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    (da gazzetta.it)


    Mancini, il predestinato

    C'è tanto del tecnico di Jesi nello scudetto dell'Inter: ha inventato Zanetti mediano, ha utilizzato alla perfezione Figo, ha saputo gestire con maestria le bizze di Adriano


    MILANO, 18 aprile 2007 - Era un campione in campo, lo sta diventando anche in panchina. C'è tanto di Roberto Mancini in questo scudetto dell'Inter. Questa non è l'Inter dei tedeschi, come quella vincente di Trapattoni. Non è riassumibile con un clichè: il Milan degli olandesi, o quello degli Invincibili - con la difesa bunker - o il Napoli di Maradona: questa Inter non è riassumibile con una faccia, è l'Inter di tutti. O forse è l'Inter di Mancini. Come le ultime grandi Juventus erano riconducibili a Lippi. Sì, perchè Mancini adesso appartiene all'olimpo degli allenatori italiani. Il tecnico di Jesi, 42 anni, ha caratterizzato con il suo carattere e il suo gusto per la giocata la squadra nerazzurra. Nessun complesso di inferiorità rispetto a squadre vincenti negli ultimi anni: spavalderia, che non vuol dire presunzione, ma fuga dagli alibi perdenti delle passate stagioni. Coscienza dei propri mezzi. Ma anche continuità. Perchè l'Inter in passato è stata squadra femmina, capace di picchi vertiginosi e di tonfi fragorosi, mentre in questa stagione è stata prevedibile come il tempo delle Hawaii: quasi sempre sole sui nerazzurri.

    LA TATTICA - Ricordate lo scetticismo di inizio stagione? "Mancini ha lasciato partire Pizarro - mormoravano gli scettici - ci mancherà la sua regia". Sbagliato. Senza Veron e il cileno, il Mancio - amante del bello - ha sacrificato un pizzico di narcisismo e di geometrie privilegiando i muscoli. I risultati gli hanno dato ragione. Dacourt e Cambiasso si sono sdoppiati tra i consueti compiti di cacciapalloni e il ruolo di playmaker, Vieira ha assicurato la sua prepotenza atletica e gli inserimenti senza palla, Stankovic ha imperversato con la sua completezza, in più il Mancio si è inventato Zanetti mediano, per rafforzare un reparto decimato dagli infortuni. E quando c'è stato bisogno di qualità a 24 carati, è entrato in scena Figo, utilizzato soprattutto da fantasista. Ruoli reinventati ad hoc. Ma non solo. Mancini, uno a cui si può imputare tutto, tranne la mancanza di coerenza, ha però saputo anche cambiare idea quando era il caso. E così ha acceso la luce verde per Materazzi, lo scorso anno sacrificato spesso dietro Samuel. Quest'anno, invece, Matrix era un uomo in missione dopo i fasti di Germania 2006. Voleva vincere anche con l'Inter. E Mancini lo ha promosso titolare, senza tentennamenti. Mancini poi ha saputo evitare il pugno di ferro con Adriano. Il brasiliano ha commesso errori comportamentali, il Mancio lo ha tenuto fuori quando andava fatto, ma gli ha teso la mano per non perderlo. Potenza dei suoi trascorsi da calciatore, capace di capire lo stato stato infatti il d'animo dei cavalli di razza, come lo era lui. È mentore di Ibrahimovic, promosso subito allo status di insostituibile. In attacco Mancini ha concesso a tutti i suoi avanti la massima libertà: niente schemi, divertitevi, fate la differenza con il vostro talento. Ibra, abituato ai "rigori" di Capello, lo ha ricompensato come meglio non avrebbe potuto.

    I RECORD - Mancini ha vinto tanto nella sua ancor giovane carriera di allenatore. Una coppa Italia con la Fiorentina (in due mezze stagioni), un'altra con la Lazio (in due stagioni). Altre due coppa Italia con l'Inter, e c'è un'altra finale che fa capolino. Poi lo scorso anno, differito, è arrivato pure lo scudetto 2005-06. Adesso un altro tricolore, vinto nel modo più bello: sul rettangolo verde. E condito da record di ogni sorta: le vittorie consecutive sono state 17, primato italiano e dei principali campionati europei. Il tricolore matematico è arrivato con ampio anticipo, i 100 punti sono stati un obiettivo sbalorditivo anche solo da mettere nel mirino. E ad aprile sono arrivate anche le 100 vittorie sulla panchina nerazzurra. In tre anni. Roba da predestinati.

    L'UOMO - Qualche tifoso non gli perdonava il ciuffo. Troppo fighetto, più da modello che da allenatore. Ma Mancini è soprattutto un uomo di campo. Che vive del profumo dell'erba, dei rimbalzi di quel pallone capriccioso. Capace di rimboccarsi le maniche, di sbattersi, di sostenere prese di posizioni scomode, quando occorre. Uno vero. Non un uomo immagine, ma uomo a tutto tondo. Ora lo hanno capito quasi tutti. Qualche collega non gli perdonava l'assenza di gavetta. Vice di Eriksson, poi subito su una panchina di prestigio: quella della Fiorentina. Poi la Lazio. Ma non è stato mica facile. Ha navigato in acqua agitate. Non limitandosi a rimanere a galla, ma vincendo. Anche se le disavventure societarie lo perseguitavano. Poi è approdato in un porto più tranquillo. L'Inter. E i risultati si sono moltiplicati. Sempre legati al gioco, che lui ama troppo: va onorato sempre e comunque. Adesso è tempo di pensare al futuro: il suo contratto a parole è stato rinnovato tante volte, ma la firma ancora non si è ancora materializzata. Sembra imminente: l'Inter non può lasciarselo scappare.



    O voi criticoni, chi di meglio può sedersi sulla panchina Nerazzurra?

    :cool:
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    Originally posted by MaestroZen
    Per farlo ha tenuto un tavolo fisso all'holliwood tutte le sere :asd: :asd: :asd:
    per carita' avra' anche i suoi meriti mancini ma fra questi non figura certo la buona gestione di Adriano....suvvia :asd: :asd:
    solo due cose sono infinite l'universo e la stupidita' delle persone
    A. Einstein


    [SIZE=1][I]Il mago fece un gesto e scomparve la fame, fece un altro gesto e scomparve l'ingiustizia, poi un altro ancora e te

  Grazie Mancini !

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