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    Competitivi subito o fra 3 anni? Ciò che promette Blanc lo ricalibra l’Ifil. E non è la prima volta.

    Sempre più confusa la situazione in casa bianconera. Al principio le avvisaglie di una società in difficoltà sembravano essere legate esclusivamente all’inesperienza e al disastro scaturito dal ciclone Calciopoli, ora appare sempre più evidente invece che nemmeno all’interno della dirigenza attuale sia ben chiaro il modus operandi proprio di una grande società. La frase ormai celebre di Giovanni Cobolli Gigli: ”Il tifoso Cobolli avrebbe fatto ricorso al Tar, il dirigente Gigli invece ha dovuto ritirarlo”, rischia di diventare non solo una barzelletta circa la reale presenza di due gemelli diversi al comando della società juventina, ma una triste rivelazione dello stato reale della società, sempre più in balìa di troppe personalità distinte, certamente tutte qualificate ma non adatte a un lavoro in sintonia.

    All’inizio di questa settimana, il primo a parlare è stato Carlo di Sant’Albano: ”Sono cautamente ottimista – ha dichiarato l’ad di Ifil -, ma ci vorranno 3-5 anni perché la Juve torni a essere sotto il profilo sportivo com’era prima”. Una affermazione simile costituisce non solo un alibi per i giocatori, ma soprattutto una dichiarazione di incapacità e di impotenza a fronte dell’annunciato impiego di risorse nell’ordine di 60-70 milioni per il mercato estivo. La Juventus è una squadra da sempre costruita per primeggiare, e mai nella sua storia si è assistito a dichiarazioni simili, dichiarazioni che dimostrano come la volontà della nuova proprietà (famiglia Elkann) non sia tanto di ottenere risultati di prestigio, quanto di ottenere un rientro economico soddisfacente, in netto contrasto con le caratteristiche storiche della proprietà Agnelli. All’interno della società ci sono diverse divisioni, come dimostrato dalla recente contestazione da parte della curva, che non ha mancato di sottolineare la divergenza di opinione tra Secco e Bettega da una parte, e Blanc e Deschamps dall’altra, divisione che ha visto l’apice nel rifiuto da parte dei dirigenti italiani di operare nuovamente sul mercato per acquistare altri giocatori vicini al manager di Deschamps, il francese Weber, manager tra l’altro di Boumsong, fortemente voluto dall’allenatore.

    Questa spaccatura aveva portato addirittura il duo Bettega-Secco a prendere in considerazione l’ipotesi di terminare il contratto del transalpino una volta raggiunta la promozione in serie A, complice anche una mancanza di gioco che permane dall’inizio del campionato, per far posto a Marcello Lippi, ipotesi caduta in seguito alle titubanze del Ct Campione del Mondo, e a una pronta reazione da parte di Blanc, spalleggiato da un Tardelli smanioso di prendere il posto di Bettega in società. Lapo Elkann, Giovanni Cobolli Gigli, Luca Cordero di Montezemolo, Franzo Grande Stevens: anche la corsa per la presidenza bianconera si fa sempre più complicata, voci da Torino parlano di un Cobolli Gigli sempre più traballante, complice il caos che le sue frequenti estemporanee dichiarazioni alimentano continuamente. Situazione di caos dalla quale è necessario uscire al più presto, tentando di ripristinare quell’equilibrio creato dalla triade in precedenza, equilibrio che le ha permesso non solo di tenere lo spogliatoio sotto controllo, ma anche di gestire la società al meglio, con punti di riferimento fissi e stabili. “In questo anno è successo di tutto. Però mi sono divertito e ho tanta voglia di vedere all’opera la Juventus del futuro”. Parole sempre di Cobolli Gigli. Consentiteci una postilla: noi ci siamo divertiti di meno e vogliamo una Juventus in grado di lottare per vincere il campionato da subito, come è nella sua tradizione.

  Le troppe contraddizioni della dirigenza juventina

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