1.     Mi trovi su: Homepage #4621286
    Un anno fa circa, radio accesa, in macchina, all'improvviso sento qualcosa di molto strano, un pezzo di piano incredibile, un dolore lancinanate. Non lo conosco, non ho mai sentito niente di simile, mi fermo, per ascoltare meglio, continuo a non capire chi stia suonando, e spero che lo speaker di controradio mi dica, mi racconti, non voglio perdere quell'ascolto. Il pezzo finisce e scopro finalmente il titolo di quel pezzo di musica cosi' profondo How far can you fly? (Ladder) di Luca Flores, il suo nome mi ricorda qualcosa, ma si...... e' quel pianista che viveva qui in toscana, qualche anno fa morto suicida nel 1995.

    E rimango colpito da quel messaggio registrato in quel pezzo di musica, sono certo non sia suggestione, non sapevo, ignoravo la sua storia, ma quelle note parlvano, parlavano di un'anima tormentata, di un modo di suonare strano, complicato su se stesso, nelle pieghe dei propri pensieri, alla ricerca di serenita', di risposte, del tocco, gustando la finitudine dell'arte improvvisativa, trattando ogni nota come se fosse l'ultima.
    Arrivato a casa, scopro che la stessa esperienza era stata provata da Veltroni che ha pubblicato un bel libro "Il disco del mondo" su questo artista e la sua storia difficile.
    Mi collego su Jazzos.com ed acquisto il disco FOR THOSE I NEVER KNEW che la Splasch ha dovuto ripubblicare massicciamente a causa dell'enorme impatto che Veltroni ha avuto con il suo libro (potere dei media... per una volta a buon fine...)

    Il disco e' stato inciso pochissimi giorni prima della morte, un testamento incredibile, di altissimo valore artistico, quando lo ascolto non riesco a trovare un paragone in Italia, penso ai grandi successi di Bollani e non posso fare a meno di notare un divario artistico enorme fra questi due artisti.
    Ecco sicuramente c'e' il rischio che la morte sublimi il talento di un'artista, ma davvero in questo caso il valore artistico di Luca Flores e' assolutamente stellare.
    E voglio comunque dire che il garbo, il tatto con cui Veltroni ha raccontato la vita di questo pianista quasi dimenticato e' veramente impareggiabile, raccontando la sua musica, la sua vita, il suo dolore, il libro finisce cosi:

    "Sole e luna, giorno e notte. Come la vita. Come il mondo che sognava, ascoltando Vivaldi, quel bambino geniale. Il mio amico Luca".

    http://www.bookcafe.net/blog/review/music/recensione.cfm?id=37

    Ve lo Rekomando di kuore. E' quasi introvabile....
    Io l'ho trovato qui:
    http://www.jazzos.com/products0.php?artist=1689&module=artists&cat=TOP&search_type=artist&search_string=luca+flores

    Me l'hanno spedito dalla Puglia, senza problemi di sorta.

    :)
  2.     Mi trovi su: Homepage #4621288
    Originally posted by Torre878
    un pò come "Grace" di Jeff Buckley:approved:

    ascolterò;)


    Di più.


    Un'altra recensione:

    "Io amo quei musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come se fosse l'ultima" Luca Flores, 1990

    Potrei chiudere qui, ma dato che nessuno conosce questo pianista, sprecherò qualche parola in più. Luca Flores nasce a Palermo nel 1956, vive 8 anni in Mozambico per poi trasferirsi a Firenze dove si diploma in Conservatorio Cherubini. Nel 1974 si innamora del jazz e comincia a suonare in varie formazioni, arrivando a collaborare con nomi del calibro di Lee Konitz, Dave Holland e Chet Baker.
    Questo disco è del 1995, pianoforte solo. L'album parte con How Far Can You Fly?(Ladder), una canzone che vale un disco. Non è jazz, non è musica classica, è il linguaggio stesso dell'anima. Ogni nota è pura malinconia, ricordo, mestizia; Luca crea per l'ascoltatore, ma il suo dialogo con il pianoforte non è rivolto a noi: è rivolto a se stesso. Questo forse è il jazz, dare agli altri la bellezza e lasciarsi dentro il dolore. E Flores è il più grande a farlo: non credo di bestemmiare paragonandolo a un Thelonious Monk o a un Chet Baker.
    Il disco prosegue e ogni nota è un macigno. Non tutti i pezzi sono suoi, nel disco c'è spazio per Gershwin e Kern. Piccola parentesi è l'ugola di Michelle Bobko, ai tempi ragazza di Flores, che in Kaleidoscopic Stars (Tyner's Mirror) canta: "Volavo attraverso sogni infiniti, finchè le nuvole non hanno coperto il mio cammino, raggi caleidoscopici, una guida che mi mandasti". E poi poesia, geniale, struggente poesia.

