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    La serie A come numero di campioni non tiene il passo di Liga e Premier League. Colpa dei soldi dei magnati stranieri, delle politiche fiscali, della violenza negli stadi e degli scandali. Però le nostre stelle non temono confronti, come testimoniano le classifiche del Pallone d'Oro, e in Champions i nostri club continuano a fare bella figura


    MILANO, 29 giugno 2007 - L'ultima indiscrezione di mercato: Fernando Torres lascerebbe l'Atletico Madrid per il Liverpool. Una notizia importante. Per l'affare in sè. E per quel che rappresenta. Un altro big di livello internazionale, a lungo inseguito dalle nostre "grandi", in tempi diversi, cambia campionato, ma non giocherà in serie A. Si sente dire dal tam tam mediatico degli addetti ai lavori che Liga e Premier League negli ultimi anni hanno sopravanzato il nostro torneo come appeal per i campioni, incrementando il tasso tecnico delle proprie campetizioni e depauperando quello del nostro campionato. È vero o no? Senza pretendere di dare risposte scientifiche o in euro (anche perchè i bilanci ufficiali dei club, plusvalenze o meno, non sono sempre indicativi) proviamo a dare risposte sportive, analizzando personaggi e risultati delle ultime stagioni.

    QUANTITA' - Inutile nascondersi. Per motivi sociali (meno pressioni, e meno violenza dentro e fuori dagli stadi), venali (tassazioni favorevoli e soldoni elargiti a palate da magnati alla Abramovich) e di malaffari italici (Calciopoli è una ferita ancora aperta) il nostro campionato ha perso posizioni, scivolando dietro Liga e Premier League (scegliete voi l'ordine) come numero di interpreti di qualità. Insomma, il nostro campionato era (e forse resta) il più difficile per le tensioni e i tatticismi che esprime, ma non solo non è spettacolare come quello spagnolo o inglese, ma non ha neanche l'esondazione di campioni tipica delle stagioni di vacche grasse.

    MERCATO 2007 - Insomma, quest'anno il Barcellona ha già acquistato Henry e Abidal, il Manchester United Nani e Anderson (due giovani super pagati a peso d'oro), il Bayern ha chiuso per Toni, Klose e Ribery. Ora si muove Fernando Torres. Il mercato 2007 di casa nostra è stato finora attivo e coinvolgente, ma è stato soprattutto limitato ai nostri confini nei colpi maggiori (Quagliarella all'Udinese, Suazo all'Inter, Almiron alla Juve). L'unica eccezione è Tiago: centrocampista di 26 anni, in crescita, strappato dalla Juventus a una grande d'Europa, il Lione, che punta alla Champions.

    MERCATO 2006 - Facciamo un passo indietro. L'estate scorsa, complici i nostri scandali, la parte del leone sul mercato l'aveva fatta il Real Madrid, acquistando quattro campioni al picco della carriera: Cannavaro e Emerson dalla Juve, Van Nilstelrooy dal Manchester, Diarra dal Lione. Per 57 milioni di euro. Il Chelsea rispondeva con 61 milioni di investimento: spesi principalmente per Shevchenko (Milan), Ballack (Bayern), Cole (Arsenal), mentre il Barcellona limitava i danni ingaggiando Zambrotta e Thuram (Juve). Da noi il miglior volto nuovo (qualità-prezzo, ma anche per valore assoluto) arrivato dall'estero era stato Maicon. Pochino, pur in un momento disgraziato (poi a metà stagione era tornato il figliol prodigo Ronaldo).

    RISULTATI E RICONOSCIMENTI - Allora è tutto da rifare, e i nostri club devono rassegnarsi a un ruolo di secondo piano? I risultati dicono di no. Negli ultimi 5 anni il Milan ha vinto due volte la Champions League (2003 e 2007) e Juventus (2003) e Milan (2005) hanno giocato e perso altre due finali. E ancora: nello stesso arco di tempo 4 degli ultimi 5 vincitori del Pallone d'Oro, il riconoscimento internazionale che premia il miglior giocatore del vecchio continente, sono stati vinti da giocatori del campionato italiano: Ronaldo (Inter, poi Real Madrid) nel 2002, quindi Nedved (Juve) nel 2003, poi Sheva (Milan) nel 2004 e dopo l'interregno di Ronaldinho (Barça), Cannavaro (Juventus, poi Real Madrid) nel 2006. E Kakà (Milan) sembra il favorito per il 2007.

    I NOSTRI GIOIELLI - E quindi? E quindi siamo competitivi, seppure in ribasso. Per crediti (e giocatori) acquisiti in passato, per qualità, se non per quantità. Nel senso che abbiamo meno talento diffuso, ma picchi che non temono confronti. Di recente ne inseriamo, non potendo più razziare il mercato, uno alla volta. Provando poi a blindarli. Prendiamo talenti già forti, ma non ancora consacrati. Poi trasformati in eroi della pedata dal nostro campionato. Adriano arrivò nella stagione 2001-02 sottosilenzio, Kakà nel 2003-04 tra le facili ironie sul suo nome, Ibrahimovic l'anno dopo dall'Ajax, ma con tante incognite, così come Mexes, ora tra i migliori difensori al mondo, allora promettente centrale strappato con un contratto incasinato all'Auxerre. Poi c'è la soluzione offerta dai campioni più attempati, i Figo e i Ronaldo, che forse non sono all'apice della loro carriera, ma possono ancora fare la differenza con la classe e il carisma. A queste due tipologie si aggiungono i nostri giovani virgulti: dovranno battagliare, ma il futuro non potrà che appartenere ai vari Montolivo, Pazzini, Palladino e Aquilani, e allora la priorità sarà quella di blindarli prima che spicchino il volo verso altri lidi (tipo Rossi del Manchester United, micidiale al Parma). Perchè anche qui i risultati parlano a nostro favore: l'Italia (non dimentichiamo campione del mondo in carica) è stata campione d'Europa Under 21 nel bienno 1998-2000 e 2002-04, e medaglia di bronzo (con rappresentativa giovanile più i fuoriquota) all'ultima Olimpiade. Insomma i problemi ci sono, ma non piangiamoci addosso. Perchè magari Fernando Torres ce l'abbiamo in casa, si chiama solo Fernando, oppure possiamo scoprirne un altro solo ventenne. E farlo crescere e vincere nel campionato più difficile del mondo.

  Mercato: l'Italia soffre, ma i risultati ci assolvono

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