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    Dramma Inter all'Olimpico,si illude, poi è terza .

    ROMA - All'Olimpico l'unico a festeggiare è il calcio. Gli altri sono tutti tristi. Disperati gli interisti, solo dispiaciuti i laziali. Dopo due anni di festeggiamenti, lo stadio romano conosce l'atmosfera pesante, plumbea della sconfitta. La sconfitta storica dell'Inter che distrugge con una prestazione sconcertante una stagione quasi perfetta. Novanta minuti da incubo che fanno scivolare i nerazzurri dal possibile scudetto al terzo posto, scavalcati anche dalla Roma vincente a Torino.

    Novanta minuti vissuti sulle montagne russe dell'emozione. Prima sembrava tutto difficile, poi tutto facile, poi ancora difficile. Infine quasi impossibile. Poi impossibile del tutto.

    Il primo tempo dell'Inter è una corsa senza fiato, con i polmoni chiusi, bloccati da un masso. Lo stomaco sottosopra e la gola secca da morire. La partita più strana del mondo si gioca su due campi: a Udine a e Roma, con i tifosi dell'Olimpico uniti in un incredibile gemellaggio. Tutti a tifare Inter.

    Ad ascoltare urla e slogan si capisce dove sta andando la domenica. Il primo mormorio arriva dall'altro campo, quello in Friuli. Dopo due minuti segna Trezeguet e i bianconeri sono virtualmente campioni d'Italia. Il mormorio diventa urlo di gioia al 12' quando Vieri approfitta di un errore di Peruzzi e butta dentro l'1 a 0.

    E' a questo punto che sembra tutto facile. Via le biro, chiusi i taccuini non è più tempo di cronaca della partita: come quasi sempre in passato (l'anno scorso andò così Roma-Parma) il conteggio delle azioni non ha più senso. Conta solo far girare la palla e le lancette del cronometro. Ma questa non è una partita normale, questa è la partita più strana del mondo: cose da Osvaldo Soriano. E infatti le biro serviranno ancora.

    Al 19' ci pensa Poborsky a cambiare il pomeriggio: l'esterno sfida i suoi tifosi e va a segnare l'1 a 1. La Juve è tranquilla sul 2 a 0 (il secondo è di Del Piero) e per l'Inter diventa di nuovo tutto difficile. Scudetto in altalena, si dice. Scudetto per gente dai nervi saldi, per gente alla Di Biagio che una manciata di minuti dopo ci mette la testa: è il 23' e l'Inter è di nuovo in vantaggio e campione d'Italia.

    Adesso solo una squadra di masochisti potrebbe divertirsi a rovinarsi la domenica. E il gruppo Cuper non sembra avere questa predisposizione: la palla scivola con sufficiente lucidità, le gambe rispondono. Prima Ronaldo, poi Recoba hanno qualche possibilità di segnare il gol sicurezza: occasioni non eccezionali, sufficienti per rammaricarsi.

    Più che sufficienti per disperarsi quando al 45' Gresko regala un pallone d'oro a Poborsky che non si fa pregare per battere Toldo. E' il 2 a 2, è di nuovo tutto difficile per l'Inter, quasi impossibile. E' la Juve sul trono d'Italia.

    Favorita al primo minuto, l'Inter inizia la ripresa in rincorsa: le gambe già di legno, diventano di marmo e il pallone è una bomba che fa paura solo a sfiorarlo. La tattica non conta più, la confusione e la rabbia sono le uniche cose che ancora hanno un senso. Illogico ovviamente.

    Il cronometro corre. Cuper fuma la decima sigaretta, Massimo Moratti è di pietra in tribuna. Al suo fianco Tronchetti Provera perde la proverbiale abbronzatura. Il trionfo annunciato inizia a trasformarsi sempre di più in una sconfitta storica.

    Al decimo la tragedia nerazzurra ha la faccia impassibile di Simeone, l'ex interista che di testa batte Toldo e non esulta. Adesso tutto diventa impossibile, assurdamente impossibile.