    Volevo ricordare una cosa, tanto per far capire che non sto sparando boiate. La conclusione delle registrazioni fu effettuata il 19 Marzo 1995. Dieci giorni dopo, all'età di 38 anni, nella sua casa a Montevarchi, Luca Flores si tolse la vita. Non lasciò nessuna lettera di addio. Questo disco, forse, sono le parole che non volle scrivere mai.

    Buon Ascolto


    http://www.debaser.it/recensionidb/ID_4498/Luca_Flores_For_Those_I_Never_Knew.htm
  3.     Mi trovi su: Homepage #4621294
    Originally posted by Tittore
    Sì, mi ricordo anch'io quando Controradio gli dedicò molto spazio. Passarono dei pezzi fantastici. Luca Flores, un personaggio molto particolare.


    Ogni giorno se ne skopre una...


    Siamo troppo avanti:asd:



    titolo originale:IL DISCO DEL MONDO.
    Regia: Riccardo Milani
    cast: Kim Rossi Stuart, Jasmine Trinca, Michele Placido, Paola Cortellesi, Sandra Ceccarelli, Roberto De Francesco, Claudio Gioè
    sceneggiatura: Claudio Piersanti, Ivan Cotroneo, Riccardo Milani
    produttore: Carlo Degli Esposti
    produzione: Palomar, Rai Cinema, con il contributo del MiBAC, Hugo Film
    paese: Italia
    anno: 2006
    formato: 35mm - colore
    status: In postproduzione (25/04/2007)

    La vicenda di Luca Flores, talentuoso jazzista italiano, suicidatosi all'età di 31 anni...
    Luca Flores, nato a Palermo nel 1956, vissuto per otto anni in Mozambico, si nutriva di musica, da bambino non si stancava di ascoltare, dall’inizio alla fine, un vecchio disco che aveva un cerchio sulla copertina: erano le Quattro stagioni di Vivaldi, e lui lo chiamava "il disco del mondo". Diplomatosi al Conservatorio di Firenze, si impose sulla scena del jazz italiano e internazionale, suonando tra gli altri con Chet Baker e Dave Holland.
    Dietro la fantasia e la purezza della sua musica c’era lo strazio di una tragedia infantile, la madre perduta in un incidente stradale al quale Luca aveva assistito e di cui si sentiva in qualche modo colpevole.
    Un dolore così forte che in una personalità complessa e sensibile come la sua divenne sempre più intollerabile fino ad esprimersi con la malattia mentale. Nel 1995, dopo l’incisione del suo ultimo disco, Luca Flores mise la parola fine alla sua intensa e dolorosa esistenza.
    Dal romanzo di Walter Veltroni "Il disco del mondo – Vita breve di Luca Flores, musicista".
  4.     Mi trovi su: Homepage #4621295
    Prima del film e dopo la Musica....Il Libro:

    L'autore: Walter Veltroni

    Il libro: "Il disco del mondo", Rizzolii, Milano, 2003

    Vivere. Suonare. Suonare. Vivere. Coniugare la scala delle note con la tastiera della vita, usare come diario di confidenze un pentagramma, correre con le dita sui giorni del calendario come sui tasti del pianoforte… Un’impresa da musicisti. Forse un gioco da equilibristi, un’acrobazia da campioni, oppure una spirale di delirio, di dolore, o anche entrambe le cose insieme. Impossibile saperlo, impossibile sapere o tentare di comprendere perché i più grandi musicisti jazz non ce l’abbiano fatta, non abbiano resistito non tanto al peso del successo quanto allo scorrere inesorabile della vita quotidiana.

    "Credo si debba avere del dolore dentro per fare del buon jazz" si legge fra le righe del libro, righe in cui spiccano i noti nomi di Charlie Parker e Chet Baker, di Lester Young e Billie Holiday, di Bud Powell e Miles Davis (…), dimostrazioni eclatanti di quanto spesso la vita e il jazz non siano riusciti a creare un armonico connubio, ma si siano distaccati fino a formare due binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai. E allora bisogna inevitabilmente scegliere: suonare o vivere?

    E' il caso di Luca Flores, di fatto protagonista del libro, che ne è fedele ricostruzione biografica. Il nome probabilmente non vi dirà niente, d’altronde le luci del palcoscenico si sono spente troppo presto per lui. Eppure c’è stato qualcuno che le ha riaccese, che ha voluto rispolverare il sipario e farcelo conoscere questo Luca Flores, un musicista di talento, un ragazzo segnato dal dolore.

