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    «Nell'86 Vialli ci disse di no, non ci scoraggiammo e arrivò Van Basten. Eravamo vicini a Henry, ma i 10 milioni d'ingaggio erano insostenibili».

    «Suazo? Ne ho parlato con il presidente Silvio Berlusconi e lui ha condiviso in pieno la scelta di non fare giochi al rialzo in questa storia. C'era il concreto rischio di un pasticciaccio e né il Milan né l'Inter meritavano di uscirne danneggiate. Anche Ancelotti ha capito. Suazo piaceva a tutti noi. Ma la vita continua».

    S'è sentito con Massimo Moratti? «Più volte in questi giorni. E sin dal primo momento m'ha fatto piacere che in casa nerazzurra nessuno abbia pensato male del nostro operato. Il Milan era in buona fede ed ha preso atto della scelta del giocatore senza code antipatiche. Il calcio italiano è sin troppo chiacchierato, non aveva bisogno di una nuova bega. Lo dico da consigliere federale e da componente del comitato di presidenza Figc. Senza dimenticare i 5 anni da presidente di Lega. Nella mia scelta su Suazo ha pesato il senso di responsabilità. Ve l'immaginate un ricorso alla Fifa con i campioni d'Italia contrapposti a quelli d'Europa? No, grazie. Meglio ritirarsi e guardare avanti».

    I tifosi del Milan ci sono rimasti male. «Dico loro quel che che ho già ricordato al presidente Berlusconi. Quando nell'86 avevamo preso Vialli lui ci disse di no. Non ci perdemmo d'animo e a andammo a prendere Van Basten. Forse con Vialli avremmo vinto di più, ma con Marco...».

    Ed ora cosa intende fare? «Ci metteremo al lavoro per cercare un attaccante. Il mercato è lungo, ci muoveremo con calma. Ma è chiaro che per il nuovo acquisto sarà sacrificato esclusivamente Oliveira».

    Allora tornate alla carica per Eto'o? «Al momento è incedibile e lui dice di voler restare a Barcellona. Eto'o è in cima alla nostra lista, non l'ho mai nascosto».

    Anche se si dice che il camerunese chieda 8 milioni di euro d'ingaggio. Due più di Kakà. «Non faccio cifre. Ma il problema degli ingaggi e della sperequazione con il regime fiscale spagnolo torna sempre. Lo abbiamo toccato con mano anche con Henry. Leonardo aveva lavorato sul francese. Non avremmo avuto difficoltà a dare 24 milioni all'Arsenal, ma quei 10 milioni netti d'ingaggio al giocatore per noi non sono sostenibili. Per essere chiari. Al lordo al Barcellona il contratto di Henry non costa neanche 15 milioni. A noi 20».

    Attualmente in Italia gli ingaggi arrivano al massimo a 6,5 milioni di euro. All'estero questo tetto è stato superato da tempo. «Purtroppo è questa la realtà. Dobbiamo farcene una ragione. Anni addietro l'Ajax, la Stella Rossa e la Steaua Bucarest lottavano per la Champions League. Ora sono sparite perché non possono fronteggiare certi costi. Vorrà dire che faremo la stessa fine. E non è finita qui. All'orizzonte c'è un provvedimento del Governo che toglierà le risorse alle grandi per destinarle alle piccole. Avremo un campionato più equilibrato. Ma in Europa il declino sarà fatale ».

    Ma non potreste acquistare un talento italiano? Quagliarella o Bianchi, ad esempio. «Quando ero al Monza ero il primo a puntare sui giovani, ma il Milan ha altre esigenze. Su questo posso essere chiaro. Dal nostro screening è già emersa una conclusione. Il rinforzo per l'attacco lo cercheremo all'estero. Sino a fine agosto c'è tempo e ce lo prenderemo tutto per fare la scelta più giusta».

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