    Tra la squadra di Cuper e lo scudetto adesso ci sono due gol da realizzare in poco più di mezz'ora. Una corsa contro il tempo da compiere con la zavorra del rimpianto sulle spalle. Il tecnico butta dentro Dalmat al posto di Conceicao, l'Inter sembra ritrovarsi, ma è solo una fiammata. Ormai è tardi. Troppo tardi.

    A Torino segna la Roma e l'Inter scivola al terzo posto. La lotta disperata di Vieri, i lampi di classe impotente di Ronaldo e le corse di Dalmat non riescono a spostare il risultato. Il cronometro che prima sembrava bloccato ora nella testa degli interisti corre veloce come mai nella loro vita.

    L'ultima spallata la dà Simone Inzaghi: cross da sinistra e gol di testa per il 4 a 2 che regala lo scudetto alla Juventus e gela l'Olimpico. La partita più strana del mondo è finita: piangono i tifosi di tutte e due le squadre, festeggiano solo sull'altro campo, quello di Udine. Il campionato è finito. Vieri è immobile, Ronaldo al suo fianco si copre la faccia con le mani e piange disperato. Gresko singhiozza. Moratti non c'è più. Hector Cuper fuma da solo la millesima sigaretta. Il sogno di quest'argentino triste e testardo finisce con il campionato. Ci proverà l'anno prossimo, c'è da giurarci.

    LAZIO - INTER 4-2

    LAZIO: Peruzzi; Stam, Nesta, Couto, Favalli, Poborsky, Giannichedda, Simeone (33'st Baggio), Stankovic (16'st Cesar); Fiore; Inzaghi. In panchina: Marchigiani, Colonnese, Negro, Pancaro, Evacuo. Allenatore: Zaccheroni.

    INTER: Toldo; J. Zanetti, Cordoba, Materazzi, Gresko; Conceicao (15'st Dalmat) , Di Biagio, C. Zanetti (27'st Emre), Recoba; Ronaldo (33'st Kallon), Vieri. In panchina: Fontana, Sorondo, Seedorf, Ventola. Allenatore: Cuper.

    ARBITRO: Paparesta di Bari.
    RETI: 12'pt Vieri, 20' e 45'pt Poborsky, 24'pt Di Biagio; 10'st Simeone, 28'st Inzaghi.
    NOTE. 1t.: 2-2. Pomeriggio di sole, terreno in buone condizioni, spettatori 60.000.

    http://www.youtube.com/watch?v=_SdoTxdJsMA
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper
  2. Scudetto-Mod  
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    Ei fu. Siccome immobile,
    dato il mortal sospiro,
    stette la spoglia immemore
    orba di tanto spiro,
    così percossa, attonita 5
    la terra al nunzio sta,

    muta pensando all'ultima
    ora dell'uom fatale;
    né sa quando una simile
    orma di pie' mortale 10
    la sua cruenta polvere
    a calpestar verrà.

    Lui folgorante in solio
    vide il mio genio e tacque;
    quando, con vece assidua, 15
    cadde, risorse e giacque,
    di mille voci al sònito
    mista la sua non ha:

    vergin di servo encomio
    e di codardo oltraggio, 20
    sorge or commosso al sùbito
    sparir di tanto raggio;
    e scioglie all'urna un cantico
    che forse non morrà.

    Dall'Alpi alle Piramidi, 25
    dal Manzanarre al Reno,
    di quel securo il fulmine
    tenea dietro al baleno;
    scoppiò da Scilla al Tanai,
    dall'uno all'altro mar. 30

    Fu vera gloria? Ai posteri
    l'ardua sentenza: nui
    chiniam la fronte al Massimo
    Fattor, che volle in lui
    del creator suo spirito 35
    più vasta orma stampar.

    La procellosa e trepida
    gioia d'un gran disegno,
    l'ansia d'un cor che indocile
    serve, pensando al regno; 40
    e il giunge, e tiene un premio
    ch'era follia sperar;

    tutto ei provò: la gloria
    maggior dopo il periglio,
    la fuga e la vittoria, 45
    la reggia e il tristo esiglio;
    due volte nella polvere,
    due volte sull'altar.

