1. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Ve lo dico chiaro e tondo:

    so di calcio quanto Alena Seredova sa di filologia romanza.

    Quando mi è stato proposto: “Che ne dici di un servizio su Fiore?” ho replicato che la botanica non è una materia in cui mi senta proprio ferratissima.

    E quando mi è stato spiegato che Stefano Fiore è un centravanti della Lazio ho risposto che non ho mai nutrito una particolare simpatia per i calciatori . Sono stata persuasa ad accettare solo dopo che mi è stato mostrato un documento firmato da Guariniello in cui mi veniva garantito che il ragazzo non è mai stato visto in compagnia di Alessia Merz e con Manuela Arcuri si saluta appena.

    Ho avuto il suo numero di cellulare. Da quel momento ho cominciato a capire che la mia vita non sarebbe stata più la stessa. Una mia amica, in cambio delle preziose cifre, mi ha offerto la casa al mare, un’altra il suo “pacchetto bellezza” comprensivo di sei massaggi shatzu e tre cerette all’inguine, un’altra ancora il marito nei soli giorni di sabato e domenica.

    Ero già in trattativa con Sotheby’s per battere all’asta il suo numero di telefonino in abbinamento con un dipinto del Mantenga e tre pipe di Enzo Bearzot, quando il mio innato senso del dovere mi ha richiamato all’ordine.

    Chiedo pubblicamente scusa a tutte le donne. Giuro che ero partita con l’idea di fare quella superiore, quella completamente impermeabile al fascino effimero del calciatore. Sono stata sfortunata. Mi è toccato un calciatore atipico. Uno che azzecca i congiuntivi, che rifugge la mondanità, uno che al momento di salutarci mi dice: “Se poi ti occorre qualche integrazione, chiamami pure”, roba che in base ai dati forniti dall’Almanacco, l’ultimo calciatore ad aver pronunciato il termine “integrazione” è stato Paolo Rossi nell’82.

    E come se non bastasse è pure bello.

    Insomma, lo confesso: sono arrivata al luogo dell’appuntamento, l’ho intravisto dalla vetrata del bar seduto adaspettarmi , sono entrata nella porta girevole come Selvaggia - Clark Kent e ne sono uscita già trasformata in una banale, squallida, scontatissima Super-velina.

    Perdonatemi, se potete.

    Selvaggia: Stefano, tu sei il primo calciatore che intervisto e proprio per questo devo convincere il direttore di “Sport Week” di esserein assoluta confidenza col calcio ed il suo linguaggio. A questo scopo ho preparato una serie di domande tecniche a cui ti prego di rispondere in maniera complessa ed elaborata.

    Siamo d’accordo?

    Stefano: Ok, vedrò di darti una mano a fare bella figura.

    Selvaggia: Comincerei col primo quesito altamente tecnico: sei fidanzato?

    (ride) No, sono single.

    Selvaggia: Giuramelo sulla testa di Luciano Moggi.

    Stefano: Giuro, sono ben quattro anni che non ho una fidanzata.

    Selvaggia: Qui c’è qualcosa che non mi quadra.

    Sei un calciatore di successo e non hai una fidanzata. Oltretutto hai l’aggravante di non esser mai stato visto con una velina, una schedina, un’ereditiera, neanche una valletta di “Ok il prezzo è giusto” . Non ricicli neanche le ex di Vieri. Ti prego, lasciami qualche certezza : dimmi che vaialmeno al Cepu.

    Stefano: Mi dispiace deluderti ma non faccio nulla delle cose che hai elencato, neanche i corsi al Cepu. Mio padre sognava di vedermi laureato , solo che ad un certo punto ho dovuto scegliere tra lo studio e la carriera di calciatore. Ho scelto la seconda strada e comunque se oggi dovessi decidermi a prendere la laurea non farei nessun corso privato, le scorciatoie non mi piacciono.

    Selvaggia: Senti Stefano, non è che puoi arrivare tu, così, da un giorno all’altro, e smontarmi tutti i miei pochi punti fermi sulla questione “Calciatori: usi e costumi”.

    Stefano: E’ che sulla nostra categoria esistono un mucchio di luoghi comuni.

    Selvaggia: Va bene, allora smontameli uno per uno.

