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    Cannavaro festeggia col 'fascio'
    Involontario protagonista per tricolore
    Nella festa per lo scudetto del Real, Fabio Cannavaro si è reso involontario protagonista. Il Pallone d'Oro ha infatti sventolato, al termine della gara con il Maiorca, un tricolore passatogli dagli spalti sul quale compariva il fascio littorio. "Me ne sono reso conto soltanto dopo - ha spiegato il napoletano. - Chiedo scusa a chi si è offeso ma io non sono fascista e non sono di sinistra. Non è il caso di aprire una polemica".

    Ci sono calciatori che ostentano la propria fede politica, come è il caso di Paolo Di Canio per la destra e di Cristiano Lucarelli per la sinistra, ma può anche capitare che alcuni giocatori diventino dei mezzi involontari di propaganda. E' quanto è avvenuto a Fabio Cannavaro durante i festeggiamenti per la conquista della Liga con la maglia del Real, il suo terzo scudetto consecutivo, se consideriamo come 'validi' gli ultimi due tricolori della Juve. Il giocatore napoletano, che corona nel migliore dei modi una stagione da incorniciare, e che lo ha visto prima alzare la Coppa del Mondo con la maglia azzurra, quindi vincere il Pallone d'Oro, ha festeggiato al Bernabeu con un tricolore di antica memoria, con il fascio littorio di epoca fascista. La bandiera gli è stata lanciata dagli spalti e Cannavaro non si è accorto subito del simbolo presente, "quanto me ne sono accorto l'ho nascosta", ha spiegato il giocatore napoletano che infatti ha poi proseguito i festeggiamenti con la bandiera annodata attorno al collo.

    "Chiedo scusa a chi si è offeso - ha affermato - ma io non sono fascista e non sono di sinistra. Non è il caso di aprire una polemica in una serata così". Si è trattata di una semplice disattenzione frutto dell'orgoglio italiano di Cannavaro.

    (tgcom.it)
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    Originally posted by Giovanni1982
    Sta in mezzo. E' una tdc. :cool:
    sei in periodo di forma smaliante e non fai prigionieri :asd:

    p.s. su l'intelligenza di cannavaro non c'era bisogno di ulteriori conferme ;)
    solo due cose sono infinite l'universo e la stupidita' delle persone
    A. Einstein


    [SIZE=1][I]Il mago fece un gesto e scomparve la fame, fece un altro gesto e scomparve l'ingiustizia, poi un altro ancora e te
  3. 4 anni di infamie!  
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    L'intervista integrale


