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    Ronnie O'Brien, l'investimento irlandese della Juventus
    02.07.2007 01.31 di Germano D'Ambrosio articolo letto 3761 volte
    Un sondaggio del sito ufficiale della Juventus lo eleggeva come miglior giocatore del 1999, e per poco non finiva anche nella classifica internazionale dei “Personaggi del Secolo”. Eppure, l’irlandese Ronnie O’Brien in Italia ha lasciato veramente poche tracce di sé. Come mai, allora, quelle onorificenze? Leggete e capirete…

    Ronnie O’Brien nasce il 5 gennaio del 1979 a Bray, piccola città costiera situata nell’Ovest dell’Irlanda, a circa 20 chilometri da Dublino. E’ il secondogenito maschio di una famiglia come tante: dopo di lui, sulla porta di casa verranno attaccati altri due fiocchi rosa. Inizia a giocare a calcio nella squadra della sua scuola, con qualche parentesi in piccolissimi club come il Wolfe Tone, il Wayside Celtic, il St. Joseph's Boys e il Bray Wanderers. Ma è proprio nella rappresentativa scolastica che Ronnie dà il meglio di sé. Un allenamento e una partita ogni settimana: ritmi bassi, diremmo noi, ma congeniali al giovanissimo centrocampista, che tra un pacco di biscotti e un barattolo di conserva – lavora infatti come commesso in un supermercato – regala giocate di alto livello. Se ne accorge il Middlesbrough, che un po’ a sorpresa lo chiama a far parte della propria rosa: in realtà Ronnie vantava già qualche convocazione con la Nazionale irlandese Under 18, con la quale proprio durante l’estate del trasferimento vince il Campionato Europeo (battendo la Germania ai rigori). Insieme a lui, in quella Irlanda vittoriosa, figurano nomi del calibro di Damien Duff e Robbie Keane (proprio lui, la meteora interista!). La stagione 1997/98, dunque, segna il debutto dell’appena maggiorenne O’Brien nel calcio professionistico. Al Boro, in realtà, tira una brutta aria: il club è finito in serie B dopo una penalizzazione per fatti giudiziari, e l’ansia di risalire la china fa sì che non ci sia molto spazio per i meno esperti del gruppo. I ‘vip’, del resto, abbondano: l’anno precedente erano sbarcati direttamente dall’Italia Gianluca Festa e Fabrizio Ravanelli – presenze fatali, come si vedrà –, e a gennaio la società decide di chiamare in soccorso addirittura Paul Gascoigne. Ronnie non riesce ad entrare mai in campo; tuttavia, come dirà in seguito, fa tesoro degli insegnamenti del mister e dei più scafati compagni di squadra. La promozione in Premier League, alla fine, viene centrata, ma il cambio di categoria non giova affatto ad O’Brien, che l’anno successivo si ritrova ancora a fare la spola tra la panchina e la tribuna. Solo la Nazionale sembra ricordarsi di lui, e infatti le uniche occasioni per veder giocare il ragazzo sono le partite dell’Under 21 irlandese. Nell’estate del 1999, però, Ronnie decide di dare una svolta importante alla sua carriera. E per un calciatore irlandese di 20 anni, quasi del tutto sprovvisto di esperienza, reduce da due stagioni non brillanti in Premier League, c’è una sola possibilità per ‘fare il botto’: avere un ottimo procuratore. Purtroppo TMW ignora chi sia – se qualcuno può aiutarci, ci contatti! -, ma sicuramente può essere definito un vero e proprio mago del calcio colui il quale riuscì a far sbarcare il giocatore in uno dei club più prestigiosi del mondo: la Juventus. Sarà stato Fabrizio Ravanelli, ex con il dente un po’ avvelenato, a consigliarlo alla dirigenza bianconera, per puro scempio? Fatto sta che in quell’estate del 1999 si consuma uno dei trasferimenti più clamorosi e inspiegabili della storia del calcio: O’Brien firma un contratto di cinque anni con la Juventus, un vero e proprio investimento sul futuro del ragazzo da parte dei dirigenti torinesi. Le cifre dell’affare a tuttoggi sono ignote. Le motivazioni pure. Servirà, forse, un’altra Calciopoli per fare chiarezza…

