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    Conti migliori guardiamoci dentro

    di FRANCO BRUNI

    La congiuntura dell’economia italiana è in una fase positiva. Lo mette in luce anche il rapporto appena consegnato dal Fondo Monetario Internazionale al governo italiano. Dove si guardano però anche le ombre, non solo le luci, della situazione e si sottolinea come sia difficile ottenere il consenso sui provvedimenti necessari a rilanciare durevolmente la crescita: «La maggioranza del governo è piccola e parte della coalizione non favorisce riforme orientate al mercato». Il governo italiano, nel ricevere il rapporto, invita il Fmi a non sottovalutare i suoi sforzi e a tener conto dei vincoli politici che rendono difficile la sua azione.

    Onore agli sforzi. Ma il governo deve usare le buone notizie congiunturali non per compiacersi di saper sopravvivere, ma per trovare il coraggio di affrontare con più decisione le difficoltà. Proprio quelle della politica economica. È comprensibile la tentazione, di fronte a qualche buon dato sulla crescita della produzione e sulla riduzione del disavanzo, di attribuirsene il merito e di occuparsi d’altro. Di concentrarsi a sbrogliare i contrasti in tema di politica estera, le tensioni sui «Dico», l’ordine pubblico e le Brigate rosse. La tentazione di non complicarsi ancor più la vita sollevando questioni economiche delicate che hanno già tenuto il governo in bilico a lungo, durante la discussione della Finanziaria. Ma cedere a questa tentazione sarebbe miope, le difficoltà economiche tornerebbero presto virulente e governare in campo extra-economico sarebbe ancor più difficile.

    Il miglioramento congiunturale che appare dagli ultimi dati sul reddito, la produzione, le esportazioni, la finanza pubblica, ha limiti e fragilità facili da esemplificare. A partire dal fatto che si tratta di dati incerti e provvisori. La stessa crescita del Pil è stimata dal Fmi meno favorevolmente che dalla Commissione Ue. Ed è comunque una crescita inferiore alle medie europee e dell’Ocse. Assomiglia più a un trascinamento dell’Italia dall’estero che a un’accelerazione originata al suo interno. Pare più il risultato di un’affannosa, benemerita, sorprendente rincorsa da parte di gruppi di imprese private italiane, che di tempestivi provvedimenti di politica economica.

    Il deterioramento subito negli ultimi anni nei nostri indicatori di produttività e competitività abbassa il punto di partenza di un’eventuale ripresa italiana e allontana il momento in cui potremo considerarla soddisfacente. Fatto 100 l’aumento decennale delle esportazioni italiane, esso sarebbe stato pari a 135 se i nostri problemi strutturali non avessero frenato l’effetto automatico dell’aumento del commercio mondiale: la gamma di prodotti e di mercati del nostro export ne ha ridotto l’aumento di 10 e la minor competitività delle nostre produzioni lo ha contratto di 25. C’è poi il debito pubblico, che è così alto da costringere per molti anni le nostre politiche di bilancio entro i limiti di una faticosa disciplina. Il miglioramento in corso nel disavanzo è dovuto prevalentemente all’aumento del gettito fiscale, come confermano anche le ultime notizie sulle imposte degli enti locali. Ciò non è di aiuto a una crescita duratura, per la quale va invece ridotta la spesa, facendo riforme più incisive di tutta la pubblica amministrazione.
    La politica economica non nasconda dunque le sue irrisolutezze dietro qualche buon dato temporaneo. Continui a lavorare intensamente per conquistare consenso agli interventi necessari. Soprattutto su tre fronti. Il primo è la riforma della Finanziaria. Occorre mutarne radicalmente la procedura per evitare che quest’estate ricominci la rocambolesca avventura dell’anno scorso. Fra l’altro la legislazione parlamentare rilevante per il bilancio deve diventare esplicitamente pluriennale e va messa in chiaro la regola secondo cui, quando il bilancio migliora perché la congiuntura va meglio e fa crescere il gettito fiscale, il minor deficit non deve consentire maggiori spese o riduzioni d’imposta ma va interamente utilizzato per ridurre il debito pubblico.

