1. Stramazzarri torna  
        Mi trovi su: Homepage #4571794
    :ave:

    I sessant´anni che Hendrik Johannes Cruyff celebra oggi sono arrivati molto prima sul suo viso, da quando nel ´97 un attacco di cuore rivelò spietatamente che la grandezza sul campo di calcio non salva dalle bizze della fisiologia, o forse ancora prima, dal ´94, quando il Barcellona allenato da lui fu stritolato ad Atene dal Milan nella finale di Coppa dei Campioni. Le rughe scavarono sul viso di Cruyff solchi profondi, mentre lui in piedi, con lo sguardo perso nel vuoto, assisteva all´avvenimento che non aveva neanche immaginato, dopo che alla vigilia aveva definito quasi una formalità la vittoria sui rossoneri. Forse per la prima volta quella notte Cruyff avrà sentito il peso della propria superbia, qualità che ha coccolato per tutta la vita.
    D´altra parte, accostato nella hall of fame a Pelè e Maradona, un gradino dietro di loro in verità, per le vittorie ai Mondiali che a lui sono sempre mancate, molto più degli altri due concorrenti all´olimpo del calcio ha mostrato una capacità di controllo e un´influenza sugli eventi del campo, mediate dalla sua intuizione dei movimenti generali di compagni e avversari e dalla sua strabiliante tecnica individuale. Pelè ha vinto tanto, ha segnato un´infinità di gol, ma non è stato mai il padrone dei suoi tanti Brasile; Maradona era il genio nato dal fango che ha trascinato i poveri alle vittorie con le sue imprese impossibili: ma Cruyff è stato il filosofo e il padrone di una squadra di intellettuali atleti, espressione di un ´68 di individualismo, sesso, droghe e libertà, uomini prima ancora che calciatori difficili da domare se non con un carisma papale. I suoi compagni raccontavano le lunghe concioni nei ritiri (definizione incongrua per quei raduni zeppi di mogli e fidanzate) nelle quali Cruyff discuteva dello spazio, da creare e nel quale infilarsi, dell´interscambio dei difensori con gli attaccanti, delle situazioni di gioco come un puzzle da ricomporre istantaneamente, secondo dopo secondo, per quello che venne definito il Calcio Totale.
    La filosofia nasceva e si rivelava poi nelle sue doti personali. Insolito era il suo fisico, longilineo, diversamente dai suoi due grandi rivali, tipici agili bassotti. Pelè apparve con funambolismi in un calcio che giocava lento; Maradona era rapidissimo, imprendibile negli spazi del dribbling: fu Cruyff ad aggiungere una base da fondista, con le sue lunghe leve, al mestiere del genio puro. Il suo era un muoversi sempre sul tempo dell´avversario (come nel suo famoso dribbling, the Cruyff´s turn, la giravolta di Cruyff, con il quale fingeva il cross, si girava e si liberava del difensore), così da arrivare sempre prima sul posto e avere sempre più tempo dell´avversario per pensare.
    Tra i suoi soprannomi c´è quello di ‘Profeta del Gol´: ma non perché lui abbia propagandato una sua verità, ma perché vedeva prima, da profeta di se stesso e dei compagni, la strada della palla verso la rete avversaria. I suoi gol appaiono inevitabili, stordenti, partoriti più da un sistema che da una giocata, Pelè e Maradona segnavano (e dietro seguivano il Santos e il Napoli o l´Argentina), l´Olanda e l´Ajax stordivano e poi Cruyff, che aveva diretto le manovre, metteva la zampata finale. E se i gol erano così possibili, lui realizzò anche quelli impossibili, come quando con il Barcellona volò in cielo, sul palo lontano dell´Atletico Madrid, e segnò di tacco, con un´acrobazia che rimane il suo volo per sempre.
    Cruyff è anche un uomo che ha perso molto. Ruzzolò a terra nella finale del ´74 sul fallo di Vogts al primo minuto, ma l´Olanda non vinse quella finale. Quattro anni dopo, all´età di 31, non volle andare in Argentina, per non sostenere i militari golpisti o perché già non si sentiva a suo agio nella nazionale o chissà per quale altra suggestione della sua superbia. Ha litigato molto con tutti, a Barcellona come in Olanda (dove tradì l´Ajax per giocare con i nemici del Feyenoord), ma è amato profondamente, in maniera commossa e ammirata: chissà se nella vecchiaia che il suo cuore malandato ancora gli concederà, il suo carattere non cominci ad accettarlo.

  Superbia, genio e filosofia: i 60 anni di Cruyff

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!

         

Online

Ci sono 0 ospiti e 0 utenti online su questa pagina