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    I grandi club hanno ignorato la richiesta del ct di iniziare il campionato il più presto possibile. Il capitano: "Per le qualificazioni c'è la Francia ma nessuno ci ascolta".


    Il capitano Cannavaro, Pallone d'oro, l'uomo che il 9 luglio 2006 ha alzato la Coppa del Mondo all'Olympiastadion, è piuttosto seccato: "La nazionale qualche soddisfazione l'ha data o sbaglio? Eppure non ci hanno mai ascoltato e continuano a non farlo. Non so se si tratti di ragioni politiche: il dato di fatto è che le nostre esigenze passano sempre in secondo piano". Scialuppa di salvataggio del calcio italiano, che per restare a galla dopo il naufragio di Calciopoli si aggrappò al Mondiale vinto dagli azzurri, neanche un anno dopo il trionfo di Berlino la nazionale è già stata abbandonata. I grandi club hanno ignorato l'unica richiesta del ct, formulata fin dall'autunno scorso: iniziare il campionato il più presto possibile, per arrivare col massimo rodaggio alle decisive partite per la qualificazione all'Europeo, l'8 e il 12 settembre contro Francia e Ucraina.

    Il capitano Cannavaro si è fatto portavoce degli eroi di Germania: contattati dall'Aic, il sindacato calciatori, tutti, da Gattuso a Materazzi, da Camoranesi allo stesso Totti, che proprio in settembre con la Francia potrebbe vestire di nuovo la maglia azzurra, hanno aderito alla proposta di Donadoni. Ma è ormai è certo che la serie A partirà il 26 agosto e non il 19, come avrebbe voluto il ct. Ribadisce Cannavaro: "In vista della sfida con la Francia, una settimana di campionato in più non solo è importante, ma può diventare fondamentale". Il calcio è anche questione di dettagli: l'1-1 in casa con la Lituania e l'1-3 in Francia, nel settembre scorso, furono causati dalla scarsa preparazione dei reduci di Berlino. La mediazione sul tema ha portato alla conferma di una conquista dell'Aic: le tre settimane di sosta invernale, dal 23 dicembre al 12 gennaio, restano inviolabili. Anche se il campionato parte il 26 agosto, ci sarà semplicemente un turno infrasettimanale in più. Non è tanto questione di ferie - di fatto si riducono a una settimana - quanto di salvaguardia dagli infortuni. Ma per Donadoni, stretto tra i calcoli della politica, del calendario televisivo e dei rifiuti dei campioni del mondo (l'addio di Nesta, l'assenza di certezze su Totti), il discorso è molto diverso.

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