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    La beffa del genocidio senza padri

    ENZO BETTIZZA

    Un colpo al cerchio e uno alla botte. Potremmo definire così la sconcertante ambiguità con cui la Corte di giustizia dell’Aja ammette, dopo undici anni, che nel 1995 fu consumato un «genocidio» nei pressi della cittadina bosniaca di Srebrenica. Ma la stessa Corte poi assolve d’ogni specifica responsabilità «legale» la Serbia storica, quella di Belgrado, inventando la scappatoia di un reato collaterale inesistente nei codici di diritto internazionale: la Serbia, in quanto tale, sarebbe incorsa soltanto nel peccato di «omissione di soccorso» nel più efferato massacro di massa europeo dopo la seconda guerra mondiale. Qui la sentenza della Corte internazionale rasenta il colmo di una beffa internazionale.

    Se essa da un lato, con l’escamotage dell’«omissione», deresponsabilizza legalmente la Serbia, dall’altro nulla di preciso dice sulle responsabilità dell’autoproclamata Repubblica serba di Bosnia le cui milizie genocide agivano agli ordini del presidente Radovan Karadzic e del generale Ratko Mladic.

    L’uno e l’altro ricercati dalla Corte dell’Aja come criminali di guerra e, con ogni probabilità, oggi nascosti in Serbia con la protezione omertosa delle autorità. Tutte queste ombre oblique, che il procuratore dell’Aja Carla Dal Ponte conosce benissimo, sembrano invece completamente ignorate dal presidente del tribunale Rosalyn Higgins e dai tredici giudici che hanno confermato e sigillato l’ambiguo verdetto. Il più alto magistero giuridico del mondo quasi al completo.

    A questo punto, non si capisce quasi più chi erano e di dove venivano coloro che hanno ucciso più di ottomila musulmani bosniaci, tra cui uomini settantenni e ragazzi dodicenni, abbattuti come bestie in quarantott’ore per ordine di Mladic sotto gli occhi degli imbelli militari olandesi dell’Onu. Non si capisce più perché la medesima Corte abbia tenuto per anni sotto processo, come indiziato per crimini di guerra, l’ex capo dello Stato serbo Slobodan Milosevic, deceduto nel frattempo nella prigione olandese di Scheveningen. Non si capisce nemmeno perché nella medesima prigione sia tuttora incarcerato, in attesa di processo, l’ex vicepresidente serbo Vojislava Seselj, che partecipava di persona al reclutamento illegale delle soldataglie paramilitari scatenate nelle operazioni di «pulizia etnica» in Bosnia, in Croazia e nel Kosovo.

    Il più orrendo genocidio che l’Europa ha visto dopo il 1945, rimane così, per modo di dire, senza firma. I giudici dell’Aja in sostanza confermano di riconoscere soltanto l’etnia, la religione, il numero delle vittime trucidate, lasciando nell’anonimato i veri mandanti dei macellai in tuta mimetica. Eppure il regime nazionalcomunista di Belgrado era stato già indicato, come istigatore di «saccheggi e stermini», nella denuncia presentata dal governo della Bosnia-Erzegovina all’Aja ancor prima dell’ecatombe. Dovevano passare oltre dieci anni dalla denuncia e dagli accordi di Dayton. Infine il tribunale ha fatto politica più che giustizia. Morto e sepolto Milosevic, introvabile Mladic, scomparso Karadzic, la Corte, per evitare una condanna postuma della Serbia d’allora, ha deciso che nel 1995 si era compiuto a Srebrenica un genocidio senza chiare colpe e chiare responsabilità. Mai, da quando esiste l’Europa democratica, ossequiente dei diritti dell’uomo, la memoria di tanti morti innocenti è stata così palesemente sacrificata e oltraggiata sugli altari della politica internazionale.

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=2490&ID_sezione=&sezione=

    :mad:
    [SIZE=1,8]"Mentre legge i resoconti dei problemi che s’agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano." (Studio dell'uomo, Ralph L

  Srebrenica: una sentenza degna della giustizia italiana..

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