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    Da capitan Lanna (in lacrime) a Del Neri è autocritica: "Se retrocediamo vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa". Ma Semioli, che probabilmente giocherà ancora in serie A, si sfoga: "Gli altri risultati erano tutti già scritti"

    BOLOGNA, 27 maggio 2007 - Ora diranno che gli Asini non volano più. Non credetegli, mica è vero. Perché il Chievo scende in serie B dopo sei campionati, ma un suo certo modo di essere calcio non vuole estinguersi. Va avanti, negli applausi dei suo tremila tifosi, così gialli che sembrano venuti giù dal Grande Nord, magari dalla Svezia. Così ordinati, quasi composti, alla faccia della pance gonfie di birra annacquata, quella che fuori dallo stadio Dall’Ara vendono anche dieci minuti prima della partita. Eccoli quelli arrivati da Chievo, venuti solo per applaudire. Applaudire: prima, durante e dopo. La loro squadra e pure quella avversaria. Già, questo è il bello ed è anche qualcosa di più. Succede tutto quando la partita è già finita, quando il giorno del giudizio ha detto che il Chievo è finito in serie B. Loro applaudono, a prescindere: i loro giocatori, con le maglie gialle e quelli del Catania, in mutande, torso nudo e bandiere in mano. Quelli del "Ceo" battono le mani e magari piangono, ma quel che rompono è solo lo schema di un calcio (italiano) che non sa perdere.

    RABBIA SEMIOLI - Così l’unico che sbotta è uno che stava in campo ed è uscito quanto il Chievo era ancora in serie A. Si chiama Franco Semioli, nei piedi ha classe da vendere. Invece dicono che lo venderà il Chievo e che presto indosserà la maglia della Fiorentina. Intanto attacca: "I risultati degli altri li sapevamo già, era tutto già scritto". Poi prende a calci l’aria e vola via.

    LE LACRIME DI LANNA - Ma quelli del "Ceo" continuano ad applaudire e così finisce che Salvatore Lanna, il capitano, non ce la fa più. Piange e racconta: "Questo è davvero straordinario ed è per la nostra gente che questa retrocessione mi fa così male. Evidentemente qualcosa abbiamo sbagliato, se siamo retrocessi qualcosa abbiamo sbagliato".

    DEL NERI RESTA - Ed è quel che dice anche Gigi Del Neri, l’allenatore che sei anni fa portò la prima volta il Chievo in serie A. E che dopo sei anni lo riporta in seria B. Ripete "qualcosa abbiamo sbagliato, soprattutto in questa partita che era come una finale" e "abbiamo pagato anche qualche infortunio e un campionato molto stressante". Poi pensa agli applausi della gente e pensa al suo futuro: "La nostra gente è straordinaria, ha già il coraggio di guardare avanti. Il mio futuro? Spero di far ancora parte di questo progetto, è quello che voglio, comunque ne parlerò presto con il presidente Campedelli". Il presidente Luca Campedelli è già andato via, ha lasciato lo stadio Dall’Ara dopo il 2-0 di Minelli. Aveva il volto teso, perfetto per un film minimalista di Lars Von Trier. Via, senza dire una parola, fedele nei secoli al motto di famiglia: "Meglio tacere e fare la figura del fesso, che aprire bocca e togliere ogni dubbio a proposito". Amen. C’è solo l’ultimo sussulto, è di Del Neri. Spiega perché sullo 0-0 ha fatto uscire Semioli e ha messo dentro Rickler, un giovanotto buono (soprattutto) per far le barricare: "Ho tolto Semioli perché aveva male a un tallone. E ho messo Rickler perché mi serviva qualcuno che potesse contrastare il gioco aereo di Rossini". Rossini ha fatto gol di testa, il Chievo ha perso la partita e la serie A. Ora quelli del "Ceo" non lo perdoneranno mai. Non c’è bisogno, non lo hanno mai condannato.
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    Chievo, è stata una favola

    Dopo sei anni la squadra del "Ceo", quartiere veronese di 5 mila abitanti, è retrocessa in B, dopo aver assaggiato la Champions. Del Neri resta, e raccoglie la prossima sfida: promozione immediata

    MILANO, 28 maggio 2007 - La favola era cominciata a Firenze, sotto il sole d’agosto, e finisce a Bologna, dopo un acquazzone di primavera. L’ultima diapositiva del Chievo in serie A è il presidente Luca Campedelli che lascia il Dall’Ara dopo il secondo gol del Catania. Dopo sei anni la squadra del "Ceo", quartiere veronese che conta 5 mila abitanti, retrocede in B. Gigi Del Neri l’ha fatto diventare grande e Gigi Del Neri lo riaccompagna giù, dove lo aveva trovato 7 anni fa.

