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    Non c'è responsabilità oggettiva, nessun provvedimento disciplinare.

    Gli applausi salvano la Roma. Non ci sarà una squalifica, né una multa, perché la condanna nei confronti di chi ha macchiato il minuto di silenzio con i fischi è stata netta ed immediata. In base all'articolo 10 del Codice di Giustizia Sportiva, le società sono «responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione oscena, oltraggiosa, minacciosa o incitante alla violenza». E, nei casi più gravi, si arriva alle porte chiuse o alla squalifica del campo.

    L'articolo 10 bis dello stesso codice, però, stabilisce che i club «non rispondono per i comportamenti tenuti dai propri sostenitori» se provano che si sono verificate cinque condizioni, una delle quali è che «altri sostenitori hanno chiaramente manifestato nel corso della gara la propria dissociazione da tali comportamenti». I già citati applausi.

    È necessario poi che la società abbia messo in atto meccanismi di prevenzione, collaborato con le forze dell'ordine per identificare i responsabili, agito immediatamente per far cessare i comportamenti oltraggiosi e non mancato per omessa o insufficiente vigilanza. Ciò dimostrato, la Roma, seppur deferita, sarebbe assolta.

  Quel lungo applauso ha evitato la squalifica dell'Olimpico

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