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    L'ex difensore della Juve a "Quelli che il Calcio..." ha parlato del tragico volo: "Ritengo sia stato un incidente, ma è stata una vicenda molto più complessa"

    Sono passati quasi otto mesi da quel 27 giugno, quando Gianluca Pessotto, team manager della Juventus, precipitò da un abbaino della sede sociale bianconera. Si parlò di tentato suicidio, ipotesi respinta con forza della moglie Reana, ed oggi anche dallo stesso Pessotto. "Ritengo sia stato un incidente - ha detto l’ex difensore a Quelli che il Calcio - ma bisogna parlarne e non avere paura di chiamare per nome le cose che uno prova. Se uno è triste è giusto che lo dica, se uno è depresso è giusto che lo dica", ha aggiunto Pessotto, che nel programma di Rai Due ha sottolinato come non si debba "ridurre tutto ad un buttarsi dal tetto, perché credo sia stata una vicenda più complessa".

    RITORNO ALLA VITA - "Paragonato all'emozione di vincere una Coppa o un campionato, riscoprire la vita è tutta un'altra cosa". Gianluca Pessotto racconta come è riuscito a superare il momento più difficile della sua vita. "L'affetto della gente comune è stato incredibile - ha raccontato questo pomeriggio - così come l'affetto del mondo del calcio, e non finirò mai di ringraziare tutti quanti. Uno immagina di avere degli amici ma solo nella sofferenza si rende conto di quanto lo siano e in tanti me lo hanno dimostrato, anche se la cosa più bella rimane l'affetto della famiglia, di mia moglie e delle mie bambine. Quando smetti di giocare - ha continuato Pessotto - capisci quello che hai avuto, ma trovare la strada per ricominciare una nuova vita è sempre difficile. Dopo un mese e mezzo di rianimazione, però, tutto ha un altro effetto. C'è grande determinazione, grande voglia, e spero di trasformarla e contribuire a rendere il mondo del calcio, in cui sono cresciuto, migliore". E in un momento come questo, dopo i fatti di Catania, ce n'è più che mai bisogno. "La vita è il bene più prezioso, perderla per una partita di calcio è la fine del mondo. Per combattere la violenza negli stadi, oltre alla repressione, ci deve essere la prevenzione, l'educazione dei giovani, solo così potremo avere dei risultati tra qualche anno. Credo che quanto accaduto a Catania sia devastante. Ci vuole un progetto, occorre far sì che le scuole e le famiglie siano sempre più coinvolte. Il calcio più bello è il calcio dei bambini, non dobbiamo permettere che rovinino il calcio che amo".

    LA JUVE - Pessottoha poi parlato dello scandalo che ha privato i bianconeri degli ultimi due scudetti spedendoli in B. "Io mi sento ancora campione d'Italia perché la Juve ha dimostrato sul campo di essere la più forte e nel cuore, nella testa, nessuno ci toglierà questo scudetto. Moggi? Dal punto di vista professionale averlo come dirigente è stato importante. In undici anni ci sono momenti positivi e momenti negativi e il suo sostegno, anche per gli infortuni, non è mai mancato. Ha commesso qualche errore, forse gli piaceva un pò troppo parlare al telefono... Non credo comunque che gli altri fossero innocenti. La Juve ha pagato più delle altre, ma bisogna accettare questo e ripartire. Ma il riconoscimento avuto dagli avversari è stato la testimonianza migliore di quello che abbiamo fatto sul campo". E per il futuro un desiderio. "Vorrei che tornasse alla Juve Cannavaro. Ha manifestato la sua amicizia nei miei confronti durante il Mondiale e mi auguro che torni, anche perché è un grande giocatore".

  Pessotto: "È stato un incidente"

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