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    L’ex numero uno nerazzurro: "Molti di noi venivano dal vivaio e c’erano tre stranieri: ora tre sono gli italiani. E Mancini ha un bel scegliere in panchina".


    Zenga, più forte quella Inter o questa del suo amico Mancini? «Paragone improponibile. La nostra Inter nasceva dal vivaio: io, Baresi, Ferri, Bergomi. E gli stranieri erano solo tre. Qui sono gli italiani ad esser tre. Tutto si è invertito. E quello fu un campionato più complicato di questo».

    Allora ha ragione chi parla di campionato facile? «Altolà! È chiaro che chi perde trova scuse e chi è in testa ha meriti evidenti rispetto a tutti. Se vinci 14 partite di fila puoi essere forte finché vuoi, ma è il segnale di un campionato non proprio equilibrato. Però se è facile per l’Inter, perché non lo è per tutte le altre?».

    Si sente l’assenza della Juve? «Il campionato si è disequilibrato perché la Juve è in B e, se fosse rimasta in A, probabilmente non avrebbe ceduto Ibrahimovic e Vieira. Il resto lo fa l’invidia».

    Allora più forte la sua Inter o questa? «Per me più forte la mia, ci sono affezionato, resterà sempre la più forte. Chiedo scusa, ma ci tengo troppo. Allora si giocava con i due punti, eravamo solo 14 calciatori, una rosa corta, non si giocavano così tante partite in Champions. Guardiamo l’attacco: cosa c’entrano Serena e Diaz con Ibrahimovic e Adriano? Tutto diverso. Oggi Mancini si gira, guarda la panchina e sceglie Figo per Stankovic, Crespo per Adriano, Grosso per Maxwell e così via. È un bello scegliere».

    Questa squadra è molto forte fisicamente... «Noi avevamo Berti, imbarazzante per quanto era forte fisicamente. Era un’Inter perfetta negli undici. Matteoli non era il Pirlo di oggi? Poi c’era Matthäus: quando voleva vincere la partita non lo fermava nessuno. E gli altri avevano Maradona, Van Basten, Gullit. Chiaro?».

    Per quella squadra chi si prenderebbe dell’Inter di oggi? «C’è un giocatore che mi piace in assoluto ed è Stankovic. Lo vorrei sempre, corre, può coprire tutti i ruoli, segna».

    Mancini e Trap: troppo diversi? «Non ci vedo nulla in comune. Trapattoni, ancora oggi che ha 67 anni, non è cambiato: stesso entusiasmo, carattere, parla, scherza, vulcanico. Mancio è bravo perchè segue la sua filosofia cercando di non essere incongruente. Tanto dipende dal caso: un giorno vedo qualcosa che non mi quadra e, due ore prima della partita di coppa Uefa, sostituisco il portiere della Stella Rossa. Abbiamo vinto e sono diventato bravo. Se perdevo... Così Mancini con le sue scelte».

    Ora l’Inter può raggiungere il record delle 15 partite vinte: come Real Madrid ’60-61 e Bayern 2004. A 14 ci sono Arsenal 2001 e Barcellona 2005. La migliore? «Lasciamo stare il Real epocale: è troppo lontano. Tra le altre direi il Barcellona. L’anno scorso è stato straordinario. Però, insisto, perché in Inghilterra, Germania o Spagna nessuno ha detto: quel campionato non vale niente?».

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