    Ei si nomò: due secoli,
    l'un contro l'altro armato, 50
    sommessi a lui si volsero,
    come aspettando il fato;
    ei fe' silenzio, ed arbitro
    s'assise in mezzo a lor.

    E sparve, e i dì nell'ozio 55
    chiuse in sì breve sponda,
    segno d'immensa invidia
    e di pietà profonda,
    d'inestinguibil odio
    e d'indomato amor. 60

    Come sul capo al naufrago
    l'onda s'avvolve e pesa,
    l'onda su cui del misero,
    alta pur dianzi e tesa,
    scorrea la vista a scernere 65
    prode remote invan;

    tal su quell'alma il cumulo
    delle memorie scese.
    Oh quante volte ai posteri
    narrar se stesso imprese, 70
    e sull'eterne pagine
    cadde la stanca man!

    Oh quante volte, al tacito
    morir d'un giorno inerte,
    chinati i rai fulminei, 75
    le braccia al sen conserte,
    stette, e dei dì che furono
    l'assalse il sovvenir!

    E ripensò le mobili
    tende, e i percossi valli, 80
    e il lampo de' manipoli,
    e l'onda dei cavalli,
    e il concitato imperio
    e il celere ubbidir.

    Ahi! forse a tanto strazio 85
    cadde lo spirto anelo,
    e disperò; ma valida
    venne una man dal cielo,
    e in più spirabil aere
    pietosa il trasportò; 90

    e l'avviò, pei floridi
    sentier della speranza,
    ai campi eterni, al premio
    che i desideri avanza,
    dov'è silenzio e tenebre 95
    la gloria che passò.

    Bella Immortal! benefica
    Fede ai trionfi avvezza!
    Scrivi ancor questo, allegrati;
    ché più superba altezza 100
    al disonor del Gòlgota
    giammai non si chinò.