    IL CERCHIO SI CHIUDE - Il tecnico che aveva conquistato gli italiani con il suo calcio offensivo e spregiudicato non è riuscito a compiere un altro miracolo. Lui che li aveva portati prima in A (2001) e poi in coppa Uefa (2002) e che dopo 4 stagioni gialloblù se n’era andato per mettersi alla prova, collezionando tra Porto, Roma e Palermo solo delusioni, era tornato al capezzale della sua creatura. Per salvarla e riportarla in zona Europa.

    DALLA CHAMPIONS ALLA B - Già, perché l’anno scorso il Chievo, complice lo scandalo del calcio, si era ritrovato ai preliminari di Champions League: il simbolo del calcio pulito e del fair play che si accomoda nell’Olimpo dei grandi proprio nell’estate in cui l’Italia pallonara mostra al mondo il lato peggiore di sé. Doveva essere una stagione trionfale. Invece i gialloblù, battuti ai preliminari e fuori al primo turno anche dalla Uefa, pagano in campionato la preparazione anticipata e una panchina troppo corta per affrontare il doppio impegno. Dopo 6 giornate il Chievo di Bepi Pillon ha due punti, e Campedelli non resiste al richiamo del passato: Del Neri è libero e nessuno può rimettere in moto il giochino inceppato meglio di chi l’ha costruito. I tifosi pensavano: il Ceo è squadra tosta, si salverà. Come si era salvata nel 2005, quando finita l’era Del Neri era arrivato Mario Beretta e i gialloblù, nonostante una buona partenza, a 3 giornate dalla fine erano a un passo dalla B. Allora il cambio in panchina funzionò: la squadra affidata a Maurizio D’Angelo, storico capitano delneriano, si salvò all’ultima partita. Stavolta no.

    LA NUOVA SFIDA - Adesso si ricomincia dalla serie B. Qualcuno partirà (Semioli, Brighi e Obinna in pole), la vecchia guardia (Lanna, D’Anna, Moro, Luciano e Cossato) resterà per raccogliere la sfida lanciata da Del Neri: riportare il Chievo laddove merita di stare. Campedelli è amareggiato ma non molla. Ne ha passate tante, è uscito indenne dallo scandalo scommesse e dal gennaio buio del 2005, quando aveva quasi venduto la società a un imprenditore bresciano, Franco Berardi. Arrivederci Chievo, arrivederci "mussi volanti", tifosi capaci di applaudire i giocatori anche nel momento della rabbia. Speriamo di rivedervi presto in serie A.
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    Chievo-Del Neri: è finita

    Dopo la retrocessione divorzio tra il club gialloblù e il tecnico friulano, tornato a Verona a ottobre. Il d.s. Sartori: "Abbiamo deciso di non continuare insieme. Scelta sofferta". Per il futuro spunta De Biasi

    VERONA, 1 giugno 2007 - Gigi Del Neri lascia il Chievo. E se la favola gialloblù era finita domenica pomeriggio a Bologna con la retrocessione in serie B, la partenza del tecnico friulano rappresenta l'addio di uno dei personaggi che di quella favola sono stati gli artefici. "Abbiamo deciso di non continuare insieme. Una decisione sofferta. Non siamo riusciti a sciogliere tutti i dubbi che sia noi, sia lui, avevamo" - ha commentato il d.s. Giovanni Sartori.
    L'inaspettata caduta in serie B, dunque, ha finito per travolgere un equilibrio che il Chievo pareva aver trovato dopo un inizio di stagione pieno di problemi. Proprio per riportare in linea di galleggiamento una barca che faceva acqua da tutte le parti, il presidente Luca Campedelli nello scorso ottobre aveva puntato tutto sul Del Neri bis. "Qui mi sento a casa mia, ed è come se non me ne fossi mai andato. Se sono tornato è perché sono convinto che si possa far bene" aveva commentato l'allenatore friulano, convinto che la situazione era difficile, ma che, alla fine, sarebbe riuscito a salvare il Chievo. In effetti, a un certo punto della stagione Del Neri sembrava essere riuscito nell'impresa. Poi l'inatteso epilogo, legato anche ad una serie di risultati concomitanti che non hanno certo agevolato i gialloblù. Dunque il Chievo volta decisamente pagina per ripartire con un altro progetto.

    FUTURO CHIEVO - "E' successo tutto in fretta - commenta Sartori - . Dateci qualche giorno e poi risolveremo anche il nodo della guida tecnica". In questo momento la pista più gettonata è quella di un ex gialloblù, con D'Angelo, Maran e Pioli in lista d'attesa. Anche perché non sono poi tantissimi i candidati sulla piazza che possano fare al caso del Chievo. Qualche chance anche per De Biasi, vecchio pallino di Sartori appena scaricato dal Torino, mentre non sembra aver credito la voce di un clamoroso ritorno di Malesani.

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