    Stefano: Ok, comincerei con quello più diffuso. Mi hai chiesto se sono mai stato con una velina o una letterina. Tanto per dirtene una, a me le ragazze che lavorano nel mondo dello spettacolo non interessano. Sia chiaro, non ho niente contro di loro, ma se chiudo gli occhi e mi immagino con una donna mi vedo con un altro tipo di ragazza , una che abbia un lavoro e sia realizzata, ma in un altro campo, e soprattutto che faccia un mestiere che si sposi col mio. Io sono spesso in giro, se ho una donna che viaggia più di me finisce che non ci incontriamo mai.

    Selvaggia: Parole sante. A questo punto sferriamo il colpo finale : c’è una showgirl che proprio non sopporti? Se mi dici Antonella Mosetti domenica vengo in curva nord a suonare il tamburo.

    Stefano :

    Dico Valeria Marini. Ma non è che non la sopporti, mi sembra solo un po’ sopravvalutata.

    Selvaggia: E il secondo luogo comune sui calciatori, cioè che abbiano poca confidenza con la grammatica italiana? Non dirmi che non è vero dai.

    Stefano: E invece non è vero neanche questo. Io per esempio a scuola ero abbastanza bravo, mi sono diplomato in ragioneria con buoni voti. Certo, non ti nego che quando un ragazzo comincia a

    fare il calciatore a livelli professionistici, il tempo da dedicare allo studio diventa sempre meno.

    Selvaggia: A proposito di calciatori e lingua italiana, dimmi la verità, l’hai mai raccontata una barzelletta su Totti?

    Stefano: Guarda, io credo che Francesco facendo pubblicare il famoso libro di barzellette sul suo conto abbia dimostrato grandissima intelligenza e autoironia, cose che personalmente apprezzo molt…

    Selvaggia: Dai su, non cominciare a parlare da calciatore abbottonato e diplomatico. L’hai raccontata ‘sta barzelletta su Totti sì o no?

    Stefano: Ma sì, certo che l’ho raccontata, ad un certo punto le raccontavano tutti le barzellette su di lui!

    Selvaggia: Nello spogliatoio della Lazio se ne raccontavano in continuazione, ammettilo!

    Stefano: Anche lì, ovvio.

    Selvaggia: Chitra i tuoi compagni di squadra infieriva maggiormente?

    Stefano: Su Totti un po’ tutti, se intendi dire chi sono i più burloni della squadra senz’altro Oddo e Cesar.

    Selvaggia: Chiuderei il discorso su calciatori e luoghi comuni , perciò dimmi un po’: sei almeno tatuato?

    Stefano: Devo deluderti ancora una volta: no, niente tatuaggi, non mi piacciono.

    Selvaggia: Ho capito, devo mettermi a fare la giornalista seria.

    Se potessi, quale sceglieresti tra questi tre traguardi : campionato, coppa dei campioni o una fidanzata?

    Stefano: Sicuramente la Coppa dei campioni. Mi resta più tempo per cercare una fidanzata che per giocare a calcio.

    Selvaggia: E infatti a me l’idea di sposare un calciatore spaventa non poco: sì insomma, andate in pensione presto, diciamo intorno ai trentacinque-quarant’anni, e finisce che una si ritrova il marito tutto il giorno in casa tra le balle. Tu stai già pensando a cosa farai dopo? Magari l’allenatore? O il padre di famiglia che la domenica va a comprare le pastarelle e basta?

    Stefano: Proprio perché quando smetterò sarò ancora molto giovane, non ho certo intenzione di stare con le mani in mano. Sinceramente però non ho ancora pensato a cosa mi piacerebbe fare dopo, ma di sicuro so che al momento l’idea di fare l’allenatore non mi passa neanche per la testa. Forse non farò proprio un mestiere legato al mondo del calcio perché è un ambiente che assorbe troppo tempo ed energie. Quando mi ritirerò mi auguro di avere una famiglia a cui dedicarmi, vorrei avere dei figli e godermeli. Ecco, magari aprirò una scuola calcio per bambini, perché i bambini mi piacciono moltissimo.

    Selvaggia: Tu, eri un appassionato di calcio fin da bambino? Qual era la tua squadra del cuore?

    Stefano: Sì, il calcio mi è sempre piaciuto, anche perché mio padre è stato un calciatore e quindi ha trasmesso questa passione ai figli. Anche mio fratello più piccolo è un calciatore, gioca nel Cesena.

    La mia squadra del cuore era l’Inter . Vivevo a Cosenza ma nonostante questo nel mio quartiere erano tutti juventini così io,per distinguermi , ho deciso di tifare per una squadra meno scontata.

    Erano gli anni di Lothar Matthaus che all’epoca militava nell’Inter ed era il mio giocatore preferito.