    A Torino, come a Middlesbrough nel 1997, il ventenne O’Brien trova un clima abbastanza teso. L’anno precedente i bianconeri si erano qualificati settimi in campionato, con conseguente rinuncia alle competizioni europee. Il progetto prevede una riscossa immediata, ma l’occhio vigile di Luciano Moggi sembra essersi appannato: in poche settimane arriva un’infornata di meteore composta da Bachini, Oliseh, Van der Sar e il nostro amico O’Brien, i quali si aggiungono ai già presenti Mirkovic ed Esnaider. Dirige l’orchestra il maestro Carlo Ancelotti. L’arrivo di O’Brien, come detto, lascia tutti sbalorditi e contenti: del resto se a 20 anni, da perfetto sconosciuto, firmi un contratto di cinque anni con la Juventus, agli occhi del profano sei un fenomeno destinato a esplodere in breve tempo. Si sprecano i paragoni con Liam Brady, l’unico irlandese ad aver assaporato prima di allora la serie A, e anche lì grazie alla lungimiranza della Juventus (che lo aveva preso, però, dall’Arsenal: stagione 1980/81). Per Robbie, manco a dirlo, è un sogno. “Un’esperienza straordinaria – ricorda oggi –. Ero entusiasta già da quando mi alzavo al mattino: non vedevo l’ora di allenarmi”. Del resto, il ragazzo più che allenarsi fa poco altro. Impiegato come centrocampista di destra, O’Brien fa vedere qualcosina durante il pre-stagione e timbra il cartellino in Coppa Intertoto. Sarà quella, alla fine, l’unica sua traccia lasciata in maglia bianconera. La partita è Juventus-Rosteselmash Rostov, si gioca allo Stadio Dino Manuzzi di Cesena e i bianconeri hanno già vinto 0-4 all’andata in Russia (con Ronnie in panchina). Al 77esimo – un minuto dopo aver assistito al 5-1 della ipertranquillità – Ancelotti decide di mandare in campo anche O’Brien al posto di Mirkovic. Circa 10 minuti, insomma, a risultato già clamorosamente acquisito: una bella iniezione di fiducia, non c’è che dire! Peraltro l’irlandese ha la sfortuna di essere completamente ignorato, il giorno dopo, sui giornali: infatti in quella partita Del Piero torna in campo dopo nove mesi di assenza e segna pure un gol, aggiudicandosi tutti i titoli e i sottotitoli dei quotidiani sportivi. Tra il centrocampista e la società bianconera qualcosa si rompe. A settembre il ragazzo viene già mandato in prestito, e la destinazione non è tra le più prestigiose: trattasi del Lugano, serie A svizzera, club che l’anno prima aveva preso in prestito dal Milan un certo Nelson Dida. Ma stavolta l’esperimento non è altrettanto felice: O’Brien ‘vede il campo’ per 8 volte, dopodiché viene caldamente invitato a trovarsi un’altra squadra. A gennaio finisce addirittura al Crotone, in serie B, dove incontra la meteora Cyprien: qui non si vede mai, neanche in panchina. Nell’estate del 2001 torna alla Juve ma solo per pochi giorni: di nuovo un prestito, stavolta in serie C1, con la speranza che almeno collezioni qualche presenza, giusto per salvare la faccia. Si ritrova a Lecco, agli ordini di mister Bruno Giordano, dove ancora una volta scende in campo solo 8 volte. “Sarà l’aria italiana a fargli male” pensano forse alla Juve, facendo comunque un torto geografico alla pur vicina Lugano. Nel gennaio 2002 si prova allora a darlo in prestito in Scozia, al Dundee United, ma anche qui il giocatore non va oltre le 6 presenze in campionato (ci si mette di mezzo anche un infortunio), condite tuttavia da un gol. In estate la Juve lo scarica, definitivamente. Anche se lui, a posteriori, racconta un’altra versione: “Continuavamo a dirmi