    Tu dalle stanche ceneri
    sperdi ogni ria parola:
    il Dio che atterra e suscita, 105
    che affanna e che consola,
    sulla deserta coltrice
    accanto a lui posò. 108
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper
  4. 4 anni di infamie!  
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    È terminato il campionato 1999-2000 ed il calcio italiano è dominato dalle squadre romane; la Roma di Capello ha appena vinto lo scudetto, strappato ai “cugini” laziali, vincitori l’anno precedente. Juventus, Milan ed Inter sono le grandi sconfitte e meditano una pronta riscossa.
    La Juventus è la più furiosa di tutte; i due campionati appena trascorsi, sono finiti fra mille polemiche, errori arbitrali, “diluvi universali”, passaporti falsi e decreti pro giocatori extracomunitari dell’ultimo secondo. La triade juventina (Moggi-Giraudo-Bettega, con la supervisione di Umberto Agnelli) decide di tornare all’antico, “scaricando” il tecnico Ancelotti e recuperando Marcello Lippi, l’allenatore degli ultimi successi, che viene dal fallimento interista. L’operazione ritorno, che ha visto di recente dei personaggi del calibro di Trapattoni, Sacchi e Capello fallire miseramente, non spaventa il tecnico viareggino, che progetta una squadra rifondata in difesa e potenziata atleticamente a centrocampo. La campagna acquisti è vistosa; arrivano il portiere Buffon ed il campione del Mondo Thuram, gioielli del Parma, per 175 miliardi di vecchie Lire complessivi. Dalla Lazio viene ingaggiato il nuovo pilastro di centrocampo, il ceco Pavel Nedved, infaticabile ed illuminato trascinatore, per 70 miliardi. L’esborso è compensato da due addii eccellenti; sua maestà Zidane al Real Madrid, per l’incredibile cifra di 150 miliardi e Filippo Inzaghi, al Milan per 80.
    Lippi costruisce una squadra raramente brillante, ma molto compatta, specie dopo qualche aggiustamento tattico: il portiere della Nazionale Buffon è una sicurezza, nonostante un avvio incerto; davanti a lui l’assetto definitivo prevede Thuram a destra (dopo l’avvio al centro, posizione che predilige) col recupero del formidabile grande “vecchio” Ferrara accanto a Montero (od Iuliano) nel cuore del reparto difensivo, mentre a sinistra Pessotto è sempre molto affidabile. A centrocampo la diga Tacchinardi al centro, il veloce incursore Zambrotta a destra ed il coriaceo Davids a sinistra coprono la straripante vitalità di Nedved, spostato sulla trequarti dopo l’avvio a sinistra, con strepitosi esiti. L’infaticabile Conte completa un reparto atleticamente superbo. In avanti, Trezeguet, un “animale da goal” che partecipa poco alla manovra, ma infila reti in continuazione e che sale sul trono dei bomber grazie anche all’aiuto del mobile Del Piero, recuperato a grandi livelli, anche sotto rete. Poco fortunato il cileno Salas, alternativa di lusso, presto emarginato da un grave incidente.
    Anche il Milan pensa in grande; terminato sesto nella stagione precedente, dopo aver alternato tre allenatori (Zaccheroni, Tassotti e Maldini), si affida al turco Fatih Terim, che ha dato spettacolo con la Fiorentina. Arrivano Filippo Inzaghi e Rui Costa e tanto basta per far sognare i tifosi rossoneri.
    Dopo il fallimento Lippi ed il disastro Tardelli (che ha dalla sua un derby perso per 0 a 6) anche l’Inter si affida ad un tecnico straniero; è l’argentino Hector Cuper che fatto benissimo in Spagna, sia con il “piccolo” Maiorca che con il Valencia. È soprannominato “l’eterno secondo”, perché non ha vinto niente d’importante (con la squadra delle Baleari ha perso la Coppa delle Coppe, sconfitto dalla Lazio in finale, con il Valencia è arrivato secondo in campionato ed ha perso la finale di Champions League contro il Bayern Monaco) ma i tifosi nerazzurri non sono superstiziosi. Finalmente si è ricomposta la grande coppia dei sogni; un allenatore argentino ed un Moratti come presidente, come nell’epoca della “Grande Inter” del “mago” Herrera. Come sempre, la campagna acquisti è faraonica; arrivano Toldo, Materazzi, Georgatos, Coincençao, Cristiano Zanetti, Dalmat, Kallon, Ventola, Fontana, gli argentini Guglielminpietro, Sorondo e Vivas, i turchi Emre e Buruk. Ma lo sforzo più imponente è l’ennesimo tentativo di recuperare Ronaldo, per permettere al “fenomeno” di formare la coppia da sogno con Christian Vieri.
