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    "Maradona la Mano de Dios" ricostruisce le tappe fondamentali, calcistiche e umane
    della vita del campione. La famiglia non ha partecipato, ma ha dato comunque l'ok.
    Splendori e miserie, pallone e cocaina...la vita non comune del piccolo grande Diego.


    Il regista Marco Risi: "Ha dato gioia a tanta gente. Con la sua dipendenza
    ha fatto male solo a se stesso. E poi, non aveva mica incarichi di governo..."



    ROMA - Genio e sregolatezza, splendori e miserie, ascesa e caduta, calcio e cocaina: come poteva non attrarre il cinema, un personaggio che riunisce in sé tutte queste contraddizioni? E così, in attesa di vedere il documentario d'autore girato da Emir Kusturica, arriva nelle nostre sale un film di finzione - titolo, Maradona la Mano de Dios - interamente ispirato al grande campione, e che trasuda amore e rispetto per lui. Come ammette il regista, Marco Risi: "E' stato il più grande di sempre, con le sue invenzioni ha dato gioia a tanta gente. Straordinario, e generoso: basta pensare che una volta dichiarò 'anche con uno smoking bianco, non esiterei un attimo a stoppare una palla sporca di fango...'".

    Ma non è solo il campione, a entusiasmare Risi: "E' anche una persona che umanamente mi piace - racconta in conferenza stampa - perché dice sempre quello che pensa. In un'epoca in cui tutti dicono solo ciò che gli altri vogliono sentire. E' vero, tirava cocaina: ma almeno non aveva incarichi di governo, ha fatto male solo a se stesso. E comunque sul campo non ha mai cercato di alterare le sue prestazioni".

    Con queste premesse, il suo film - il titolo si riferisce al famosissimo gol di mano segnato all'Inghilterra nell'86 - è un tentativo - più o meno riuscito, giudicherà il pubblico - di mostrare il coraggio, calcistico e personale, dell'ex Pibe de oro. Le sue battaglie in campo, e anche quelle, più dure, contro la droga.

    Ma non si deve pensare che, visto il punto di vista assolutamente pro-Maradona, il film abbia avuto vita facile. "Diego non lo ha visto - riferisce Risi - io l'ho incontrato solo una volta: era il 14 luglio 2005, a casa di Salvatore Bagni, a Cesenatico. Siamo stati a chiacchierare per sei ore, senza mai parlare del film. Poi però gli ho chiesto di venire sul set, lui era interessato a fare una dichiarazione di persona, magari in chiusura del film. Poi però non è mai venuto, mentre giravamo".

    Le vere trattative di carattere economico-legale, però, si sono svolte con la ex moglie di Maradona, Claudia, che malgrado la separazione continua a curare i suoi interessi. "Lei l'ho vista più volte - racconta il regista - era perplessa su alcuni aspetti della sceneggiatura: in alcuni casi ho fatto dei ritocchi (ad esempio togliendo una scena iniziale in cui la figlia Dalma bussava alla porta del bagno mentre lui era dentro a tirare cocaina), in altri no. Alla fine, Claudia ha visto il film, e mi ha assicurato che non metterà alcun veto. A quanto mi risulta, ad essere veramente preoccupata per la pellicola è Dalma".

    E questo, probabilmente, spiega la non partecipazione attiva della famiglia Maradona alla realizzazione del film. Interpretato, e bene, da un attore italiano, Marco Leonardi, e da un buon cast argentino, in cui spiccano Julieta Diaz (Claudia) e Juan Leyrado (l'ex procuratore di Diego, Guillermo Coppola). Con un cameo di Pietro Taricone, nel ruolo di boss napoletano.

    Per il resto, il film si sviluppa come un flashback: nella notte di San Silvestro 1999, il protagonista ha un terribile attacco cardiaco, dopo l'ennesimo eccesso con la cocaina: ricoverato in ospedale, ripercorre a ritroso la sua vita. L'infanzia povera in Argentina, l'arrivo a Barcellona dove scopre la droga (con un eccesso i ingenuità: davanti alla sua prima pista di coca, dice alla bionda che è con lui "ma non è proibita?"), lo sbarco trionfale a Napoli, la partecipazione ai Mondiali dell'86. E lì la vittoria finale, ma soprattutto quella partita con l'Inghilterra in cui segna due volte: la prima con la mano ("la mano di Dio", come commentò lui stesso ironicamente"); la seconda, ovvero il gol più celebrato della storia del calcio, con i mitici undici tocchi, partendo dalla sua metà campo e scartando anche il portiere.

    Nel mezzo, la sua eterna lotta con la polvere bianca. E il suo tentativo di rientrare nel giro ai Mondiali Usa '94, con l'accusa di doping - falsa, secondo la tesi del film - che lo butta definitivamente giù. Un inferno privato che dura, almeno sul grande schermo, fino a quel terribile attacco di Capodanno dopo il quale, obeso e dipendente, decide di ricominciare a vivere.

    Una vita intensa, certo. Da cui Risi elimina alcuni passaggi: il figlio mai riconosciuto con Cristiana Sinagra, i due scudetti col Napoli, la semifinale ai rigori a Italia '90 non trovano spazio, nel film. "La scena sul figlio illegittimo l'avevo anche girata - ammette Risi - poi però l'ho tolta, mi sembrava un aspetto troppo scandalistico". Il sospetto che sia stata una forma di autocensura per troppo amore, però, resta.

    http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/spettacoli_e_cultura/mano-de-dios/mano-de-dios/mano-de-dios.html

  "Maradona la Mano de Dios"

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