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    Appartengono ad un operatore del Liechtenstein, i giudici non hanno ancora i tabulati.

    Le 30 sim card dell’operatore svizzero Sunrise e le due della slovena Mobitel Mobile su cui i carabinieri del reparto operativo di Roma hanno concentrato la loro attenzione, individuandone anche molti degli utilizzatori, non chiudevano il cerchio di quella che per gli investigatori era «Moggiphone». Esiste una rete ancora tutta da analizzare. Sono almeno 45, infatti, le sim anonime del gestore del Liechtenstein Ring che Giancarlo Bertolini, coordinatore degli osservatori della Juve, ha acquistato a Chiasso in sette visite, tra il 27 giugno 2005 e il 7 aprile 2006, insieme a 324 ricariche da 25 euro ognuna. Su incarico di Moggi. Ma nei pochi mesi avuti a disposizione da quando è emersa, gli inquirenti non hanno potuto recuperare i tabulati della Ring, e dunque tracciare e incrociare i dati di questa «seconda rete», che allo stato è rimasta fuori dall’inchiesta. Quando e se i presunti protagonisti del calcio sporco finiranno alla sbarra, i pm sperano di poter far rientrare nel processo le decine di utenze del Liechtenstein, che potrebbero riservare nuove sorprese.

    In vista della richiesta di rinvio a giudizio, i pm Narducci e Beatrice insisteranno comunque sull’assodata esistenza di un «network telefonico» riservato e confidenziale come punto qualificante per l’accusa di associazione per delinquere: nessun dubbio per i magistrati che a «coprire» le conversazioni con questo sistema grazie a 21 telefoni fossero i 13 tra dirigenti sportivi, ex designatori e arbitri individuati nelle 129 pagine di informativa. Naturalmente l’identificazione «probabile» o «verosimile» non è affatto accettata dai difensori degli indagati. Ieri Mauro Messeri, legale del fischietto aretino Paolo Bertini, ha ribadito che il suo assistito «non aveva alcuna scheda telefonica». «Non so chi l’ha scritto e sulla base di quali fatti», ha osservato l’avvocato, spiegando che «non si possono fare delle sentenze prima dei processi e se il sospetto non diventa prova, resta tale». Secondo gli inquirenti, l’associazione tra il numero e l’arbitro Bertini ha un «notevole grado di probabilità». Tra l’altro, il cellulare svizzero «eccita» la cella di Coverciano in occasione di tutti i raduni a cui partecipa l’arbitro aretino. Ma «si noti - scrivono i carabinieri - che quando Bertini figura tra gli assenti al raduno, l’utenza in esame non aggancia alcuna cella a Firenze». E come accaduto per Paparesta, anche l’utenza attribuita al fischietto toscano «contatta utenze mobili nazionali», tra cui un telefono intestato a lui stesso.

  Moggiphone s’allarga: spuntano altre 45 sim

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