1. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
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    MADRID (Spa), 23 febbraio 2007 - Centravanti, figlio d'arte, gran fisico, buon talento, ma soprattutto apolide alla disperata ricerca di un passaporto israeliano. Questo il profilo di Toto Adaruns Tammuz Temile, conosciuto semplicemente come Toto Tamuz.
    Una storia incredibile, quella dei Temile. Il padre Clament giocava all'ala, con profitto. Con la nazionale nigeriana disputò la coppa d'Africa del 1984, persa in finale contro il Camerun di Roger Milla. Nel 1990 si trasferì in Israele. Il figlio, Toto, aveva due anni. Neanche un anno dopo la squadra che aveva tesserato Temile, il Beitar Netanya, si sciolse per motivi economici. I genitori di Toto provarono a riciclarsi accettando lavori diversi, ma nel 1991 non riuscendo a dedicare al bambino le attenzioni necessarie decisero di affidarlo temporaneamente a un compagno di squadra di Clement, Ytzhak Gueta. Quando Toto aveva 10 anni i genitori abbandonarono definitivamente Isarele e il ragazzino decise di andare a vivere con una signora di nome Orit Tammuz, una dirigente che oggi a 43 anni. Quando fu chiaro che i suoi genitori non sarebbero mai tornati a riprendersi Toto, la signora Tammuz decise di adottare Toto dandogli il suo cognome, ma il processo di adozione non fu mai completato perché la signora Tammuz è single e aveva bisogno dell'autorizzazione dei genitori biologici. Il bambino, clandestino fino ai 10 anni, restò con la signora Orit, che considera sua madre, crescendo come un israeliano per lingua, abitudini e religione.
    A 17 anni Tamuz ha esordito nella massima serie israeliana con l'Hapoel Petah Tikva. Poi la chiamata con la nazionale Under 19. Tamuz non aveva documenti: nel dicembre 2005 gli fu assegnato un permesso temporaneo di soggiorno, valido un anno, e la Fifa riconobbe al caso lo status di speciale permettendogli di giocare con la nazionale israeliana accettando come documento valido un lasciapassare invece del passaporto.
    Il 1° aprile prossimo Toto compirà 19 anni. Nel settembre scorso è passato al Beitar Gerusalemme, attuale capolista del campionato, e ha debuttato nella nazionale maggiore, segnando contro Andorra nelle qualificazioni all'Europeo del 2008. In campo anche contro Russia e Croazia, e nelle vittorie dell'Under 21 contro Galles e Francia, Tamuz, attuale capocannoniere del campionato con 10 reti in 20 partite (12 da titolare) ha deciso di entrare in sciopero. Contro Israele, inteso come Stato, con temporaneo rifiuto delle convocazioni nelle varie rappresentative per protestare contro l'ostracismo di un Paese che lui sente come il suo. Il 7 febbraio scorso ha saltato l'amichevole con l'Ucraina, il prossimo appuntamento è la decisiva sfida con l'Inghilterra del 24 marzo.
    Cosa vuole Toto? Un passaporto israeliano, ovvero il riconoscimento della sua nazionalità e del legame fortissimo che in 16 anni ha instaurato con Israele. Al momento Tamuz è un apolide: né nigeriano né israeliano, senza cittadinanza. Lui si sente israeliano, e ha più volte dichiarato di esser pronto a sostenere i tre anni di servizio militare obbligatori. Però il ministero dell'Interno continua a rispondere negativamente alle sue domande formali perché teme di creare un precedente pericoloso per un Paese con tanti immigrati clandestini di origini africane: "Il fatto che si tratti di un calciatore professionista che gioca con la nazionale non gli conferisce alcun privilegio in materia di cittadinanza - ha affermato una portavoce del ministero -. In nessun caso però sarà deportato come gli altri clandestini". Bella soddisfazione. Nel dicembre scorso Israele ha offerto a Tamuz un rinnovo biennale del suo permesso, che Toto ha rifiutato portando il proprio caso al Tribunale Superiore di Israele, che si pronuncerà a breve. I tifosi hanno raccolto 40.000 firme a sostegno della sua causa, ma il risultato è incerto. Intanto suo padre, con il quale Toto non vuole più aver nulla a che fare (così come con la madre), è di stanza a Londra, dove sino a qualche tempo fa allenava il Kentish Town, squadra di quartiere che si dibatte in divisioni molto minori, mentre suo fratello Omonigo Temile, ala destra di 24 anni, da tre al Krylia Sovetov in Russia, è appena arrivato in nazionale. Quella nigeriana. Perché lui quando i Temile partirono per Israele fu lasciato a casa.

    http://www.gazzetta.it/Rubriche/CalcioEstero/Primo_Piano/2007/02_Febbraio/23/toto.shtml
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  "Senza passaporto, niente gol"

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