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    Auguri, immenso Baggio...

    15/02/2007


    40 anni. Nato a Caldogno il 18 febbraio 1967. Domenica prossima la torta e le candeline. Città adottiva Firenze. Roberto Baggio: basta il nome. Oggi così lontano, ieri così vicino. Vicino ai cuori, alle emozioni, alle traiettorie disegnate di un pallone che solo lui riusciva a far volare. Così. Nell'aria. Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter, Brescia. Città che ha toccato, città che ha deliziato, città che ha premiato. E poi l'azzurro. Riuscendo nel miracolo di unire tutti, proprio tutti, nell'amore per la Nazionale. Anche quella Firenze che, nei Mondiali 90, tifava contro. Sì contro. Perchè c'era Matarrese, perchè Baggio se ne era appena andato alla rivale Juventus.



    Contro, fino a quando toccava il pallone lui. Perchè in quel momento un po' tutti, lo vedevano ancora con la maglia viola sulla pelle. La rete con la Cecoslovacchia, quello slalom indelebile, quel tuffo liberatorio. Nessuno, dopo di lui, ha saputo unire tutti sotto la maglia azzurra. Nè Del Piero, nè Totti, nè nessun altro ci riuscirà. Perchè Roberto, oltre al campo, riusciva a far parlare le emozioni. Schivo, silenzioso, o forse semplicemente naturale. In un calcio dove la corsa alla telecamera va ormai di moda, in un calcio dove regnano i salotti tv, le dichiarazioni fiume, le ovvietà. Roberto lottava e sudava in silenzio, con le ginocchia sempre a pezzi, tra le polemiche di allenatori che non si rassegavano all'idea che, per la gente, esisteva solo lui: Roberto Baggio.



    Oggi ha salutato tutti, ha spento la luce. La famiglia, la caccia, la nuova casa ad Altavilla (in via Firenze…strano scherzo del destino, in una bellissima colonica ristrutturata), gli amici di sempre. Amici spesso e volentieri anziani, persone che coltivano la saggezza, i giusti consigli. Niente calcio, riflettori spenti. Nessuna intervista. Baggio e Mina. Artisti, uniti nel desiderio di normalità. Qualche chilo in più, il codino tagliato, quel pallone mai più toccato.



    La voglia di silenzio. Quel silenzio che ha sempre inseguito, impossibile da trovare quando la ruota girava. Quando la gente lo applaudiva, lo osannava. Perchè lui riusciva nell'impossibile. Sempre la cosa più difficile. Solo, davanti al portiere, la voglia di dribblare, di non fermarsi. Lì, a portata di mano, il gesto più semplice. Invece no. Il bisogno, quasi intimo, di accompagnare il pallone in rete, con il corpo. Senza calciarlo prima. Nessuno ha più saputo farlo. In tanti ci hanno provato.



    Flash, indelebili: la rete, in viola contro il Napoli di Maradona. Uno due, cinque dribbling mozzafiato. E poi quella perla regalata a tutto il mondo del calcio con la maglia del Brescia. Davanti a sè la Juventus: quel pallone che gli arriva alto dietro le spalle, quello stop sopraffino, il pallone immobile, che non gira più. La gente in piedi, la magia. Il portiere avvrsario che viene dribblato con un solo tocco, che sa di infinito. Diamanti. Poi Firenze e una storia infinita. Lui così giovane, lui così amato.



    Le partite di calcio balilla a due passi dallo stadio, la casa a Sesto Fiorentino, le cene a “La Pianella” dove tutti correvano per una firma, una dedica. E lui, che non si negava mai. Perchè amava la gente, perchè quelle reti erano per loro, per chi lo aveva coccolato nel momento più difficile, per chi lo aveva aiutato a rialzarsi. Poi l'addio, mai così amaro. Verità contrastanti: i Pontello, la Juventus, i soldi. Una sola verità: Baggio non potette dire di no.



