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    Buffon: «Ultrà, state sbagliando, vi dico perché»

    «Sono stato uno di voi per tre anni. Così uccidete anche il calcio. E non lo volete».

    «No, non ho crisi di rigetto, non mi viene voglia di mandare affanculo tutto. Il contrario: ho nipoti, avrò figli anch'io, e voglio lottare per lasciare loro un calcio migliore. Diverso dalla deriva che stiamo vivendo oggi».

    Lei ha un ottimo rapporto con gli ultrà... «Di più, lo sono stato per tre anni, nel mio piccolo, in serie minori».

    Dunque li conosce bene: che cosa passa per le loro teste? «Dipende. Tra gli ultrà ci sono persone normali, impegnate anche nel sociale. E ci sono esagitati che vanno messi in riga».

    Davvero convinto che a questi esagitati interessi il calcio? «Per tutti, essere ultrà è un modo di vivere, di associarsi, di emergere dalla normalità. Anche ai miei tempi. Solo che allora la missione era il tifo. Oggi è assaltare il poliziotto, la Federcalcio, i tifosi rivali. Fare politica. Tanto che mi viene da dire un cosa... Facciano come gli olandesi. Adesso con internet è facile. Si diano appuntamento in un posto e si picchino tra di loro. Perché se pensano sia coraggioso lanciare un masso, o picchiare in gruppo, beh, sbagliano».

    Colpa anche dei giocatori? «Una volta lo pensavo. Oggi ammetto che in qualche atteggiamento dovremmo essere più sportivi, che la crisi è un po' dovunque se anche in Inghilterra ormai si tuffano per prendere un rigore. Ma siamo soltanto la scusa. Nel senso che siamo ricchi, famosi, di serieA e dunque ci attiriamo la rabbia e il rancore. Ma allora perché picchiano anche i poveracci di serie C da mille euro al mese? Lo stadio c'entra fino a un certo punto. Sentivo in tv: stadi a norma, stadi irregolari... Tutto vero, ma... La gente di Catania aveva deciso di fare danni e avrebbe potuto farli anche in centro. E poi scippare le vecchiette. Lasceranno lo stadio e s'infiltreranno in una manifestazione. Stiamo coltivando una cultura della morte, senza più rispetto per figure un tempo chiave quali il padre o il poliziotto. Lo Stato non l'ha capito. Questa è l'espressione di un disagio sociale dei nostri giorni, come il bullismo, come i ragazzi che sbeffeggiano i prof in classe. Ci sono quindici minorenni coinvolti, no?».

    Responsabilità dei club? «Hanno cercato la complicità dei tifosi e a volte è stato utile: tipo a Manchester per Milan-Juve. Sono stati chiamati i capi e si è detto loro: "Non deve succedere niente". E infatti. Però a volte si è esagerato, soprattutto nei rapporti economici. O quando, come a Messina, sono loro che esonerano l'allenatore. Non si può».

    D'accordo con le misure governative? «Non del tutto, ma capisco: sono figlie del momento emozionale. Approvo lo stop di Pancalli, dopo mezz'ora e non dopo tre giorni di ripensamento. Ma negare i biglietti ai tifosi in trasferta, no. Pugno di ferro, ma salviamo chi ci crede. Diamo l'ultima occasione. Spieghiamo che, al prossimo sbaglio, è finita. Ma io non posso immaginare un calcio da salotto, sul divano, in silenzio».

    Perché in Inghilterra si può andare allo stadio con i bambini? «Perché gli input sono diversi. Perché, mi spiace dirlo, la gente sa che, quando sbaglia, paga. La lezione è che la manica larga non serve e ci vuole il pugno duro».

    Che cosa direbbe agli ultrà? «Che così il calcio sta morendo. E non è quello che volete neanche voi».


    Finalmente qualche dichiarazione decente , ammiro questo giocatore sia per la sua classe che come uomo.
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper

  Onore a Gigi Buffon

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