    E questo qualcuno è stato Walter Veltroni. Dimenticatevi per un istante della figura di quest’uomo con la fascia da sindaco, con la faccia da politico… pensate a lui semplicemente come uno scrittore, anzi, lo scrittore. Lo scrittore de “Il disco del mondo”, un’opera che, vi assicuro, con la politica non ha assolutamente niente a che fare.

    Tutto è cominciato, come l’autore stesso ci racconta, da una notte come tante, una di quelle notti in cui il silenzio ti avvolge con tutta la sua suggestione, una di quelle notti che senza la musica tutto sembra vuoto e privo di significato. In una di quelle notti, basta un click sul tasto PLAY perché le note prorompano fuori dallo stereo ed inizino a riempire la stanza con tutto il loro struggente grido di dolore. Note che corrono, che si rincorrono, che scorrono sopra l’anima di un uomo che non riesce a rimanere indifferente. E decide di sapere, di conoscere, di informarsi. Chi è che ha suonato quelle note così tremendamente coinvolgenti? Chi le ha potute plasmare con tanto sentimento, con tanta profetica passione?

    Da qui ha inizio “Il disco del mondo”, ovvero la storia di Luca Flores. Uno che la musica l’amava davvero. E per cui la vita era sempre stata troppo difficile, segnata come fu da un drammatico incidente stradale, di cui Veltroni ci racconta la dinamica. Luca, sua sorella Barbara, sua madre Iolanda e un'amica di quest'ultima con la figlia salgono in macchina per accompagnare Luca dal dentista, quando il veicolo prende a sbandare e finisce fuori strada. Nessuno si fa male, giusto qualche lieve contusione. Nessuno, a parte il guidatore: la gonna della mamma di Luca rimane impigliata nel cerchione dell’automobile. E anche la vita di Luca rimarrà impigliata lì, in quel ricordo che lo tormenterà per tutta la vita, accompagnato da un inspiegabile, involontario, inconsapevole senso di colpa. Quel senso di colpa infantile, che i bambini sanno portarsi dentro per anni dietro un silenzio, un sorriso mancato, un comportamento bizzarro. E nessuno se ne accorgerà finché quel bambino, cresciuto, non darà evidenti segni di disagio. Luca sta male, Luca è strano, Luca si taglia i polpastrelli per non suonare più, Luca si spacca un timpano con un cacciavite riscaldato per non lasciarsi più suadere da quelle ammalianti note. Ma non basta, ancora non basta, quel senso di colpa che già ha fatto a brandelli la sua anima continua a rodere dentro, a rosicchiarlo pezzetto per pezzetto. E intanto la passione per la musica non viene mai meno; pur con le cicatrici sulle dita Luca continua a suonare, sordo da un orecchio continua a comporre. E' un'attrazione fatale quella che ha sempre avuto per la musica. E il 'terzo incomodo' è inevitabilmente la vita, quella vita che continua a porgli davanti il ricordo di un dolore incommensurabile; quella vita da eliminare, per rimanere finalmente con il suo unico vero amore, per sempre.

    All'interno del libro, finito di stampare nell'aprile 2003 edito da Rizzoli, oltre a citazioni illuminanti, troverete pagine e pagine di materiale visivo: dalle foto della famiglia Flores, agli appunti di Luca, ad un DVD (gustatevi le scene finali, sono incredibilmente suggestive) che riprende tutti coloro che si sono prestati ad inserire quel tassello del profilo di Luca a loro più familiare, allo scopo di ricostruire tutto il mosaico della vicenda esistenziale dell'artista. Come se l'Autore volesse dimostrare che il suo libro tratta di una storia vera, verissima: non c'è nulla di inventato, nessuna trasfigurazione ideale. "Il disco del mondo" non è un romanzo, ma una biografia. Una "vita breve", si scorge scritto sulla copertina.

    "How far can you fly? [Quanto lontano puoi volare?]" è il brano che suggella come una preziosa ceralacca tutta questa tragedia; Luca cambiò il titolo in "Ladder", la Scala. La scala della vita, nei primissimi gradini della quale era rimasto drammaticamente impigliato. La scala della Musica, che aveva percorso correndo senza fiato fino all'ultimissimo gradino: ecco, ora finalmente Luca Flores può volare.

  X SKUD, X TORRE, X TUTTI...finanko per Dennis...Un Rekalo

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