    Selvaggia: Luciano Gaucci vuole acquistare un centravanti donna, secondo te,in futuro ci saranno squadre in cui giocano marito e moglie?

    Stefano: Può essere, perché no. Comunque la presenza di una donna in uno spogliatoio mi imbarazzerebbe di più per i discorsi che sarebbe costretta ad ascoltare lì dentro che per ragioni di “pudicizia” al momento di spogliarsi (ve lo giuro su mia madre, ha usato proprio il termine pudicizia) . Però l’idea non mi fa impazzire, secondo meil calcio è bello così com’è , io non lo cambierei più di tanto.

    Selvaggia: Scala, Malesani, De Canio, Zaccheroni, Mancini. Chi ti ha valorizzato di più?

    Stefano: Sono legato a tutti, ma a due in modo particolare: a Scala perché grazie a lui ho esordito in serie A e a De Canio perché mi ha fatto conoscere a livello internazionale.

    Selvaggia: Ma hai avuto più allenatori o più donne?

    Stefano: Eeeeeeeh, non è che abbia avuto tutti questi allenatori, dai. Ti rispondo più donne.

    Selvaggia:E allora ti chiedo se hai avuto più compagni di squadra o più donne.

    Stefano: Be’, in questo caso sicuramente più compagni di squadra, purtroppo.

    Selvaggia: A proposito di donne.E’ vero che il legame sentimentale più duraturo della tua vita è stato quello col Parma?

    Stefano: Sai che in effetti è vero? Col Parma è durata tre anni, con una donna, al massimo, due anni e mezzo. Ed era Miss Parma, tra l’altro.

    Selvaggia: Ah ecco, una ragazzetta brutta e grassoccia immagino. A questo punto dimmi cosa ti piace in una donna e per favore, dopo l’ammissione su Miss Parma risparmiami risposte tipo “le mani”, “lo sguardo” o eresie simili.

    Stefano: Al primo posto metto la testa, una donna deve prendermi soprattutto per come pensa. Poi sul piano fisico mi colpisce il viso ed ho una predilezione per le more.

    Selvaggia: Una cosa che invece ti smonta in una donna?

    Stefano: Sicuramente il voler apparire, l’esibizionismo a tutti i costi. E non amo la chirurgia estetica.

    Selvaggia: Una delusione amorosa ha mai condizionato il tuo rendimento in campo?

    Stefano: No, anche se alcuni problemi personali possono condizionare ; a me è capitato, ma per questioni familiari.

    Selvaggia: E una delusione in campo ha mai condizionato il tuo rendimento amoroso?

    Stefano: Questo è più facile che accada , quando si perde una partita importante non lo nego, capita.

    Selvaggia: Tra i miei pregiudizi sui calciatori c’è anche quello che sia più facile che lacrimi il busto di Mussolini al Pincio per una congiuntivite che voi per una donna. Che mi dici?

    Stefano: Io dico solo che a me di piangere per una donna è capitato.

    Selvaggia: Ti sto strappando rivelazioni sconvolgenti almeno quanto quelle di Zeman sul doping, per cui ora abbandonerei il discorso donne. Qual è il compagno di squadra con cui leghi di più?

    Stefano : Senza ombra di dubbio Corradi e Giannichedda. Che poi sono quei due ragazzi che sono venuti qui al tavolo a salutarmiall’inizio dell’intervista.

    Selvaggia: Clamoroso, io li avevo scambiati per due tifosi.

    Stefano: Be’, non preoccuparti, questo rimarrà tra di noi.

    Selvaggia: Grazie. Ora cerco di rimediare alla gaffe con una domanda seria: ai tempi d’oro della Sampdoria, quelli con la coppia Mancini – Vialli insomma, si diceva che la formazione in realtàla facessero loro due e che Boskov fosse costretto in qualche modo a cedere alla loro volontà.

    Nella Lazio di oggi, c’è qualcuno che influenza le scelte di Mancini?

    Stefano: Secondo me queste sono solo leggende . Io dico che al limite, all’epoca, per grinta e personalità,Mancini e Vialli erano allenatori in campo. Nessun giocatore si può permettere di dare suggerimenti al mister su chi debba scendere in campo la domenica, figurati poi ad uno come Mancini. Poi è ovvio, quando un allenatore si ritrova dei campioni in squadra, con loro finisce per confrontarsi per forza. Ma su questioni personali, per chiedere consigli esterni allo spogliatoio. Magari ecco, tra un allenatore e un campione ci può essere maggior dialogo, ma nessuna consulenza tecnica, questo è sicuro.