che avevano dei progetti su di me per il futuro, ma io ero stanco di questi continui prestiti, peraltro in piccoli club. Così ho preferito andare via. L’unico della Juve con cui ho avuto un ottimo rapporto è stato Roberto Bettega: parlava un perfetto inglese, e mi ha sempre trattato con onestà e schiettezza. Quando gli ho detto che sarei andato a giocare in America è stato contento, perché se avessi fatto bene in un altro club europeo, la Juventus, che mi stava lasciando andar via, avrebbe fatto una brutta figura”. Smettetela di ridacchiare. A luglio 2002, dunque, Ronnie O’Brien lascia la Juventus e l’Italia, recriminando anche di non aver ricevuto alcuni pagamenti dalle squadre nelle quali era stato in prestito (“A volte mi pagavano solo l’albergo, ma non avevo soldi da spendere”, racconta). Eppure, ci credereste se vi dicessi che questo ragazzotto irlandese è stato votato nel 1999 come miglior giocatore della Juventus, scavalcando gente come Zidane e Del Piero? Tutto vero: in quell’anno un gruppo di studenti irlandesi, con uno scambio di mail a catena, decise di “truccare” il sondaggio di Juventus.it, riuscendo a far eleggere O’Brien (mai impiegato, come si è detto) come migliore della rosa, con il 32% delle preferenze. Un mese dopo la stessa comitiva di buontemponi riuscì a farlo entrare nella graduatoria dei “Personaggi del Secolo”, in un sondaggio web condotto dall’autorevole rivista americana “Time Magazine”. Qui O’Brien, sempre grazie al solito passaparola via mail, scalzò i vari Einstein e Martin Luter King attestandosi nelle prime posizioni, prima di essere eliminato dalla giuria selezionatrice. E menomale che allora TMW non aveva ancora lanciato il “Cercasi Calciatore Disperatamente”…

    Come detto, nell’estate del 2002 O’Brien si trasferisce nel campionato statunitense, e precisamente al Dallas; qui le cose sembrano andare subito per il verso giusto, tanto che segna il suo primo gol negli USA a un quarto d’ora dal suo esordio, consentendo ai suoi di battere il San José per 2-1. L’anno successivo è costretto a fermarsi a lungo per un brutto infortunio alla tibia, ottenuto in uno scontro di gioco con l’ucraino Dema Kovalenko. Ma nel 2004 Ronnie – dopo aver meditato addirittura di lasciare il calcio giocato – ritorna in forma smagliante: 29 presenze, 2 gol e 10 assist, numeri che gli valgono la presenza nel “MLS Best 11” di quella stagione. Per il Dallas è ormai un punto fermo: l’anno successivo mette a segno ben 8 reti confermandosi tra i migliori dei suoi. Nel 2006 una mezza lite con il tecnico Colin Clarke condiziona un po’ il suo rendimento, e a fine stagione decide di accasarsi al Toronto, in Canada. Lascia, comunque, da idolo incontrastato della tifoseria. Nella Major League, che è iniziata ad aprile, O’Brien fino a questo momento ha collezionato otto presenze, ed è titolare inamovibile. Ora che le cose girano per il verso giusto e l’età non è ancora troppo avanzata (Ronnie ora ha 28 anni), c’è chi caldeggia un suo ritorno nella Nazionale irlandese. Ma lui non ha fretta: con sua moglie Vicki sta vivendo finalmente un momento felice della sua vita, e vuole goderselo. Gioca a golf quasi tutti i giorni, si diverte con la Playstation, ascolta tanta musica (soprattutto rap), guarda film in dvd (“The Snatch” il suo preferito). In una recente intervista, ha affermato che vorrebbe andare a cena con Zinedine Zidane, Bill Clinton e Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di Kennedy. Ne verrebbe fuori un convivio sicuramente fuori dagli schemi. Insomma, Ronnie O’Brien ora è sereno, e in fin dei conti se lo merita. Quando si dice “aver trovato l’America”.
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