    La Lazio, perso Eriksson, si affida a Dino Zoff e si presenta ai blocchi di partenza con molti volti nuovi; Stam, Fiore, Liverani, Giannichedda, Mendieta e Kovacevic, scambiato con Salas, finito alla Juventus.
    Fabio Capello, invece, non cambia; la sua Roma è fortissima e bastano un paio di acquisti ben mirati. Il primo è il più roboante e riguarda il “gioiellino” del calcio italiano, Antonio Cassano, grandissimo talento ma caratterialmente impossibile da gestire. Il ragazzo della “Bari vecchia” costa al presidente Sensi ben 60 miliardi di vecchie Lire, ma ha solamente diciannove anni ed un futuro radioso davanti a lui. Arriva anche, dal Monaco, il “pupillo” di “Don Fabio”, quel Christian Panucci che ha seguito il tecnico friulano sia Milano che a Madrid. Per il resto, la squadra capitolina si affida all’estro di Francesco Totti ed ai goals del “Re Leone” Batistuta.
    Ma la squadra rivelazione del campionato sarà il Chievo, squadra di un quartiere di Verona; uscita dal limbo dei dilettanti nel 1986, approda in serie B nel 1994 e, da quest’anno, si affaccia nel campionato di serie A. Il “miracolo” porta la firma del giovane presidente Luca Campedelli e del tecnico Luigi Del Neri, abile a costruire un meccanismo di gioco spettacolare ed efficace, con giocatori di secondo livello o quasi. Il portiere è Lupatelli, la linea difensiva rigorosamente a quattro, è composta da Moro, D’Angelo, D’Anna e Lanna. Davanti a loro, il regista Corini che risulterà uno dei miglio-ri giocatori del campionato, assistito dal poderoso pistone Perrotta. Il gioco diventa arioso e ficcante sulle fasce laterali, dove corrono il velocissimo brasiliano Eriberto, a destra, e l’agile Manfredini sulla fascia mancina. In avanti la “torre” Corradi, l’efficace Marazzina ed il sempre valido Cossato, garantiscono gioco e goals.
    Partono bene le tre grandi deluse; dopo quattro giornate, sono in testa alla classifica con 10 punti. Secondo è il Chievo con solo un punto da recuperare; i campioni d’Italia della Roma sono in netto ritardo, avendo appena cinque punti. Ma proprio la squadra di Capello da il primo scossone al campionato, andando a vincere al “Delle Alpi”, contro la Juventus; reti di Batistuta, con grandi responsabilità di Buffon, ed Asunçao. Così, l’Inter rimane sola in testa alla classifica, perché anche il Milan comincia a perdere terreno; ma proprio la squadra rossonera, giocando una partita memorabile, sconfiggerà i “cugini” interisti, nel primo derby della stagione, con un netto 4 a 2. A proposito di derby; in quello della “Mole”, la Juventus dilapida un vantaggio di tre goals, permettendo la rimonta al Torino e fallendo pure un calcio di rigore nel finale, con il cileno Salas.
    Ma presto si capisce che il Chievo sarà la squadra rivelazione del campionato; i clivensi, infatti, alla dodicesima giornata si trovano da soli al comando, con un punto di distacco dall’Inter (che perde nuovamente Ronaldo, infortunatosi contro il Lecce), tre dalla Roma, quattro dal Milan (che nel frattempo ha esonerato Terim, sostituendolo con “Carletto Ancelotti” e che perde Inzaghi per tre mesi) e sei sulla coppia Juventus e Lazio. I bianconeri giocano male, Lippi non ha ancora trovato l’assetto definitivo della squadra; i problemi nascono sulla fascia sinistra. Infatti, Nedved e Davids si pestano i piedi, senza considerare l’abitudine di Del Piero di iniziare la propria azione da quella fascia. Perdendo a “San Siro” contro il Milan, il Chievo perde la testa della classifica, proprio a favore dei nerazzurri, ma i clivensi, due giornate dopo torneranno a “San Siro” e ne usciranno vittoriosi, proprio nel giorno della scomparsa dell’interista per eccellenza, l’avvocato “Peppino” Prisco. Sono giornate decisive anche per la Juventus; Nedved è tolto dalla fascia sinistra e lasciato libero di esprimersi secondo il suo estro. Lippi sposta anche Thuram sulla fascia destra, rispolverando Ciro Ferrara; la squadra bianconera ne ha un immediato beneficio ed infila una serie di risultati positivi che la porteranno ad effettuare una grandissima rimonta.
