1. Scudetto-Mod  
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    MARINI: UE, LA PIU' RILEVANTE EVOLUZIONE CONTEMPORANEA
    ROMA - L'Unione Europea, che oggi festeggia i cinquanta anni dalla firma dei Trattati di Roma, è "la più rilevante evoluzione politica e istituzionale nell'epoca contemporanea", frutto della "audacia e lungimiranza" di sei nazioni che posero le basi di questa "opera nuova" che ha riunificato l'Europa, lacerata nel secolo scorso da due guerre mondiali. Il presidente del Senato Franco Marini nell'aprire la seduta solenne per il 50/o anniversario dei trattati di Roma nell'aula del Senato ha salutato così le autorità italiane ed europee presenti.

    Nel suo discorso di introduzione, Marini ha messo in evidenza il ruolo dei parlamenti nazionali nella costruzione dell'Europa unita. "I parlamenti - ha ricordato il presidente del Senato - furono subito protagonisti, approvando rapidamente, senza egoismi nazionali, quei Trattati che un impatto così rilevante avrebbero avuto sugli ordinamenti nazionali".

    "Da allora - ha aggiunto Marini - molta strada è stata fatta. Il Parlamento europeo, come era negli auspici dei fondatori, ha trovato il suo ruolo di co-legislatore, di organo essenziale per il controllo della vita dell'Unione. I singoli parlamenti partecipano sempre più attivamente alla formazione del diritto comunitario controllando l'azione dei propri governi". "Sono convinto - ha sottolineato Marini - che, oggi, proprio dai parlamenti nazionali che rappresentano democraticamente i cittadini e le forze politiche dei singoli paesi, può e deve venire quel contributo permanente in più, quella responsabilità continua e certa, che deve saper proporre e anche criticare, ma che deve sempre sostenere la vitalità, la costruzione e l'iniziativa di questa fondamentale casa comune".

    Secondo il presidente del Senato, "alcune regole sono oggi indispensabili per la crescita del ruolo politico interno ed esterno della nostra Unione" e "lo stesso rilancio della capacità di intervento e di mediazione del'Onu può trarre un grande beneficio dalla nostra più incisiva unità di intenti su tante LE questioni che riguardano lo sviluppo democratico e sociale in molte aree e regioni del mondo". Marini ha anche evidenziato l'importanza della riunione domenica prossima a Berlino dei capi di Stato e di Governo definendola "l'occasione per rilanciare il nostro impegno di fronte alle sfide che ci attendono e su risposte che non possono essere più rimandate".
  2. Scudetto-Mod  
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    10:02 - BARROSO, ISPIRARE I CITTADINI CON UNA NUOVA VISIONE
    "E' importante che questa occasione ci serva per guardare avanti" ed "ispirare i cittadini con una nuova visione europea". Lo ha affermato il presidente della Commissione Europea José Manuel Durao Barroso nel suo intervento al Senato per le celebrazioni dei 50 anni dei Trattati di Roma. Secondo Barroso ora "la missione" dell'Europa è quella di "promuovere la libertà e lo stato di diritto" e "promuovere i valori e gli interessi comuni dell'Europa al di là delle sue frontiere": questo, ha sottolineato il presidente della Commissione Europea "é il grande cimento per l'Europa del XXI secolo, un nuovo e migliore ordine globale". Barroso ha quindi sottolineato che è necessaria "una soluzione al problema del Trattato costituzionale" e che lo slancio per farlo si può andare a cercarlo anche nel suo passato, quando gli accordi del '57 rappresentarono in un continente devastato dalla guerra ''la rivincita del dialogo sulla vendetta, del buon governo sulle armi".

    9:45 - PRODI: SERVE UN'EUROPA FORTE, RILANCIO ENTRO IL 2009
    "Ringrazio i Presidenti del Senato e della Camera per questa iniziativa. Ringrazio tutti coloro che hanno voluto nobilitarla ulteriormente con la loro presenza. · E' per me un enorme piacere essere qui. Intervenire alle celebrazioni dell' Europa della partecipazione democratica. · In questi ultimi mesi, insieme ai nostri amici tedeschi, abbiamo molto lavorato per far ripartire il processo europeo. Per sancire solennemente la fine del lutto e della pausa di riflessione". Così Romano Prodi ha esordito nel suo intervento al Senato in occasione della commemorazione dei 50 anni della firma dei trattati di Roma "Ed è con questo spirito che ci prepariamo ad adottare la dichiarazione di Berlino", ha proseguito. "Noi- ha aggiunto il presidente del Consiglio- vogliamo un' Europa forte, efficiente, adatta ad affrontare le sfide globali. Perché di fronte al Mondo che cambia l'Europa non è più una scelta ma una necessità, un imperativo (...)".