    Secondo fronte sono le liberalizzazioni: si scuota il Parlamento perché vari rapidamente gli ultimi provvedimenti del governo, e se ne prendano altri, diffondendo fra tutti l’aspettativa che privilegi e rendite derivanti da regole protettive andranno a cadere. Liberalizzare aumenta la crescita ma se ne parli anche come di una questione di giustizia sociale: se qualcuno maschera di «sinistra» la difesa di privilegi corporativi si trovino le parole per smascherarlo. Di particolare importanza sono i provvedimenti che introducono la concorrenza nei servizi pubblici: ne va della competitività dell’intero Paese, dei costi di produzione delle imprese, della qualità e del costo della vita dei cittadini.

    Il terzo fronte sono le pensioni e il mercato del lavoro. Si smetta di rimandare di fare quello che tutti sanno va fatto in tema pensioni, prima di tutto per riguardo ai pensionati futuri. Si affretti la razionalizzazione del pubblico impiego, con attenzione alla produttività misurata oggettivamente e adottando meccanismi incentivanti e punitivi. Con i risparmi di spesa si finanzino nuovi ammortizzatori sociali, per facilitare la sopportazione della disoccupazione temporanea inevitabilmente associata all’attuale periodo di innovazione e ristrutturazione.
    Dopodiché si potrà sperare di vedere dati macroeconomici positivi che non abbiano il sapore debole e provvisorio di quelli con cui abbiamo ora la tentazione di rallegrarci.

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    Ci son degli spunti interessanti.
    [SIZE=1,8]"Mentre legge i resoconti dei problemi che s’agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano." (Studio dell'uomo, Ralph L
  2.     Mi trovi su: Homepage #4540226
    Originally posted by Bardok
    NO ALLA POLITICA NEL FORUM DI SCUDETTOWEB:cool:
    mi sa che tu il no alla politica ce l'hai nel cervello. max ti definirebbe CRETINO :cool:



    ma è solo una opiGNone :asd:







    scherzo Bardok :P
    [SIZE=1,8]"Mentre legge i resoconti dei problemi che s’agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano." (Studio dell'uomo, Ralph L
  3.     Mi trovi su: Homepage #4540227
    Originally posted by Canemacchina
    mi sa che tu il no alla politica ce l'hai nel cervello. max ti definirebbe CRETINO :cool:



    ma è solo una opiGNone :asd:







    scherzo Bardok :P


    :asd: Troppo tardi pagherai nei miei commenti della Gazzetta di Superlega:cool:
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper
  4.     Mi trovi su: Homepage #4540228
    Originally posted by Bardok
    :asd: Troppo tardi pagherai nei miei commenti della Gazzetta di Superlega:cool:
    lurido bastarxo! :mad:

    è solo una opinione :cool: :asd:
    [SIZE=1,8]"Mentre legge i resoconti dei problemi che s’agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano." (Studio dell'uomo, Ralph L
  5.     Mi trovi su: Homepage #4540230
    Originally posted by Bardok
    Continua pure :cool: So come risponderti lunedi:sbam:
    vincerò 6-0 e non potrai dire nulla di male :cool:
    [SIZE=1,8]"Mentre legge i resoconti dei problemi che s’agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano." (Studio dell'uomo, Ralph L
  6.     Mi trovi su: Homepage #4540232
    Originally posted by Bardok
    Hai ragione sei il mio Dio
    :ninja:
    [SIZE=1,8]"Mentre legge i resoconti dei problemi che s’agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano." (Studio dell'uomo, Ralph L
  7.     Mi trovi su: Homepage #4540233
    iL governo, PURTROPPO, PRIMA DEI 18 MESI NON CADRA'...
    chi ha un' idea GIUSTA, e' un FOLLE, finche' tutti non capiscono che e' GIUSTA, poi diventa un GENIO, ma lui lo sapeva fin dall' inizio di esserlo, per cui ...

    Bresciani si NASCE, smerdostrisciati SI DIVENTA : c'e' una bella differenza, poveretti

  oggi sono in vena, altra analisi sulla politica economica del governo.

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