    Alla fine del girone di andata la Roma è “campione d’inverno” con 36 punti, seguono l’Inter ed il Chievo ad una lunghezza, la Juventus a quattro ed il Milan a cinque. Alla ventiduesima giornata è sempre la Roma a comandare, ma seconda è la Juventus con solamente un punto da recuperare; l’Inter è a meno due, il Chievo a meno otto, il Milan a meno undici !!!
    Dalla giornata successiva l’Inter si riprende la testa della classifica; la Roma e la Juventus faticano a tenere il passo dei nerazzurri, il Chievo ed il Milan sono sempre molto staccate, nonostante, in casa rossonera, si sia corso ai ripari con gli ultimi acquisti Josè Mari e Javi Moreno. Ancora spettacolo nel derby di Torino; i bianconeri ed i granata si danno battaglia a viso aperto e la partita termina 2 a 2, con un goal di Maresca nel finale che, facendo il verso all’attaccante granata Ferrante, mostra le corna alla panchina del Torino. L’Inter vince il secondo derby della “Madonnina, con un goal di Vieri negli ultimi minuti e mantiene la vetta della classifica, con una lunghezza di vantaggio sulla Juventus e due sulla Roma. Finisce 2 a 2 anche il derby d’Italia, con un grandissimo goal di Seedorf negli ultimi minuti della partita, dopo che le reti di Trezeguet e Tudor avevano ribaltato il goal iniziale dello stesso olandese; la Roma, vincendo per 5 a 1 il derby, balza nuovamente in testa alla classifica.
    L’Inter batte nettamente la Roma, alla ventottesima giornata, grazie alla doppietta di Recoba ed al goal di Vieri e si porta in testa, con tre punti sui giallorossi, La Juventus esce sconfitta dal “Tardini” di Parma, subendo la rete decisiva di Lamuchi nella ripresa. Vincono anche il Milan ed il Chievo, quest’ultimo nel derby contro il Verona, grazie a due reti del bomber Cossato.
    A sei giornate dalla fine la Juventus, pareggiando al “Delle Alpi” con la Lazio, scivola a sei punti dall’Inter e sembra tagliata fuori definitivamente dallo scudetto; ma mai dare per morta la “Vecchia Signora”. Già dalla domenica successiva dimezza i punti di svantaggio, grazie alla larga vittoria per 4 a 0 a Perugia ed all’incredibile sconfitta casalinga dei nerazzurri contro l’Atalanta. Pareggia anche la Roma a Venezia, dopo essere stata in svantaggio per 2 a 0; grande protagonista l’arbitro Collina, che “regala” due rigori inesistenti ai giallorossi. A tre giornate dalla fine la rimonta bianconera è quasi compiuta; ma che sofferenza !!! A pochi minuti dalla fine, l’Inter sta vincendo a Verona contro il Chievo, mentre la Juventus pareggia a Piacenza; la squadra nerazzurra avrebbe cinque punti di vantaggio a due giornate dalla fine, in pratica lo scudetto in tasca. Ma non finirà così; Nedved segna un goal favoloso, mentre il Chievo pareggia in una delle sue ultime azioni. La classifica dice: Inter 66 punti, Juventus 65, Roma 64. La penultima giornata è interlocutoria; i nerazzurri battono 3 a 1 il Piacenza, i bianconeri 5 a 0 il Brescia ed i giallorossi battono il Chievo con lo stesso risultato, 5 a 0.
    Tutto si decide all’ultima giornata; è il 5 maggio 2002, una data che rimarrà nella storia del calcio italiano. L’Inter è di scena a Roma, contro la Lazio; i tifosi biancoazzurri sono in conflitto con il loro presidente e, per protesta, promettono di tifare per l’Inter. Tantissimi sono i tifosi giunti da Milano e lo stadio “Olimpico” è completamente vestito di nerazzurro. Atmosfera completamente diversa ad Udine; certo, il colore predominante è il bianconero, ma solo perché sono i colori sociali dei padroni di casa. Tanti tifosi juventini, è vero, ma lo stadio non tifa certamente per la “Vecchia Signora”. La Roma è di scena a Torino, con la squadra granata che non ha più niente da chiedere al campionato; «So già come andrà a finire», dice Capello, allenatore romanista, «vinceranno tutte e tre e la classifica non cambierà».
