1. Stramazzarri torna  
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    13 LUGLIO - L'ultimo saluto a Rui nel suo "tempio"

    13 LUGLIO 2001 – Davanti ad 8.000 persone, accorse allo stadio Franchi, Manuel Rui Costa si congeda dal pubblico gigliato dopo sette stagioni in maglia viola. In sette anni 277 partite (14° alfiere gigliato di sempre), 50 reti e, soprattutto, tre trofei vinti: due Coppa Italia (1996 e 2001) ed una SuperCoppa Italiana (1996). Rui Costa, insieme a Di Livio, è il giocatore della Fiorentina ad avere disputato più partite (14) in Champions League. "E' difficile per me dire qualcosa in questo momento, vi ringrazio per i sette anni in cui sono stato con voi, vi portero' sempre con me", sussurrò l'ultimo grande numero 10 viola al microfono, trattenendo a stento le lacrime. "In questa festa il Milan non c'entra". Un boato accompagnò queste parole. Mentre sul tabellone scorrevano le immagini dei gol del portoghese e le prodezze realizzate in coppia con Batistuta, Rui compì un giro d'onore ai piedi della maratona, con la gente che intonava il suo nome e lo sommergeva di garofani bianchi e rossi e di decine di sciarpe della Fiorentina e del Portogallo, che lui raccolse mettendosele al collo.



    NATI SOTTO IL SEGNO DEL “GIGLIO” IL 13 LUGLIO:



    13 LUGLIO 1921 nasce a Lendinara (RO) CARLO ZOPPELLARI : centrocampista - 35 presenze e 2 reti fra il 1947 ed il 1949.

    13 LUGLIO 1941 nasce a Firenze SERGIO ORLANDI: attaccante - 1 presenza fra il 1959 ed il 1962.

    13 LUGLIO 1968 nasce a Gioia Sannitica (CE) MASSIMILIANO FIONDELLA : difensore - 46 presenze ed 1 rete fra il 1990 ed il 1992.
  2. Scudetto-Mod  
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    Originally posted by massituo
    13 luglio...massituo prende la patente:cool:


    l'istruttrice era una Bionda:cool:
    Superlega Serie A :cool:
    Campione Champions Superleague Apertura 2013/14 :cool:
    Campione Supercoppa Superleague Apertura 2013/14 :cool:

    di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente: si limitano a versare lacrime sulla propria situazione.Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose
  3.     Mi trovi su: Homepage #4627789
    Tour,40 anni fa tragedia di Simpson
    Inglese morì di doping sul Mont Ventoux

    Quarant'anni fa si consumava una delle tragedie più sconvolgenti della storia del ciclismo moderno. L'inglese Tommy Simpson perdeva la vita durante l'ascesa del Mont Ventoux, momento culminante di una tappa del Tour de France. L'autopsia rivelava un tasso di anfetamine e alcol nel sangue di gran lunga superiore al consentito. Una morte che ha lasciato tracce nel mondo del pedale, ma non ha portato a debellare il doping.

    Una promessa, un atleta indicato dai più come un possibile campione dello sport del pedale. Già nel 1954, all'età di 17 anni, è leader negli scalatori della categoria juniores, ma quando quattro stagioni più tardi arriva tra i professionisti stenta un po'. Semplice ambientamento, pensano in molti, ma la stella sembra offuscarsi ancor prima di brillare. In realtà, nel 1965 Simpson vince il titolo iridato e riceve l'onorificenza e il titolo di 'baronetto' di Sua Maestà la Regina d'Inghilterra. Un exploit che lo rimanda in orbita, tanto da dare l'impressione di poter puntare a un posto nel gotha del ciclismo del tempo. Il '67 lo vede ancora trionfatore nella Parigi-Nizza e due tappe alla Vuelta.

    Poi, arriva il Tour de France, la corsa che l'aveva reso celeberrimo entro i patri confini quando nel 1962 aveva vestito la maglia gialla, primo corridore inglese a riuscire nell'impresa. Cinque anni più tardi, però, la Grande Boucle si trasforma nella sua tomba, tirando pugni nello stomaco a tutti gli appassionati e a chiunque abbia visto le immagini, le foto. Era il 13 luglio e la tredicesima tappa del Tour, da Marsiglia a Carpentras. Il gigante cattivo, il paesaggio lunare del Mont Ventoux ad animare la corsa. Simpson imbocca il primo tornante della salita in una posizione mediana, tra il gruppo di testa e quello del leader Pingeon, e soprattutto in completa solitudine. Ciò che segue è storia. L'andatura stentata, ondeggiante, del ciclista; la sua prima caduta e quella definitiva. Non riprenderà mai conoscenza, lasciando all'autopsia il compito di provare a spiegare una tragedia senza senso. Le analisi rivelano nel sangue una quantità elevatissima di anfetamine, alcune voci parlano di un mix di alcol e droghe. Il sospetto di una morte da imputare al doping trovava così una sorta di triste conferma, con il Tour che anche allora scelse di non fermarsi e arrivare al traguardo di Parigi, leccandosi ferite e asciugando lacrime.

    tgcom.it

  Oggi avvenne... 13 luglio

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