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    - È finalmente venne il giorno dell’Inter. Sono passati 17 anni, 10 mesi e 24 giorni da quel lontanissimo 28 maggio 1989, Dì del 13° tricolore nerazzurro, l’ultimo alloro nazionale conquistato dalla Beneamata sul campo. Quel 28 maggio 89’, l’Inter del Trap festeggiò a San Siro imponendosi sul Napoli di Messia Maradona, coronando una stagione di record e vittorie. Il 22 aprile del 2007, invece, il trionfo si è consumato nella modesta cornice del ‘Franchi’ di Siena, sempre, comunque, all’insegna di un torneo costellato da primati e successi. La doppietta in terra toscana del prode Materazzi, coraggioso e possente Guerriero dell’armata Brancaleone del generale Mancini, ha messo la ciliegina sulla torta ad una Serie A strapazzata dal predominio assoluto dell’undici interista. La superiorità mostrata dall’Inter durante tutto l’arco del campionato è stata assolutamente disarmante rispetto alle altre compagini che hanno duellato con lei per la conquista dello scudetto. I nerazzurri hanno dominato in lungo e in largo il torneo di Serie A, conquistando il titolo addirittura con 5 giornate d’anticipo, come il Grande Torino nel 47’ e la Fiorentina nel 56’. La Roma, la rivale più accreditata, è distanziata di ben 16 punti dopo la sconfitta di Bergamo con l’Atalanta, arrivata sotto i colpi di Doni e dal maradoniano gol alla ‘Holly e Benjy’ di mastro Zampagna. La corazzata di Mancini ha ucciso il campionato sul nascere, come il più spietato dei killer in circolazione: chiunque si è frapposto sulla sua strada è stato irrimediabilmente annientato e spazzato via senza la benché minima possibilità di riuscire ad arginare la sua vorace bramosità di successo. La furia interista non ha conosciuto ostacoli, tagliando lo striscione del traguardo a mani basse senza neanche troppo sudare. Il Dream Team allestito in questa stagione dal fiero Moratti possiede una carrozzeria e un propulsore da far invidia anche alla più roboante delle Ferrari in circolazione. Certamente non possiede una livrea ammiccante e fascinosa come la rossa di Maranello, ma la sue fondamenta di cemento armato, la solidità e il cinismo esibito, non lasciano scampo a obbiezioni. Fisicamente straripante, sapientemente orchestrata tatticamente dal rigenerato Mancini e con campioni di grossa personalità ed esperienza tra le sue fila, l’Inter è un Colosso vecchio stampo, tutta praticità e risultato, alle volte a discapito del bel gioco, con il solo Tallone d’Achille della Champions. 26 vittorie, 6 pareggi e 1 sola sconfitta. 68 gol fatti, 29 subiti. + 19 di media inglese. Una striscia di successi consecutivi lunga 17 giornate, record assoluto del calcio italiano e difficilmente eguagliabile in futuro. È questo l’impressionante ‘score’ della Formula 1 nerazzurra. I numeri parlano chiaro. Ma al di la delle sue mostruose e poliedriche qualità della rosa messa a disposizione di Mancini, il vero ingrediente ‘magico’ dell’Inter dei record è l’istrionico Zlatan Ibrahimovic. Uomo insostituibile nello scacchiere tattico di Mancini, croce e delizia dei tifosi di fede interista, l’attaccante svedese è stato l’artefice principale dello scudetto nerazzurro, la creme de la creme del trionfo, il genio risolutore di cristallina qualità e completezza. Non più solo estetica e numeri da circense, ma anche concretezza ed efficacia. Reti da antologia e da predatore d’aria di rigore, per intenderci. Ma non solo Ibra. Una menzione particolare la meritano Capitan Zanetti, fedele e lodevole condottiero di mille battaglie, finalmente non più dileguatesi nei ripetuti e funesti oblii delle precedenti stagioni (5 maggio 2002 su tutte); la rivelazione Maicon, giovane concorde di fascia dalle indubbie doti tecniche e muscolari, e la forza esplosiva del serbo Stankovic, tuttofare del centrocampo manciniano, ritornato ai livelli super dell’esperienza laziale. Senza dimenticare il fondamentale apporto di Marco Materazzi, alfiere difensivo e vero e proprio ‘wall’ invalicabile, altro che muro di Berlino… Nel bel mezzo della Babele interista, multinazionale per eccellenza del calcio globale, ‘Matrix’ rappresenta lo spirito dell’Italia ‘Mondiale’, una fetta d’azzurro in mezzo alle ambasciate di mezzo mondo. L’Era glaciale è finita. L’epopea imperiale è solo all’inizio. Le burle da ‘carabinieri’ sul conto del giocattolo di casa Moratti vengono riposte frettolosamente nello scantinato. Gli ‘interisti’ Ficarra&Picone dovranno per forza inventarsi qualche altro sketch…

  La barzelletta nerazzurra è finita

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