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    Il presidente Uefa: «Sono felice che il Milan sia campione, con i gol di un italiano, di un campione del mondo».


    C’era il Milan. C’era il Liverpool. C’era Atene. C’era maggio. C’era Michel Platini. Tutte queste cose assieme, in una sola sera, tratte dal diario di una carriera. Vent’anni dopo, lui, il nuovo presidente dell’Uefa, ha consegnato la coppa al vincitore, Paolo Maldini, un simbolo, l’icona del football italiano, europeo, mondiale e ha anche scherzato: «Ho voluto farlo prima che Magath me la portasse via, ho dovuto farmi eleggere presidente dell’Uefa per alzare questa coppa al cielo qui ad Atene e sono felice che il Milan sia campione, con i gol di un italiano, di un campione del mondo». Appunto, la memoria di una carriera e di un calciatore. Accadde ad Atene, il venticinque maggio del 1983 e Felix Magath sgonfiò la Juventus.

    Il Milan poi, avversario ma anche amante perchè non tutti sapevano e sanno che ci fu una sera in cui Silvio Berlusconi convocò, in una delle sue dimore lombarde, Michel Platini ancora bianconero. Il colloquio verteva sul lancio de La Cinq, il canale televisivo che Berlusconi stava per aprire in Francia tra gli ostacoli chauvinisti di Chirac allora sindaco della capitale. Platini sarebbe stato un testimone ideale, così fu nella presentazione ufficiale, in smoking, scendendo le scale tra le paillettes. Ma Berlusconi osò di più, un’offerta di lavoro al Milan, in squadra ovviamente, senza molestare troppo l’Avvocato che con Platini aveva stabilito un rapporto privilegiato. Michel Platini accettò la marchetta televisiva ma fu «costretto» a rifiutare l’avance rossonera, così come quella della Sampdoria e del Marsiglia. Vent’anni dopo, con qualche chilo in più e la stessa faccia di sempre, guascone e sorridente, monsieur le president ha consegnato all’Italia quello che a Cardiff ci era stato tolto e Michel ha rivisto e rivissuto, come in filmino amatoriale, girato con la pellicola super 8, una fetta di carriera e insieme di vita, Atene, il Milan, il Liverpool e maggio. La storia del calcio è storia di uomini e di ricordi. Nessuno potrà cancellarla.

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