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    Il 9 aprile 1977 uscì il primo album della band di Joe Strummer. E da allora il rock non fu più lo stesso.
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    Per misurare l'area di creatività (e che creatività) dei Clash bisognerebbe calarsi nell'ascolto di London Calling, il loro disco più famoso e intrigante, definito ad libitum tra i migliori della storia rock. Ma la scintilla, il fuoco che diede il via alla storia della più grande punk band inglese di tutti i tempi fu il primo e omonimo album di Strummer e soci che, più di ogni altro, ancora oggi raccoglie al meglio lo spirito urticante e rivoluzionario della band. Sono passati trent'anni dalla sua uscita. The Clash venne pubblicato il 9 aprile 1977, e come ogni disco destinato a fare storia, dalla copertina rozza e volgare con Joe Strummer, Paul Simonon e Mick Jones fotografati in un vicolo di Camden (Topper Headon, il batterista, sarebbe arrivato dopo), annunciava al mondo un suono nuovo: l'inizio di una nuova era, destinata a far piazza pulita della verginità densa di purismo fine a sé stesso e sofisticato romanticismo che fino a quel momento il rock si era caricato sulle spalle. Se la storia doveva cambiare, a dare una spinta sarebbe stata soprattutto la musica dei Clash.

    In quei primi mesi del '77, Londra non era ancora vittima agonizzante del morbo punk. Ma i botti di quella che di lì a poco si sarebbe trasformata in una sorta di "lotta armata" si potevano già ascoltare in una delle zone più calde della capitale. Area di squat sin dall'epoca freak, Notthing Hill vibrava già da tempo sotto l'influsso incrociato di culture, suoni e linguaggi diversi, in parte perché lì abitavano gran parte degli immigrati di origine caraibica, in parte perché tra rasta, giovani punk inglesi e pusher si era instaurata come un'unità d'intenti e di pensiero. Per questo, a Nottingh Hill, bazzicavano spesso anche Jones, nel 1975 chitarrista e leader di un gruppo rock blues chiamato London SS, Simonon, amico di Jones e in quel periodo ancora inesperto bassista, e Bernie Rhodes, collega per un certo tempo di Malcom McClaren. Il manager dei Sex Pistols.

    Fu proprio Rhodes a consigliare a Jones e Simonon di offrire la parte di frontman dei London SS a Joe Strummer, chitarrista dei 101ers. Con l'arrivo di Strummer, si delineò definitivamente il nucleo vitale dei Clash (letteralmente "scontro, conflitto"): nome scelto da Simonon dopo aver letto un articolo sull'Evening Standard. Per tutto il 1976, con l'aggiunta del batterista Terry Chimes, i Clash tennero varie esibizioni live, anche come gruppo di spalla per i cuginetti Sex Pistols. Il loro debutto ufficiale avviene il 4 giugno '76 al Black Swan di Sheffield. Dirà più tardi Strummer, dopo aver assistito a un concerto dei Pistols: "Mi resi subito conto che il rhythm'n'blues era morto. Il futuro era sulla strada del punk". Folgorati su questa via, dopo aver dopo fissato il loro quartiere generale a Camden Road, i Clash cominciarono così, tra un concerto e l'altro, tra cui il famoso Punk Rock Festival del settembre '76 al 100 Club di Londra, a scrivere le canzoni del loro debutto omonimo.

    Più che un album punk, The Clash fu quasi una dichiarazione d'intenti. Con il retro copertina, che mostrava scontri tra polizia e squatter durante il Carnevale di Notthing Hill, la sua musica e i suoi testi (su tutti Police & thieves, White riot, Hate & war, London's burning e I'm so bored with the USA, che obbligò la CBS a vietare la distribuzione di The Clash sul mercato americano), questo album, forse più di Anarchy in the Uk dei Sex Pistols (uscito nel 1976), assegnava alla band di Strummer il ruolo di paladini delle nuove generazioni, di guerriglieri urbani destinati a rappresentare la voce del dissenso giovanile, il vuoto e la rabbia giovanile dei teenagers inglesi di quell'epoca. Prima ancora di pubblicare il loro primo disco, la band era già diventata una sorta di nemico pubblico numero uno. Durante le loro esibizioni, più volte erano scoppiati violenti tafferugli. Ma con The Clash, Strummer, Jones, Simonon e Headon, com'era accaduto già per i Rolling Stones e gli Who, divennero definitivamente lo specchio dei mali e della protesta dei giovani contro il sistema, lasciando il segno anche per molte band a venire. Non è un caso che proprio Bono, giusto poco tempo fa, abbia spiegato come senza i Clash non sarebbero mai esistiti neppure gli U2.

    E ancora oggi, nonostante una delle loro più famose canzoni, Should I stay or should I go, sia persino stata usata per reclamizzare una famosa marca di jeans, se chiedete in giro ai nuovi idoli del rock quale gruppo sia stato per loro più influente, la risposta potrebbe essere spesso la stessa. La solita. Inequivocabilmente. THE CLASH.


    l'articolo

    http://www.theclashonline.com/
    solo due cose sono infinite l'universo e la stupidita' delle persone
    A. Einstein


    [SIZE=1][I]Il mago fece un gesto e scomparve la fame, fece un altro gesto e scomparve l'ingiustizia, poi un altro ancora e te

  9 aprile 1977: Quando Londra brucia

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