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    Irriducibili e Lotito: circostanze inquietanti emergono da verbali


    20/02/2007




    ROMA - «Gli Irriducibili? Certo, li conosco da vent´anni. Cioè io sono nato lì. (...) I rapporti sono sempre rimasti perché io da ragazzino siamo cresciuti nello stadio insieme. E siccome vengo da una cultura per cui non rinnego le mie origini ho sempre avuto questa frequentazione...». Così (testuale) lo scorso 15 novembre, l´ex attaccante biancoceleste, Paolo Di Canio, ricostruisce davanti ai pm Vittoria Bonfanti, Elisabetta Ceniccola e Rocco Fava, i rapporti con i capi ultrà degli Irriducibili in carcere da cinque mesi.
    A cena con gli ultrà arrestati
    «Con tutti gli appartenenti al direttivo ha rapporti?» domandano i magistrati. E Di Canio: «Sì, con Diabolik e Toffolo. Di più con Diabolik (Fabrizio Piscitelli, ndr) ma pure Paoletto Arcivieri io li conoscevo benissimo (...) Diabolik io l´ho visto quando sono stato a cena da lui e lui stava ai domiciliari, insomma, e sono stato a cena abbiamo mangiato tranquillamente e tutto il resto, e poi io ho cominciato a vedermi di più con Paoletto Arcivieri anche perché sarò, se dovesse uscire (dal carcere, ndr), suo testimone di nozze».
    I rapporti con Lotito
    Nonostante questo rapporto, Di Canio dice di non sapere nulla della loro attività di "supporto" alla manovra di Chinaglia. Sa però molto dei rapporti tra Lotito e gli ultrà. Che a dire dell´ex centravanti della Lazio non sono stati sempre così distanti: «Lotito li chiamava. Li chiamò per il discorso della dilazione fiscale sotto l´Agenzia delle entrate. Li chiamò per dirgli che dovevano organizzare qualcosa».
    Chinaglia è un buffone
    Con gli Irriducibili, Di Canio divideva anche il sogno di vedere la Lazio tornare grande. Per questo aveva sperato che il progetto di Chinaglia andasse a buon fine. Ma a un certo punto ha cominciato ad avere "seri dubbi" su Long John. «Tant´è vero che mi ricordo che ho detto: "Ma allora non è vero niente di tutta ‘sta cosa? È stato proprio un buffone".
    In società con gli ultrà
    Durante la stagione dei sogni, Di Canio aveva persino pensato di entrare in società con gli ultrà. Di costituire un´«associazione denominata Laziali in Azione». «Azione - spiega il calciatore - che è azione che devi comprà le azioni e "in azione" è il movimento che comunque si deve muovere. Cioè bella come idea». In pratica, si trattava di una società che avrebbe dovuto tutelare i piccoli azionisti, a suo dire.
    Il caso Ballotta
    I pm sono molto interessati ai rapporti tra Di Canio e gli ultrà. Che a un certo punto avrebbero anche regolato conti interni allo spogliatoio biaconceleste andando a intimidire Ballotta, portiere biancazzurro. «Lo vidi per due volte a mezzanotte che andava a prendere nella club house il the, l´acqua e io lo vidi lì due volte con... stranamente a mezzanotte sotto una palma con Lotito». In pratica l´accusa a Ballotta era quella di fare la spia. Però Di Canio nega di aver mai incaricato i tifosi di andare da Ballotta: «Non mi permetterai mai nella vita».
    I biglietti omaggio agli Irriducibili
    Lo scorso 16 novembre, i pm Bonfanti, Ceniccola e Fava, ascoltano come testimone Elisabetta Cragnotti, vicepresidente della Lazio fino al 3 gennaio 2003. I magistrati chiedono spiegazioni sui biglietti (dagli 800 ai 1800 a partita) concessi gratis al gruppo degli Irriducibili. «Era un scelta politica della società di dare i biglietti. Il consiglio di amministrazione lo sapeva, era stato deciso senza alcun problema. Quei biglietti agli Irriducibili rappresentavano un costo minimo rispetto ai 40-41 miliardi di vecchie lire che incassavamo dagli ingressi...»
    I biglietti gratis anche alle forze dell´ordine
    I pm sono anche convinti che i biglietti omaggio fossero un modo per finanziare il gruppo ultrà biancoceleste. «Pensiamo che si consentisse agli Irriducibili di guadagnare a costo zero sui biglietti - incalzano i magistrati - che poi rivendevano anche a un prezzo superiore a costo zero...». Ed Elisabetta Cragnotti risponde: «Ma non è che davamo i biglietti solo agli Irriducibili. Li davamo anche ad altri organismi e altri club della Lazio. Allora non c´è solo il mancato guadagno nei confronti degli Irriducibili ma è tutto un entourage. Cioè potevamo rifiutarci di dare i biglietti alla Guardia di finanza, ai Carabinieri...» Poi l´ex vicepresidente della Lazio allarga le braccia e s´infervora: «Ma parliamo sinceramente... mi scusi. Ma perché alla Guardia di finanza, Carabinieri e Polizia - che mi presentavano ogni anno un foglio di carta: "vogliamo tot abbonamenti" - li dovevamo dare? Ma per quale motivo? Almeno gli Irriducibili facevano qualcosa...».

    (m.bis. - ma.me.)
    FONTE LA REPUBBLICA

    :rolleyes:

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