1. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    Il nuovo acquisto della Juventus è perfetto per l’anno zero, Hasan Salihamidzic sa come ricominciare dal niente ed ha scelto di cambiare dopo 9 stagioni al Bayern Monaco, 14 anni in Germania, due operazioni al legamento crociato dello stesso ginocchio e 30 anni di vita passati a superare il confine al momento gisuto. E’ stato l’ultimo passeggero, dell’ultimo volo che ha lasciato Sarajevo: aprile 1992, uno spiraglio prima che chiudesse la città. «Quel giorno ho imparato a scegliere». Sul campo di Sebenerstrasse, dove si allena il Bayern, lo chiamano Brazzo, fratello in bosniaco, nelle caffetteria dove si presenta elegante, con il cappotto trequarti color cammello, lo salutano come Hasan.

    Il suo nome è impronunciabile, cosa farà per entrare nella testa degli juventini?
    «Li riporterò dove stavano. Sarà una squadra giovane che deve recupera l’identità da grande, io la conosco: con il Bayern ho vinto tutto e l’idea di un posto dove serve ricostruire mi mette addosso una voglia pazzesca».

    E se la Juve resta in B?
    «Ci vado lo stesso, quando ho scelto sapevo in che serie stava, ora seguo le partite in tv, su Premiere, so che qualcuno se ne andrà. Parlo spesso con Kovac. La società mi ha garantito che ci saranno rinforzi decisivi e io sono l’ideale per passare esperienza. Ho firmato per quattro anni».

    Se glieli avesse offerti il Bayern, sarebbe rimasto?
    «Ho voglia di Italia. Ho giocato la prima partita della Bosnia, dopo l’indipendenza, a Bologna e ho anche segnato, uno di quei momenti che ti portano dritto nella storia. Ho vinto la Champions League a Milano, il ricordo più bello della carriera. Quando il destino bussa, vai».

    Il destino è piuttosto esplicito con lei. Ricorda ancora quel volo nel 1992, quando ha lasciato la Jugoslavia?
    «Non era un volo, c’era solo un aereo e non sono quanti rifugiati. Niente cinture di sicurezza, finestrini o sedili. Io dovevo raggiungere la Nazionale Under 16. Hanno chiamato il mio nome, l’ultimo sulla lista, e sono salito. Poi siamo rientrati a Belgrado e ho capito che dovevo tornare a casa».

    Perché? Lei è di Jablanica, 15 km da Mostar, 13 da Sarajevo. In quel momento l’epicentro del pericolo.
    «Non volevo stare a Belgrado. Mi sono allenato un mese con la Stella Rossa però non era il mio posto. Ho comprato caffé, sacchi di zucchero e ci ho messo due giorni per arrivare a Jablanica».

    Ed è riuscito a scappare di nuovo?
    «Sì, decidere è il mio forte. Per questo non ho dubbi sul mio futuro alla Juve. Allora avevo 15 anni, un amico di mio padre, Ahmed Halilhodzic, già emigrato in Germania, mi ha trovato un posto nell’Amburgo».

    Ha avuto il coraggio di salire su un altro autobus?
    «Ho pensato che non sarei mai sceso vivo. Quando all’ennesimo checkpoint sono saliti i militari armati, hanno chiesto ai passeggeri di alzare il passaporto. Avevano tutti il bollo blu, quello croato, io ero il solo con il colore sbagliato. Sono stati davanti a me a interrogarmi e sfottermi poi di colpo li hanno richiamati e uno ha detto: vai, vai a giocare a pallone».

    Ad Amburgo solo e sedicenne, cosa ha fatto?
    «Il nostro amico mi ha ospitato, poi la squadra mi ha accettato nel programma giovanile. Stavamo in 4 in una casa del club. Uno dei miei compagni era il fratello della mia fidanzata, l’ho conosciuta allora».

    Però ancora oggi, tre figli dopo, è sempre la sua fidanzata. Matrimonio?
    «Mai avuto tempo, conviviamo da 13 anni, che differenza fa?»

    In Italia tanta, la proposta di legge sulle coppie di fatto crea polemiche.
    «Assurdo, non so neanche come funziona in Germania, ma io sono musulmano, mia moglie è spagnola ed è cattolica, non siamo molto praticanti e non ci siamo mai posti il problema. Comunque l’Italia può stare tranquilla, penso di sposarmi quest’estate. Faremo una grande festa a Barcellona, qualcosa da ricordare».

    Quali feste del passato ricorda?
    «Una privata e una pubblica. Nel 1996 la mia fidanzata mi ha organizzato un party per il compleanno. Aveva portato i miei genitori in Germania, non li vedevo da quando mi avevano messo sull’autobus. Ero il ritratto della felicità. Invece nel 2001, quando ho toccato la coppa con le orecchie, è stata la rivincita, un piacere assoluto. Tre anni prima avevamo perso all’ultimo minuto contro il Manchester, il giorno più buio. San Siro era l’opposto, uno stadio perfetto».

    In questi giorni la perfezione gli è stata tolta per legge.
    «Lo so, l’ho visto in tv semivuoto ed è stato brutto. E’ una situazione d’emergenza, non capisco come si possa parlare di lotta alla violenza con gli stadi vuoti. Anche qui abbiamo dei problemi, ma quello è l’est. Io lo so cosa vuole dire cercare di ristrutturarsi, di rincorrere. Lo vedo ogni volta che torno in Bosnia».

    Perché non gioca più per la Nazionale?
    «E’ frustrante dare anche più di quello che hai in ogni partita di qualificazione e non riuscire ad arrivare mai all’evento vero. Io ho 30 anni, devo sapermi gestire. Ho scelto di dare tutto al mio club. Ora lo darò alla Juve. Sa, quando perdo spengo il telefono. Mi sembra sempre impossibile che spendere il 120 per cento non serva. E’ un lutto che ha bisogno di tempo per essere metabolizzato».




    Molto toccante.
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
  2.     Mi trovi su: Homepage #4539568
    ed io che pensavo ad una cosa tipo ...tuffarmi appena entro in area di rigore :rolleyes::asd: :asd:
    solo due cose sono infinite l'universo e la stupidita' delle persone
    A. Einstein


    [SIZE=1][I]Il mago fece un gesto e scomparve la fame, fece un altro gesto e scomparve l'ingiustizia, poi un altro ancora e te

  Salihamidzic: "Juve, so cosa fare"

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