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    A Venezia gli Ultras non accettano l'ennesimo sopruso e in segno di protesta rimangono fuori

    Una fetta di curva muta, tifosi rimasti fuori, mugugni, sconcerto, rabbia. La decisione delle forze dell'ordine di passare al setaccio striscioni, sciarpe, magliette e tutto ciò che fa parte della scenografia del tifo in ossequio all'attuazione delle nuove norme emanate dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, ha lasciato sul terreno molte "vittime" e alimenterà sicuramente polemiche nei prossimi giorni. Veniamo ai fatti. Come prescrive il decreto del governo, non è più possibile introdurre all'interno dello stadio striscioni e assimilabili (attenzione, questa è la parola chiave...) se non sono approvati dalla Questura. Una decisione che, per fare un esempio, è rigettata dalla parte di curva traslocata nei distinti, la quale ha rinunciato ad esporre vessilli. Ieri prima della partita si sono presentati ai cancelli tifosi, soprattutto giovani, anche minorenni, con t-shirts delle "Brigate" o sciarpe degli Ultras Unione, gruppo sciolto da mesi e rimasto solo nella memoria storica di chi ne ha fatto parte per tanti anni. Ad alcuni bambini sono state sequestrate le astine delle bandierine, mezzo metro di plastica. Uno dei momenti più imbarazzanti è stato vissuto quando una giovane tifosa con la maglietta delle "Brigate" è stata costretta, per entrare, a togliersela rimanendo in canottiera e reggiseno. Solo il pronto intervento di un'amica munita di maglietta neutra, ha permesso di rimediare... allo scandalo. Insomma una situazione grottesca spiegata così dal funzionario di polizia presente allo stadio: «Questa è l'interpretazione della normativa. Perché quando, oltre agli striscioni, si parla di "assimilabili", questi possono essere anche le magliette o le sciarpe se in esse sono presenti scritte che non vanno bene. Le parole Ultras o Brigata non sono espressioni che esaltano lo spirito sportivo, dunque le magliette con tali scritte non entrano nell'impianto». E se il tifoso si toglie la t-shirt e rimane a petto nudo? «Qui andiamo contro le normative comunali, anche in questo caso non si rispetta la legge». I tifosi hanno quindi attaccato lo striscione "Brigate" al ponte dinanzi l'entrata centrale e hanno preferito rimanere fuori. Chi non nasconde lo sconcerto e preannuncia di portare il problema all'attenzione del Comune, che è proprietario del "Penzo", è Sebastiano Bonzio, consigliere comunale di Rifondazione Comunista e habitué dei Distinti: «Questa applicazione del decreto esclude il buon senso. Faccio un esempio. Ho visto togliere magliette che recitavano "Gli ultras uniscono, il razzismo divide" dove la parola Ultras è presente in un contesto che più antiviolenza non si può. Se, come credo, il fine del decreto Amato è inibire la violenza, rendere lo stadio un luogo più accogliente, questa rigidità rischia solo di esacerbare gli animi.

    Tratto da "L'Espresso" del 17-04-2007

  Il decreto Amato colpisce ancora

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