    Fabio Cannavaro, Capello sostiene di aver vinto nove scudetti. Lei quanti ne conta? «Tre. I due della Juve e questo col Real». Calciopoli? «Hanno avuto una fretta del diavolo. Colpa del signor Rossi». E di Luciano Moggi, no? Se avesse telefonato un po’ di meno... «Prenda l’ultima Juventus. Lo scudetto, l’ha vinto l’Inter di Ibrahimovic e Vieira. La Liga, il Real di Capello, Emerson e Cannavaro. In serie B, i miei ex compagni hanno passeggiato con la pipa in bocca. E chi non ci è riuscito, come Zambrotta e Thuram, ha fatto i nostri stessi punti. Segno che quella era una squadra formidabile». Un’aggravante, non un’attenuante. «Ripeto: io, quei campionati, li ho sudati e meritati sul campo. Capisco Del Piero quando si arrabbia perché gli gridano “ladro”. Né mi stupisco se poi a qualcun altro canta “lo scudetto ficcatelo nel c...”». Sarà: in Spagna, senza scorte, è stato uno dei giocatori più ammoniti. «Ho notato che, qui, ce l’hanno col Real. Gli arbitri hanno il cartellino troppo facile. Tengo inoltre a precisare che sono stato espulso due volte, e in un caso mi hanno revocato la squalifica. Se mai, mi è mancato il gol. Due o tre a stagione ci scappavano sempre». I giornali parlano di lei come della grande delusione. «La Spagna è il paradiso degli attaccanti, non dei difensori. Io, poi, venivo dal Pallone d’oro. L’ho pagato, soprattutto nel periodo invernale. Si aspettavano che facessi Superman. Impossibile, se si gioca sempre col sederino scoperto. Anche col Maiorca ci hanno fregati in contropiede. Un classico. La cosa buffa è che danno del catenacciaro a Capello. Visto dalla mia parte: magari». Lascia o raddoppia? «Il contratto che ho firmato con Calderon scade fra due anni. Confesso che non mi dispiacerebbe tornare. E chiudere, magari, a Napoli. Dubito, però, che il progetto di De Laurentiis mi contempli, e allora preferisco non interferire». Voce di popolo: se parte Capello, parte anche Cannavaro. «Ho firmato per il Real, non per Capello». Al posto del presidente, cosa farebbe? «Che discorsi: lo confermerei. Un ribaltone costituirebbe l’ennesimo salto nel buio. Capello è Capello: ha dovuto mangiare tanta di quella m... che soltanto uno del suo calibro poteva uscirne vivo e vittorioso. L’avevano trasformato persino in un pupazzo. Gli davano addosso dalla mattina alla sera. Come se il Real fosse uno squadrone e non un gruppo sbandato che non vinceva nulla dal 2003». A proposito: la Liga l’avete vinta voi o l’ha persa il Barcellona? «Onestamente: prima, l’hanno persa loro; poi, l’abbiamo vinta noi. La squadra più squadra è stata il Siviglia. Non il Barça, troppo schiavo dei suoi solisti. E nemmeno noi, troppo legati al cuore, in senso letterale e non. Ho reso l’idea?». Come no. Emerson? «Ha sofferto molto. Per me, va via. Sognava il Milan». Da capitano della Nazionale, come giudica il caso Totti? «In assoluto, mi spiace quando leggo di uno che rifiuta la maglia azzurra. Nello specifico, non c’è stata chiarezza. È da un sacco di tempo che non parlo con Francesco. I contatti li tengono Riva e Donadoni. L’ambiguità non giova a nessuno». Ronaldo? «A mente fredda, non avremmo dovuto lasciarlo partire». Cassano? «Che tristezza. Antonio non era al Bernabeu, domenica sera. Deve credere più in se stesso. Soprattutto, deve tornare in Italia. Ormai sono tre anni che, per un motivo o per l’altro, non tocca palla». A chi darebbe il Pallone d’oro? «A Kakà. Ha trascinato di peso il Milan ad Atene. Fa bene, Calderon, a marcarlo stretto». Buffon ha prolungato sino al 2012. «Una scelta che lo onora. Già quella di restare in B, comunque, fu straordinaria. Questa, poi. Fosse andato al Milan, avrebbe rovinato molto, se non tutto. Viceversa, ha optato per un segnale forte. Fortissimo». Lei, invece... «Arrivati al dunque, ho deciso per un’esperienza all’estero. Ribadisco: la serie B mi sembrava un sopruso. Mi sono lasciato bene con la società, meno con i tifosi. Traditore è un termine che mi è rimasto sullo stomaco. Per questo, non ho mai portato il Pallone d’oro a Torino. Ogni tanto, mi sento al telefono con Alessio Secco. Rapporti col Milan? Zero». Il campione più campione col quale ha giocato? «Zlatan Ibrahimovic. Altra categoria. Altra cilindrata. Ma come professionalità, scelgo Nedved tutta la vita». Lippi? «E’ uno spreco il fatto che non alleni». Dolce Spagna, insomma. «Alla grande. In 38 partite, ci sono stati incidenti fra tifosi e polizia soltanto dopo il derby di Madrid. Ho visto in tv il casino di Genoa-Napoli, è mai possibile che per festeggiare una promozione ci si debba comportare in quel modo? Al Bernabeu, domenica, non uno che abbia invaso il campo. E si celebrava il titolo, mica una coppetta qualsiasi». Brutto episodio, la bandiera col fascio littorio. «Un infortunio. Me l’avevano passata dalle gradinate. Ho cercato di rimediare. La prossima volta starò più attento». Notizie di Zambrotta e c.? «Zambro mi ha inviato un sms: goditi il tuo primo scudetto. Primo un corno. Non gli ho ancora risposto, ma lo farò. E come se lo farò». Scudetti revocati, Mondiale in Germania, Pallone d’oro, premio Fifa, campione della Liga: e adesso? «Non ho mai vinto la Champions League, non ho mai sconfitto la Francia. Ecco cosa mi manca. A settembre ne faccio 34. Meglio battere il ferro finché è caldo».

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