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    Il centrocampista della Juve sboccato ce l'ha con tutti: "In Italia continuano a a provocarmi con questa storia dell'inno. Moggi? Qualcosa c'è stato se ci hanno punito. Dovevo andare al Lione, mi hanno obbligato a restare"

    PARIGI, 1 marzo 2007 - Un po' ironico, un po' arrabbiato, molto sboccato. E' Mauro Camoranesi che parla a ruota libera di inni nazionali, giornalisti, Argentina, Juventus, Lione e carriera, senza peli sulla lingua, con il sangue caldo di un argentino nei panni di un italiano, pur sempre campione nel Mondo.

    MAMELI - Perché Camoranesi non canta l'inno nazionale italiano? Domanda irritante a cui l'ala destra replica così a Olé, quotidiano argentino ripreso da So Foot, mensile francese: "da tre anni i giornalisti italiani mi rompono i c... con il loro inno italiano. All'inizio dicevo che da dieci non cantavo quello argentino, figuriamoci quello italiano. Ma i giornalisti italiani mi provocano e vogliono farmi dire cose che non voglio. Che la finiscano di scassare, anche se devo ammettere che mi criticano e rompono meno le balle da quando sono campione del Mondo".

    ARGENTINA - "La Seleccion non è mai stata una priorità per me - spiega Camoranesi - e sono state dette un sacco di stronzate in merito. La sola cosa vera è che Trapattoni mi chiamò due mesi prima di Bielsa. Anche se non ho mai sognato la maglia biancoceleste oggi credo che avrei potuto tranquillamente giocare da titolare, perché bisogna ammettere che certi nazionali erano dei veri scarponi".

    JUVENTUS - Il sistema Moggi, per il centrocampista, è "talmente poco credibile". E interroga: "Credete davvero che io penso a queste stronzate di partite truccate quando scendo in campo? Oggi tutta questa storia mi toglie la voglia di giocare. Sono convinto che sia successo qualcosa, l'hanno provato, siamo stati puniti. Ma tutta quest'organizzazione per farci vincere, mah, ho qualche dubbio".

    LIONE - Una cosa è certa, spiega Camoranesi: "Per arrivare dove sono oggi, mi sono fatto il culo e mi scassa veramente i c... di pagare per i danni fatti da altri. Volevo andarmene, me l'hanno impedito. Con il Lione era tutto pronto, ma mi hanno obbligato a rimanere. Ho 30 anni e gioco in Serie B, non è proprio quello che sognavo per la mia carriera". Per fortuna che non tutto è nero: "almeno abbiamo le domeniche libere".

  Camoranesi, parolacce e accuse

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