenti), vinceva una partita dietro l’altra. Ancora dopo il match dei quarti contro lo spagnolo Robredo, c’era chi sosteneva la tesi della condizione non buona. Intanto, lui aveva vinto tutti gli incontri, senza mai cedere un set.
    Non lo avrebbe fatto in semifinale, demolendo Roddick, e nemmeno, due giorni dopo in finale.

    Il campione svizzero ha vinto 21 set consecutivi, per un totale di sette incontri. In tutto il torneo, non ha lasciato nemmeno una frazione di gioco ai suoi avversari. Un’impresa che non riusciva a nessuno dal lontano 1980, quando Bjorn Borg trionfò al Roland Garros, anche lui senza perdere un solo set. A Melbourne, l’ultimo a riuscirci fu Ken Rosewall, seduto tra il pubblico insieme al grande Rod Laver a guardare la finale. Ma era il 1971 e, allora, la formula del torneo era diversa.

    Come ostacolo tra lo svizzero e la terza coppa, ormai, rimaneva solo Fernando Gonzales. Il cileno si era guadagnato un posto in finale giocando uno splendido torneo. Lungo la strada, aveva eliminato alcuni dei migliori giocatori del mondo. Prima Hewitt, poi Blake. Quindi aveva mandato a casa Nadal e spazzato via Haas. Aveva anche dimostrato sul campo, che il soprannome “mano de piedra” non gli rende completa giustizia, perché se da conto della straordinaria potenza del suo incredibile dritto, tace, anzi nega il tocco, del quale è invece provvisto, nonché la sue ottime doti tattiche.
    Di fronte al divino Federer, Gonzales, infatti, non ha sfigurato. E’ entrato in campo determinato e ha dato il meglio. Certo non ha vinto nemmeno un set, ma con l’elvetico a questi livelli, per quanto può sembrare paradossale, conquistare una frazione di gioco è quasi un’impresa.
    Il sudamericano ha, comunque, tenuto testa allo svizzero per tutto il primo set. Ad un certo punto, si è persino permesso di strappargli il servizio, nel nono game. E’ passato, quindi, a condurre 5/4 e si è procurato due set-point. Il primo, lo ha annullato Federer con una volèe imprendibile. Il secondo è l’unica occasione sulla quale potrebbe recriminare il cileno, che ha tirato un diritto in rete.
    Arrivati al tie-break, il numero uno del mondo, ha subito preso il largo. Si è portato sul 5/0 per poi chiudere 7/2. Negli altri due set, persi entrambi per 6/4, Gonzales si è battuto con onore. Tutte e due le volte, il fuoriclasse di Basilea gli ha portato via la battuta al settimo gioco. Game cruciale, che, nell’ultima frazione, si è trasformato in una dura battaglia, con il tennista di Santiago del Cile che non voleva arrendersi.

    Gonzales passa ora dalla decima alla quinta posizione in classifica. A Melbourne, ha giocato un grande tennis, con chiunque altro avrebbe probabilmente vinto anche la finale. Contro il Federer visto nella Rod Laver Arena, però, questo risultato era il massimo che si potesse ottenere. Più volte il sudamericano ha messo a segno dei colpi micidiali, praticamente imprendibili. Contro qualsiasi altro giocatore avrebbe realizzato il punto. Lo svizzero,invece, non solo riusciva a rispondere, ma ribatteva tiri impossibili su tutte le righe del campo. Come sempre, gli riuscivano colpi che, per i comuni mortali, è difficile anche solo immaginare.
    Alla fine, dopo due ore e venti di lotta disperata, il cileno si è dovuto arrendere alla classe infinita dell’avversario.

    Alla decima finale dello Slam vinta su undici giocate, Roger Federer è davvero vicinissimo a dimostrare di essere il più grande tennista di tutti i tempi. Per farlo, potrà incominciare dal Roland Garros. Se vincesse a Parigi, avrebbe realizzato la metà di quell’impresa, il Grande Slam, che non riesce a nessuno da quasi quarant’anni. Inutile dire che se c’è mai stato un giocatore in grado di farcela, quel tennista è lui.
    NON LASCIARE MAI CHE LA PAURA DI PERDERE TI IMPEDISCA DI PARTECIPARE!!!
  2.     Mi trovi su: Homepage #4529128
    ho visto alcune delle partite dell'Australian e tra quelle ho visto Federer-Roddick

    è di sicuro un grande del tennis All-Time, ma continuo a pensare che stia giocando senza nessun avversario di grande livello ...
    non è certo colpa sua ma per quello non credo potrà mai essere giudicato il più grande di sempre, magari vincerà più tornei di tutti ma gli avversari che avevano Borg o Connors (che hanno giocato tante volte l'uno contro l'altro) erano di un livello che non ha mai visto

  E son 10

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