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    Il difensore del Lecce Marcello Cottafava è stato prosciolto dalla Commissione Disciplinare della Lega Calcio dall'accusa di doping avanzata dalla Procura Antidoping del CONI. Nello stesso procedimento, punito invece il medico sociale del Lecce, il dottor Palaia ai sensi dell'articolo 10.3 del Regolamento dell'attività antidoping.
    Riportiamo di seguito i motivi della decisione della Commissione, presieduta dal professor Claudio Franchini:
    "Come è risultato anche in sede di discussione, nella fattispecie non è contestato: a) che gli esami di laboratorio eseguiti sui campioni di urina prelevati sono stati eseguiti correttamente; b) che nel campione biologico è stata evidenziata la presenza di tuaminoeptano, sostanza inserita nella lista delle sostanze proibite; c) che la presenza di tuaminoeptano è stata determinata dalla utilizzazione da parte del Cottafava di un prodotto farmaceutico (Rinofluimicil) al fine di curare uno stato febbrile di origine influenzale; d) che il farmaco è stato assunto su prescrizione del medico sociale dott. Palaia. In considerazione di tali circostanze di fatto, la Commissione, esaminati gli atti allegati al deferimento, lette le memorie difensive, sentiti i deferiti e i loro difensori, osserva quanto segue. La presenza di una sostanza proibita in un campione biologico di un atleta integra la violazione del Regolamento dell’attività antidoping, ai sensi dell’art. 2.1. Infatti, il fatto che il medico di una Società si assuma la responsabilità della utilizzazione da parte di un calciatore di farmaco contenente una sostanza proibita non fa venir meno l’obbligo dell’interessato di accertare la natura del farmaco stesso e di ottemperare agli obblighi previsti (art. 2.1.1.). Nel caso di specie, tuttavia, nessuna colpa può essere attribuita al Cottafava, tenuto conto sia del fatto che il tuaminoeptano (contenuto nel farmaco Rinofliumicil) rientra non tra le sostanze “vietate”, ma tra quelle “specifiche” (coma da Lista WADA 2007), cioè tra quelle sostanze che, a norma dell’art. 10.3, possono provocare più facilmente delle violazioni “involontarie” del Regolamento antidoping per la diffusa presenza nei prodotti medicinali o perché è improbabile che possano essere utilizzate efficacemente come agente dopante; sia del fatto che il calciatore ha esercitato la massima cautela e attenzione, perché, una volta accortosi della avvertenza contenuta nel bugiardino, ha prontamente avvertito il medico sociale, assumendo il farmaco soltanto dopo aver ricevuto assicurazioni in tal senso; sia, ancora, del fatto che, al momento del controllo antidoping, il Cottafava ha dichiarato spontaneamente di aver utilizzato il farmaco Rinofliumicil. Ne deriva che, per quanto riguarda il Cottafava, può trovare applicazione la previsione di cui all’art. 10.5.1 del Regolamento dell’attività antidoping, in base alla quale all’atleta che dimostri che la violazione è avvenuta senza sua colpa o negligenza, il periodo di squalifica previsto viene annullato. Diversa, invece, risulta la posizione del dott. Palaia. Il comportamento di quest’ultimo, infatti, non è esente da colpa, in quanto sia la circostanza che il tuaminoeptano sia stato inserito dalla WADA nella lista delle sostanze proibite soltanto a partire dal 2007, sia la circostanza che la confezione del Rinoflumicil non presenta il pittogramma rosso attestante la presenza di sostanze vietate non costituiscono motivo per farne venir meno l’illiceità. Quanto alle sanzioni applicabili, peraltro, occorre rilevare che, nella fattispecie, deve trovare applicazione non l’art. 10.4.2, che individua le sanzioni nel caso della somministrazione di sostanze vietate o metodi proibiti di cui all’art. 2.8, il quale si riferisce espressamente a casi di somministrazione di sostanze vietate, ma non sembra poter comprendere anche il caso di somministrazione involontaria di sostanze specifiche per come queste ultime sono qualificate dall’art. 10.3, bensì l’art. 10.3 che disciplina le violazioni attinenti alle sostanze specifiche, con riferimento non solo agli “atleti”, ma anche a qualsiasi “persona interessata”. Diversamente, infatti, si verificherebbe una distinzione non giustificata, che determinerebbe una singolare, ma al contempo irragionevole, discriminazione e disparità di trattamento (in quanto, ad esempio, in caso di violazione “involontaria”, porterebbe al proscioglimento dell’atleta e alla condanna del medico alla sanzione della squalifica per un periodo minimo di quattro anni!). Quantificazione equa della sanzione, considerato che l’assunzione del farmaco Rinofliumicil non era tesa a incrementare le prestazioni sportive, anche perché non idonea a tale scopo in quanto non agente in via sistemica, e che, d’altra parte, ove vi fosse stato il sospetto che l’uso di tale farmaco potesse essere ritenuto contrario alla normativa antidoping, sarebbe stato possibile chiedere la prevista autorizzazione al CONI, e tenendo altresì conto del comportamento tenuto dal Palaia nel corso dell’intero procedimento, appare quella di cui al dispositivo".
    La prima Legge del Giornalismo: confermare i pregiudizi esistenti, piuttosto che contraddirli.
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  Giustizia è più o meno fatta!

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