    Ore 15:00 si parte. Nemmeno il tempo di controllare le formazioni e la Juventus è già passata in vantaggio; preciso cross di Conte e zuccata decisiva di Trezeguet, capocannoniere insieme al piacentino Hübner. Dopo nemmeno dieci minuti, lo stesso attaccante francese lancia in contropiede Del Piero; diagonale preciso di “Ale” e la Juventus ha già chiuso la pratica Udinese. Non resta, per i tifosi bianconeri, che rimanere attaccati alla radio per avere buone notizie da Roma; notizie che arrivano subito, ma non sono quelle sperate. Infatti, grazie ad un clamoroso errore del portiere laziale Peruzzi, “Bobo” Vieri porta in vantaggio l’Inter; lo stadio “Olimpico” ribolle di entusiasmo, i tifosi juventini sono in un mesto silenzio.
    Ma il pomeriggio è ancora lungo, dopotutto non sono che passati pochi minuti dall’inizio delle partite. Diciannovesimo minuto, un brivido scuote le due tifoserie; il ceko Poborsky, approfitta di una “dormita” colossale della difesa interista e realizza il goal del pareggio laziale. Ad Udine è il finimondo, a Roma è una marcia funebre; ma i tifosi juventini non possono festeggiare a lungo, perché quattro minuti dopo Di Biagio riporta avanti l’Inter. Questa volta è davvero finita, pensano gli juventini; si sbaglieranno di grosso. Manca pochissimo alla fine del primo tempo; ad Udine non succede niente, la partita è finita dopo il goal di Del Piero. Ancora un brivido di gioia scuote i tifosi juventini; di nuovo Poborsky, con l’involontario aiuto del suo connazionale Gresko, gonfia la rete nerazzurra e porta il risultato sul 2 a 2. Fine dei primi tempi; la classifica dice Juventus campione d’Italia, Inter seconda, Roma (ancora ferma sullo 0 a 0) terza.
    Inizia la ripresa. Le gambe dei giocatori nerazzurri, già di legno, diventano di marmo ed il pallone è una bomba che fa paura solo a sfiorarlo; la tattica non conta più, la confusione e la rabbia sono le uniche cose che servono in questi momenti. Cuper fuma l’ennesima sigaretta, Massimo Moratti è di pietra; al suo fianco Tronchetti Provera perde la proverbiale abbronzatura. Il trionfo annunciato inizia a trasformarsi sempre di più in una sconfitta storica. Al decimo minuto la tragedia nerazzurra ha la faccia impassibile di Simeone, l’ex interista, che di testa batte Toldo e non esulta. Adesso tutto diventa impossibile, assurdamente impossibile; tra la squadra sono due goals da realizzare, in poco più di mezzora. Allo stadio di Udine, logicamente, si respira tutta un’altra aria; i tifosi, ma anche i giocatori stessi, cominciano a crederci. Lippi cerca di mantenere la calma, ma è quasi impossibile; i tifosi bianconeri cantano, qualcuno piange, il grande sogno si sta avverando.
    A Torino, intanto segna Cassano e l’Inter scivola al terzo posto, scavalcata anche dalla Roma. La lotta disperata di Vieri, i lampi di classe impotente di Ronaldo e le corse di Dalmat non riescono a spostare il risultato; il cronometro che prima sembrava bloccato, ora nella testa degli interisti corre veloce come mai. L’ultima spallata è di Simone Inzaghi; cross da sinistra e goal di testa per il 4 a 2 che regala lo scudetto alla Juventus e gela lo stadio “Olimpico”.
    La partita più strana del mondo è finita; piangono i tifosi interisti, festeggiano quelli juventini. Allo stadio “Olimpico” Vieri è immobile, Ronaldo al suo fianco si copre la faccia con le mani e piange disperato. Materazzi impreca contro i giocatori laziali; «Due anni fa vi avevano fatto vincere, vi avevamo fatto vincere». Gresko singhiozza, Moratti è attonito, Hector Cuper fuma da solo la millesima sigaretta, ripensando alla sua fama di “eterno secondo”. Ad Udine, invece, è gioia allo stato puro; capitan Conte urla tutta la sua rabbia: «Qualcuno che era a Perugia e rideva, oggi piange … ed io godo, godo, godo». Lippi è raggiante; l’avevano definito una “minestra riscaldata”, ora è un gladiatore che saluta la folla dopo l’ennesimo trionfo.
    Finisce il campionato 2001-02; come quel giovedì del 1967, la Juventus supera sul filo di lana l’Inter. Come tante altre volte, sono i tifosi juventini a gioire; come tante altre volte, i tifosi nerazzurri rincasano sconfitti, piangenti con la bandiera arrotolata, quella con stampato sopra il 14° scudetto, che solo un manipolo di furfanti gli regalerà a tavolino qualche anno dopo. Ma questa, è tutta un’altra storia.

    da : juventus1897.it

  Oggi avvenne.5 Maggio 2002 Lazio 4 Inter 2

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