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    Il tecnico della Roma alla vigilia del match scudetto: "Però quest'anno potevamo fare qualcosa di più . La disponibilità economica fa molta differenza"

    ROMA, 17 aprile 2007 – Contraddizioni. Non vorrebbero guastare nulla a nessuno, ma è inevitabile che far bene significa far riporre ai nerazzurri le bandiere ancora per qualche giorno. Luciano Spalletti però, com’è suo costume, non vuole essere "contro" , ma pro. Pro Roma, naturalmente. "L'intenzione - spiega il tecnico giallorosso - non deve essere impedire all'Inter di vincere lo scudetto, ma avere la possibilità di constatare attraverso le prestazioni che ci si può misurare con squadre importanti come quella di Mancini. Non è tanto il gusto di togliere qualcosa agli altri ma il fatto di riuscire ad essere più bravi noi. Ho letto qualche allusione a questa festa ma noi non dobbiamo andare a raccattare stimoli così, campati in aria da discorsi altrui. Piuttosto dobbiamo avere un'idea ben quadrata dei nostri doveri".

    QUALCOSA DI PIU' Che la Roma, almeno in campionato, non ha assolto fino in fondo come testimoniano i 16 punti di ritardo dalla capolista e i tanti persi contro squadre che stanno lottando per non retrocedere: "Loro sono il top, noi siamo una buona squadra. A volte abbiamo perso ed è chiaro che c'è più margine di miglioramento da parte nostra che dell'Inter. Probabilmente non sarebbe cambiato il risultato finale, di cui dobbiamo prendere atto, però potevamo fare qualcosa di più in funzione di questa classifica qui, sotto il profilo dei risultati. Bisogna avere delle ambizioni e riconoscere degli obiettivi che ci trainino".

    QUESTIONE DI SOLDI L'Inter lo ha fatto ma non è stato solo questo elemento a stabilire una netta linea di demarcazione tra lei e il resto della serie A, a cominciare dalla Roma che ha sempre inseguito affannosamente pur essendo l'unica riconosciuta concorrente della banda Mancini: "La disponibilità economica fa molta differenza, soprattutto se c'è un distacco così evidente come quello esistente fra alcune squadre. Il mio ruolo mi impone di non prenderla come scusante ma è vero che i soldi fanno la differenza, in tutte le situazioni e non c'è un furbo se non c'è un bischero. E quando i furbi sono due, conta quello che si ha a disposizione per spendere".

    L'INTER MERITA La Roma, come tutte le altre della serie A, quest'anno ne ha investiti meno dei nerazzurri e il gioco è fatto: "Loro sono grandi per le potenzialità di cui dispongono e che hanno sfruttato benissimo, perché meritano di vincere questo scudetto. Oltre ai punti fatti, che dicono molto, bisogna tenere presente che non hanno mai perso in 31 gare di campionato e questo significa che, oltre alla grande rosa, hanno mentalità e forza collettiva. Soprattutto per queste cose gli vanno fatti grandissimi complimenti e accettare che siano stati i più forti. Una sequenza di piccole considerazioni ci ha portato a pensare che non ce l'avremmo fatta a riprenderli. Loro non accusavano mai defezioni mentre noi qualche volta, come capita anche alle squadre forti, abbiamo fatto qualche risultato negativo".

    RINVIO FATALE? E chissà cosa sarebbe successo se questo scontro al vertice si fosse giocato domenica 4 febbraio (come era in programma prima che si verificassero gli incidenti di Catania), quando i punti di ritardo dei giallorossi erano meno di quelli attuali (11): "Sarebbe stato diverso perché i punti di ritardo da loro erano più limitati, pur restando sempre diversi. E se avessimo vinto la partita questo poteva fornire lo spunto per reazioni diverse. In quel momento lì però è stata fatta la cosa più giusta, proprio per la gravità dell'evento di Catania". Ma non sarà così e a Spalletti non resta che vincere anche per aggiudicarsi la sfida con il collega nerazzurro più "fortunato" di lui nel costruire questa squadra vincente: "Si può aggiungere anche questo oltre agli stimoli che, comunque, mi bastano".

    COPPA ITALIA A Totti, invece, basta sentire il terreno del Meazza per segnare doppiette, lo scorso campionato ne fece una all'Inter e quest'anno un'altra al Milan: "Spero continui a segnare a prescindere dall'avversario e dalle statistiche, è nelle speranze mie come nelle ricerche sue". Il capitano ha già detto che per quest'anno tutto è puntato sul secondo posto e sulla coppa Italia: "Io non garantisco niente se non grande impegno - conclude -. Spesso ci vengono accreditati discorsi come ''vinceremo la coppa Italia, arriveremo secondì, diminuiremo il distacco dall’Inter, o vinceremo la Supercoppa', ma io non parlo così. In questo modo si creano aspettative, e c'è involontariamente una reazione se non si raggiunge un obiettivo. Noi proveremo a vincere tutte queste situazioni che ci sono in ballo ma se già vengono poste come ultimatum, ci saranno reazioni che si sono verificate ultimamente ma che non dipendono dal mio modo di ragionare o fare il professionista". Vero, ma Roma è così. E sa far bruciare in fretta anche i figli più amati.

  Spalletti: "Inter il top, noi una buona squadra"

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