    Tutti sbagliarono qualcosa, tutti. Roberto compreso. Travolto, inevitabilmente, dalla giovane età e da poteri più grandi di lui. Lui che sarebbe rimasto, a vita, a Firenze. Storie vecchie, passate. Per Baggio parla la sua storia: quel rigore contro la Fiorentina non calciato, quella sciarpa viola lanciata dalla tribuna e messa al collo, il pubblico viola che si scioglie in uno splendido applauso. Colonna sonora di un calcio che aveva ancora valori. E Baggio con lui. Qualcuno gli ha dato di mercenario. Baggio ha pianto, ha pianto davvero. Poi è ripartito, come sempre.



    Ha fatto parlare le magie, le reti, le sue scelte. Dopo Brescia il "no" alle offerte arrivate dal Giappone, dagli Emirati Arabi, dall'America. Il no a milioni di euro che piovevano dal cielo, come dovuti. Troppo lunga la lista di chi invece, a fine carriera, ha scelto vie ben più facili. Meglio smettere, ha pensato. Da campione. Oggi se ne sta nella sua casa, lotta assieme ai suoi compaesani contro la base americana di Vicenza. Sempre nel silenzio, lontano dalle copertine. Pensa ad altro, insomma. Come a dire: non c'è solo il calcio nella vita. Viene spesso a Firenze, di nascosto. Dove vive suo fratello Eddy, dove ha abbracciato la religione buddista, dove le barzellette (sua grande passione) vengono capite meglio che al Nord. Qualche settimana fa è stato visto vicino Fiesole, dove Firenze la si ammira dall'alto.



    Una toccata e fuga, che gli riempie sempre il cuore. Non manca mai nel suo calendario. Era il 12 Dicembre 2001 quando noi di fiorentina.it (eravamo all'inizio della nostra avventura...giovanissimi), tentammo l'impossibile. Trovare il numero di telefono di Baggio, telefonargli, fissarci e recapitargli i tantissimi messaggi dei tifosi viola che volevano vederlo al Mondiale nel 2002. Quel Mondiale che inseguì fino all'ultimo. La prima chiamata andò male. Il telefono squillava a vuoto. La seconda non ci fu proprio. Perchè? Semplice.



    Fu Baggio a richiamare. Appuntamento il giorno dopo, nell'Hotel del Brescia. Baggio che leggeva i tanti messaggi, con gli occhi lucidi, con Firenze che era riuscita a stupirlo ancora una volta. Non l’ultima. Un minuto, cinque minuti, dieci minuti. Il tempo passava, e Baggio continuava a leggere: "Li conserverò - ci disse - perchè io da Firenze non me ne sarei mai voluto andare". Parole testuali. Un caffè, le solite tre ore di allenamento e il Mondiale che comunque sfumò. Grazie a chi scelse di privarsene. Le televisioni importanti non riuscirono ad avvicinarlo, quel giorno. A noi, invece, dedicò emozioni.



    Oggi il telefono non squilla più. Baggio si è isolato da tutto e da tutti. Che bello viene da dire. Uno di parola. E mentre tutti esclamano: "Baggio è un patrimonio del calcio, deve tornare nel mondo del pallone", e quasi pretendono un suo passo indietro, noi gli sussurriamo: "Bravo Roberto. Questo calcio, in fondo, non ti merita”. Baggio era fantasia, estro, sincerità, sguardo appena accennato. Ma soprattutto felicità. Nel calcio di oggi ci starebbe troppo scomodo. Imbrigliato dai tatticismi. Materiali e non.



    453 presenze in Serie A, 205 reti. 39 in maglia viola. Buon compleanno campione.






    :clap: :clap: :clap: :cool:
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    Grandissimo !

    Il simbolo di BRESCIA !

    4 anni imperdibili !

    In quegli anni abbiamo battuto TUTTI :

    INTER, MILAN, JUVE, ROMA, LAZIO, FIORENTINA, ATALANTA, Verona, Vicenza ...

    Tutti si sono INCHINATI al GRANDE BRESCIA di BAGGIO !
    chi ha un' idea GIUSTA, e' un FOLLE, finche' tutti non capiscono che e' GIUSTA, poi diventa un GENIO, ma lui lo sapeva fin dall' inizio di esserlo, per cui ...

    Bresciani si NASCE, smerdostrisciati SI DIVENTA : c'e' una bella differenza, poveretti

  Auguri, immenso Baggio...

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