    Selvaggia: Chi è tra i tuoi compagni di squadra quello che digerisce più faticosamente le sconfitte?

    Oddio, aspetta, sto cominciando a parlare come un calciatore. Insomma, quando perdete, chi è che si imbufalisce di più?

    Stefano: (dopo lunga meditazione)

    Siamo tutti abbastanza tranquilli. Se proprio ti devo fare un nome dico Mihailovich, ma è logico, lui è un leader ed è un bene che sia così, perché il suo carattere ci dà la scossa.

    Selvaggia: Escludendo il Tuttocittà e l’estratto conto, qual è la tua lettura più recente?

    Stefano : Il re dei torti.

    Selvaggia: Cos’è, una biografia sull’arbitro Moreno?

    Stefano: No, l’ultimo libro di John Grisham.

    Selvaggia: E in tv , cosa ti piace e cosa non sopporti?

    Stefano: Mi piacciono molto Zelig , la Gialappa’s ed i programmi comici in generale. Non reggo Marzullo.

    Selvaggia:

    Aspetta che rimetto l’auricolare e mi faccio suggerire un’altra domanda tecnica da mio padre. Dunque, Gianfranco Zola ha lasciato il Chelsea e rifiutato offerte economiche cospicue per chiudere la sua carriera a Cagliari, la città in cui è cresciuto . Tu, che mi dici?Finirai la carriera a Cosenza?

    Stefano:

    Il gesto di Gianfranco non mi ha stupito per niente. Io lo conosco bene perché abbiamo giocato insieme nel Parma ed è un uomo con dei valori importanti, legatissimo alle sue origini e alla sua famiglia. Per quel che riguarda me non posso fare previsioni, soprattutto perché ora il Cosenza è in serie d . Spero che quando la mia carriera sarà verso la fine la squadra si sia ripresa, in modo chemi consenta di chiudere col calcio dignitosamente. E’ un idea che non escludo affatto.

    Selvaggia: Scommetti mai sulle partite della Lazio?

    Stefano: No. Ho scommesso solo una volta con alcuni miei amici quando giocavo nell’Udinese.

    Selvaggia: Se lo domanda tutta l’Italia: hai idea di cosa ci sia nell’ampolla di Trapattoni?

    Stefano: Guarda, io non ne ho proprio idea, comunque da uno come lui ci si può aspettare di tutto. Trapattoni è un personaggio bizzarro, allegro, gioioso. Ha un compito difficile, il ruolo che ricopre è un onore e anche un onere. Ha attraversato un periodo molto difficile e ne è venuto fuori alla grande anche grazie a questo lato ironico del carattere.

    Selvaggia: Nei mondiali di Giappone e Corea non sei stato convocato e la cosa ti fece andare su tutte le furie, ora il Trap ti convoca abitualmente. Cosa gli ha fatto cambiare idea? Le tue prestazioni o la ‘ndrangheta calabrese?

    Stefano: Sì, all’epoca mi sono arrabbiato parecchio. Quella mancata convocazione mi ha deluso tantissimo e ancora oggi mi dispiace non aver fatto quel mondiale. Nel calcio capitano stagioni sfortunate e purtroppo, per me l’anno del mondiale ha coinciso col mio trasferimento nella capitale.Sai, non è stato solo il fatto di cambiare squadra, è che io ero abituato alla provincia , l’impatto con una grande città come Roma è stato abbastanza traumatico. Ora sono tornato a giocare ad alti livelli, mi ha chiamato semplicemente per questo.

    Selvaggia : Bene, ora vorrei esplorare un po’ il tuo lato mistico e spirituale.

    Che macchina hai?

    Stefano: Ne ho due:una mercedes sl 500 e un’audi a6 rs6.

    Selvaggia: Roberto Baggio ha sbagliato clamorosamente un investimento (pare si sia trattato di una miniera in America del sud). Tu, come investi i tuoi soldi, in cave di tufo?

    Stefano: No per carità . Io investo in cose decisamente più normali . Ho comprato due case e ho fatto qualche piccolo investimento bancario.

    Selvaggia: Qual è il regalo più costoso che hai fatto ad una donna?

    Stefano: Un orologio Cartier.

    Selvaggia: Hai mai fatto pagare la cena a una donna?

    Stefano: Mai. (confermo. Il conto al bar l’ha pagato lui e non ci sono stati santi)

    Selvaggia: Cosa pensi dell’ipotesi di spalmare gli stipendi su più anni ?