    9:44 - BERTINOTTI, E' GARANZIA DI PACE E GIUSTIZIA
    "C'é grande bisogno di Europa", perché "non esiste altra via per rispondere al bisogno di giustizia sociale, di solidarietà e di pace che con grande intensità noi tutti oggi avvertiamo". Lo afferma il presidente della Camera Fausto Bertinotti nel suo intervento nell'Aula del Senato per la cerimonia celebrativa del 50/mo anniversario dei Trattati di Roma. "Una rinascita dell'Europa, o forse meglio ancora della civiltà europea - spiega Bertinotti - passa oggi attraverso il recupero del carattere plurale delle sue radici, della sua storia, della sua visione di futuro". E aggiunge che bisogna recuperare "lo spirito della fondazione dell'Europa che oggi celebriamo " per "rilanciare un progetto ambizioso e che resta tuttavia ancora incompiuto. E' lo spirito che deve guidarvi oltre i confini di una Europa delle elite per confrontarci con chi si sente escluso; che ci spinge a recuperare la disposizione ad analizzare ed investigare la realtà, a non arretrare di fronte alle istanze di inclusione, di accoglienza e di partecipazione che salgono da una parte rilevantissima della società. Si tratta - conclude - di costruire un futuro in cui le nuove generazioni possano credere e su cui possano investire".

    9:23 - MARINI APRE IN SENATO LA SEDUTA SOLENNE
    L'intervento del presidente del Senato Franco Marini ha aperto nell'Aula del Senato la cerimonia celebrativa del cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Dopo quello del presidente del Senato ci saranno i saluti del presidente della Camera Fausto Bertinotti, del presidente del Consiglio Romano Prodi e del presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso. Al termine dei saluti, le testimonianze di Carlo Azeglio Ciampi, Valery Giscard d'Estaing, Giulio Andreotti, Jacques Delors e Emilio Colombo sull'Europa politica ed il suo ruolo nel mondo. Quindi, dopo un intermezzo con la proiezione di alcuni filmati d'epoca, prima il presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering e poi i presidenti dei Parlamenti d'Europa parleranno sul tema 'I Parlamenti nel cuore della costruzione europea'.
  3. Scudetto-Mod  
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    I TRATTATI DI ROMA 50 ANNI DOPO
    Il 25 marzo del 1957 a Roma faceva freddo. Ma la pioggia non aveva impedito a centinaia di romani di schierarsi lungo il percorso del corteo di auto blu che poco prima delle 18 si era diretto verso il Campidoglio per la cerimonia della firma, nella sala degli Orazi e Curiazi.

    Dalle auto che si erano fermate davanti al palazzo dei Conservatori, sul quale sventolavano le sei bandiere di Francia, Germania Belgio, Olanda, Lussemburgo e Italia erano scesi i ''padri'' della costruzione europea: il cancelliere tedesco Conrad Adenauer, il primo ministro lussemburghese Joseph Bech, i ministri degli esteri francese,Christian Pineau, belga, Paul Henry Spaak, e olandese Joseph Luns. Per l' Italia, il presidente del Consiglio, Antonio Segni ed il ministro degli Esteri Antonio Martino.

    Poco dopo, davanti alle telecamere dei sei paesi interessati, su un lungo tavolo coperto da un drappo di damasco rosso, la cerimonia della firma, preceduta da brevi discorsi (i primi a parlare erano stati Martino, Spaak ed Adenauer), scandita dai rintocchi della ''Patarina'', la campana del Campidoglio. In tutti gli interventi era stato ricordato Alcide De Gasperi ed il suo impegno per creare le basi dell'integrazione europea.Un'ora dopo l' arrivo del corteo in piazza del Campidogliola cerimonia era finita.

    Come Spaak aveva subito dopo sottolineato, molto cammino restava ancora da compiere, anche se la prima grande tappa era stata raggiunta. Dovevano passare sedici anni perche' il 1 gennaio 1973 i sei paesi originari diventassero nove, per arrivare a 12 dopo altri tredici anni e a 15 il 1 gennaio 1995. E nel frattempo, dai trattati di Roma si e' passati all'Atto unico europeo, entrato in vigore nel 1986, e al trattato di Maastricht , firmato nel' 91 ed entrato in vigore nel '93.
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    LE IDEE
    Una voce sola per l'Europa
    o siamo condannati al declino

    di GIORGIO NAPOLITANO

    L'EUROPA è oggi chiamata a un grande impegno. Vogliamo superare uno dei limiti più gravi nello sviluppo delle Comunità e quindi dell'Unione: l'insufficiente rapporto stabilito in profondità con i cittadini, l'insufficiente impegno per associarli alle decisioni e alle esperienze che si venivano compiendo. Ce ne rendiamo meglio conto oggi, di fronte alle incomprensioni e difficoltà che incontra il progetto di Costituzione, già tradottosi in un Trattato sottoscritto nell'ottobre 2004 da 27 Capi di Stato o di Governo. Su che cosa dobbiamo riflettere e far opera di chiarificazione, in special modo tra i giovani? Soprattutto su due punti. Il primo: quale bilancio trarre di oltre 50 anni di integrazione europea? Il secondo: quali sono le ragioni di un ulteriore e più deciso avanzamento su quella strada? Parto dal primo punto. Io mi chiedo come sia possibile non vedere e riconoscere la storica portata delle conquiste dell'integrazione.

    È stato essenziale che l'Europa si unisse, partendo da una ristretta cerchia di Paesi e poi allargandosi sempre di più. Non vi sarebbe stata pace nel cuore dell'Europa, non si sarebbe consolidata un'area decisiva di libertà, di democrazia, di tolleranza, di solidarietà, non si sarebbero irradiati questi valori in tutto il resto dell'Europa fino alla recente unificazione del continente, se non si fosse intrapresa nel lontano 1950 la strada dell'integrazione. Si è dato vita da allora a un ordinamento originale, senza precedenti, nel quale si sono combinate le forze degli Stati nazionali, con la loro identità e diversità, e nuove istituzioni sovranazionali per l'esercizio di forme di sovranità condivisa.

    Il bilancio che oggi si può trarre è fatto di formidabile crescita delle nostre economie e progresso delle nostre società, in un'Europa che era uscita distrutta e umiliata dalla seconda guerra mondiale e che non avrebbe potuto riprendere slancio senza integrare le proprie risorse, unire le proprie energie. Il rallentamento della crescita economica negli scorsi anni, l'aggravarsi di problemi come quello dell'occupazione, il frequente ripetersi di episodi di scarsa coesione europea, non possono oscurare un bilancio così ricco di luci. E comunque non c'è alternativa alla strada dell'integrazione e dell'unità su scala europea. Oggi come non mai.

    Ecco il secondo punto che volevo toccare. Vi sono nuove ragioni che esigono di portare avanti nel modo più conseguente sia i progetti che hanno finora segnato il passo sia altri che si stanno mettendo in cantiere: una politica estera e di sicurezza comune, uno spazio interno di libertà, sicurezza e giustizia, politiche comuni di lotta contro la criminalità e di gestione del fenomeno migratorio, un progetto di sviluppo dell'economia europea come economia fondata sulla conoscenza e altamente competitiva, un progetto comune per l'energia e per l'ambiente.

    E le ragioni stanno nell'evidente e clamoroso mutare degli equilibri mondiali, nella portata di sfide, rischi e minacce che non possono affrontarsi al livello puramente nazionale. Nessun singolo Stato europeo può farcela da solo, e può con le sue sole forze contare nel mondo di oggi e di domani. Occorre più Europa, più unità, più iniziativa europea; e ciò a sua volta richiede un comune quadro costituzionale, maggiori poteri e risorse per le istituzioni comunitarie, più efficaci regole di funzionamento e procedure di decisione per l'Unione...

    Io non credo che l'Europa del 2015 sia così immaginaria. Credo che molti elementi di quell'Europa siano già presenti o si stiano già costruendo, anche se se ne sa molto poco. Sono stato per cinque anni - dal 1999 al 2004 - Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo dove si è lavorato molto per il Trattato costituzionale che ora è bloccato per il "no" nei referendum francese e inglese... La crisi di consenso in Europa e in una parte dell'opinione pubblica europea dipende da un deficit di democrazia, senza dubbio. Questo è un problema che si discute da decenni: che ci sia un deficit democratico nell'Unione Europea, lo si diceva anche trent'anni fa. Poi il Parlamento Europeo fu per la prima volta eletto direttamente dai cittadini. Non dimentichiamolo: fino a quel momento c'era un'assemblea formata sulla base di nomine fatte dai Parlamenti nazionali; le maggioranze di governo nominavano i loro rappresentanti in quella Assemblea parlamentare europea.