    Stefano: Io l’ho fatto ed è stato unpasso importante perché così facendo ovviamente si rinuncia ad avere tutti i soldi subito; ma è una cosa giusta sia per il calcio, perché ormai per quanto un calciatore possa essere bravo girano cifre folli che non consentono ad una società di sopravvivere, sia da un punto di vista morale, perché bisogna ricordarsi che la realtà del mondo è ben diversa da quella del pallone.

    Selvaggia: C’è chi propone il famoso quesito “Chi butteresti dalla torre?”, io invece voglio sapere da te: con chi ti chiuderesti a chiave nella torre?

    Stefano: Forse con Gianfranco Fini.

    Selvaggia: Ma come? Con un uomo?

    Stefano: Ah, ma era una domanda maliziosa?

    Selvaggia: Ovvio.

    Stefano: Ho risposto Gianfranco Fini perché mi sembra una persona stimolante da un punto di vista umano e culturale. Ed è anche della Lazio. Se devo fare il nome di una donna, be’, Julia Roberts.

    Selvaggia: Sono più esigenti i tifosi o le donne?

    Stefano: Nonostante il tifoso sia esigentissimo, sono convinto che lo siano molto di più le donne .

    Oddio, a dire il vero sono esigente anche io.

    Selvaggia: Sei geloso?

    Stefano: Sì, il giusto. E mi piace che lo sia anche la mia donna.

    Selvaggia: Hai mai avuto la sensazione di essere avvicinato da una donna che voleva sfruttare la tua popolarità?

    Stefano: Sì, continuamente. Capita soprattutto in posti tipo ristoranti e discoteche. Io comunque me ne accorgo subito, basta scambiare due chiacchiere per capire le reali intenzioni di una ragazza. Certo, se ti fermi a pensare al fatto che le donne vengono con te per interesse diventa tutto molto triste. Ed infatti per chi fa questo lavoro trovare la persona giusta è una cosa complicata, si finisce per essere molto prevenuti ed avere delle difese molto forti. Alle volte per questa ragioneforse mi precludo anche troppe cose.

    Selvaggia: Film, gruppo musicale e città preferiti.

    Stefano: Film: I soliti sospetti . Gruppo musicale: U2 e Cold play. Città: Verona.

    Selvaggia: Cosa ne pensi dei “calciatori-divi” alla Beckham?

    Stefano: Mi diverte vedere cosa si inventano, ma certi atteggiamenti sono lontanissimi dal mio modo di essere e di pensare. Io sono una persona molto riservata e un calciatore lo giudico per quello che fa in campo, non per come porta i capelli. Al massimo posso farmi biondo, ma solo se vinco la Coppa dei campioni.

    Selvaggia: I tre numeri di telefono che componi più spesso.

    Stefano: Quello dei miei genitori a Cosenza , quello del mio migliore amico che si chiama Stefano e vive a Cosenza e quello di Giannichedda.

    Selvaggia: Levami una curiosità: da calciatori in attività vi fidanzate con le veline, quando andate in pensione vi fidanzate con le velone?

    Stefano: E certo,chi ha cominciato un certo tipo di discorso credo che lo proseguirà fino in fondo.

    Selvaggia: Premetto che non sono mai stata fidanzata con un calciatore quindi certe cose non le so. Ecco, noi donne quando non abbiamo voglia di un incontro amoroso usiamo il pretesto del mal di testa, voi cosa dite, stiramento del tendine?

    Stefano: Dipende dai giorni, in quelli pari è il tendine, in quelli dispari è il ginocchio.

    Selvaggia: Stefano, come la chiuderesti quest’intervista?

    Stefano: Scrivi questo: tutto quello che ho detto potrebbe far credere che sono un santo ma non lo sono.

    Ed infatti la santa sono io, perché l’ultima domanda doveva essere questa:

    “Qualche domenica fa Inzaghi , per fare un gesto polemico, si è levato la maglia e l’ha mostrata a Mancini . Che ne dici di entrare in polemica io e te?”

    Mi è mancato il coraggio
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
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    Potete farmi un riassunto?

    :cool:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
  3. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Originally posted by GLOBO

    “Qualche domenica fa Inzaghi , per fare un gesto polemico, si è levato la maglia e l’ha mostrata a Mancini . Che ne dici di entrare in polemica io e te?”

    Mi è mancato il coraggio
    :asd:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Intervista a Stefano Fiore di Selvaggia Lucarelli

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