    Poi, finalmente, dopo tanti sforzi, il Parlamento Europeo fu eletto direttamente. E in quel modo si è un po' ridotto il deficit di democrazia. Ed esso si è ulteriormente ridotto aumentando i poteri dello stesso Parlamento Europeo. Una volta era un'assemblea consultiva che esprimeva dei pareri. Oggi no: oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, nessuna decisione può essere presa senza il consenso del Parlamento Europeo. Se la Commissione Europea avanza una sua proposta, un suo progetto, questi devono essere discussi nel Consiglio Europeo, dove siedono i rappresentanti dei Governi; ma devono avere il consenso del Parlamento Europeo: non sempre, ma nella stragrande maggioranza dei casi. La Commissione Europea viene di solito considerata un nido di burocrati, ma è fatta in realtà di eccellenti funzionari e esperti; si dice, poi, che i funzionari sono tantissimi, ma se andiamo a verificare, vediamo che i funzionari della Commissione a Bruxelles sono molti di meno che in qualche nostra grande amministrazione locale.

    Ad ogni modo, parliamoci francamente: l'ostacolo maggiore viene dall'organismo in cui sono rappresentati i governi nazionali: il Consiglio dei Ministri, il Consiglio Europeo. È lì che si bloccano tanti buoni propositi e tanti buoni progetti. E, poi, magari quegli stessi governi che hanno frenato lo sviluppo delle decisioni europee, scaricano sull'Europa e su Bruxelles quello che non va nei loro Paesi. Questo credo sia il punto essenziale...

    La ricchezza dell'Europa è la sua diversità, la sua diversità storica, culturale, ideale, sociale. Ma possiamo fare molte cose insieme: dobbiamo decidere insieme tutto quello che si decide meglio a livello europeo che a livello nazionale e locale. Questo è il principio di sussidiarietà, che in questo Trattato Costituzionale è stato riaffermato molto fortemente. Se ci sono questioni che si decidono meglio da parte dei poteri locali o che possono essere decise meglio dai governi o dai Parlamenti nazionali, si debbono decidere lì.

    Però non c'è dubbio che ci siano grandi questioni che si possono risolvere meglio o addirittura soltanto a livello europeo, soprattutto "parlando con una sola voce". Poniamo la questione di come dare un contributo al problema mondiale dell'ambiente. Non determineremo da soli, noi europei, una inversione di tendenza rispetto al cambiamento climatico. Certamente ancora meno potrà fare da sola la Germania, da sola la Francia. E così anche per le grandi questioni internazionali. Diciamoci la verità: l'Europa si è divisa a proposito della guerra in Iraq, ma né i Paesi che sono stati contro la guerra in Iraq, né i Paesi che sono stati a favore hanno veramente contato, proprio perché l'Europa si è divisa: alcuni governi hanno potuto dire no anche in sede di Consiglio di Sicurezza, qualche altro ha detto sì. Chi ha detto sì, in realtà ha aggiunto una sua flebile voce a quella ben più potente degli Stati Uniti d'America che avevano deciso e chi ha detto di no non è riuscito ad impedire che la guerra si facesse.

    O parleremo con una sola voce, o... Non voglio dire che spariremo, ma - stiamo attenti - se anche non spariremo, vedremo declinare drammaticamente il nostro ruolo: il ruolo della Germania, dell'Italia, della Francia e di qualsiasi altro Paese, anche della Gran Bretagna. Potremo pesare solo se parleremo con una voce sola. Solo se saremo uniti e daremo forza alle nostre istituzioni.

    Il testo che pubblichiamo, in occasione dei 50 anni del Trattato di Roma, è tratto dal discorso che il Capo dello Stato ha tenuto, insieme al Presidente tedesco Horst Köhler, agli studenti dell'Università di Tubinga il 9 febbraio 2007

    http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/esteri/europa-anniversario/europa-anniversario/europa-anniversario.html

  50 anni di Unione Europea

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