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    L'uomo nero sul futuro di Buffon
    24.05.2007 23.04 di Appi . articolo letto 10332 volte
    Fonte: di Alvise Cagnazzo per carlonesti.it

    A partire da oggi, in maniera convenzionale, con uno pseudonimo degno di quell’oscuro figuro che, in ogni favola che si rispetti, appostato nell’ombra, è in grado di trafiggere i sogni, trasformandoli in incubi, sarà per tutti l’Uomo nero. Dopo aver cercato di intervistarlo, ottenendo rifiuti e negazioni pur di non sottoporsi alla gogna mediatica di un’intervista, l’unico compromesso possibile per comunicare all’uditorio trattative, fatti, misfatti e rivelazioni degne di divulgazione, è stato quello di erigere il muro, coatto, dell’anonimato. Richiesto, in maniera espressa, più per necessità professionale che per malsana ambiguità. Racconterà i suoi segreti, e le verità sino ad ora solo accennate, senza tirarsi indietro, l’Uomo nero. Gli chiedo, prima di iniziare l’intervista, se posso raccontare quanti recapiti telefonici mi ha dato negli ultimi mesi, a causa di quella sindrome da intercettazione ormai dilagante dopo gli esiti di “calciopoli”. Ma uno sguardo minaccioso, ben assestato, racconta di uno stato d’animo turbato, prima dell'intervista rivelatrice…

    Domanda – A partire da questo Maggio immerso nelle nuvole, per tutti, me compreso, lei sarà l’Uomo nero. Dica la verità, le piace questo pseudonimo?

    Risposta – Ride – Considerando che quasi mai appaio in televisione, e raramente sui giornali, il nomignolo che mi ha affibbiato si presta alla richiesta che mi è stata posta. Raccontare ciò che vedo, sento, ma che a volto scoperto non posso proferire.

    Domanda – Partiamo da un ambiente a lei, soprattutto in passato, vicino. La promozione ottenuta quest'anno, sarà il viatico di una marcia trionfale anche nel prossimo campionato per la Juventus?

    Risposta – Qualche tempo addietro, il ritornello era sempre il solito: “Prima la solidità della società, e poi il resto”. Ma vorrei sapere se questa società esiste. Se è vera, o se è solo surreale. Chi prende il timone nelle operazioni tra Blanc, Secco, Bettega e Cobolli Gigli?

    Domanda – Andiamo per ordine, senza fare confusione. Perché ha citato Bettega, considerando che il suo nome non figura ufficialmente nell’organigramma della società?

    Risposta – Secondo lei un direttore sportivo di poco meno di quarant’anni, vezzeggiato e coccolato per un decennio dai vari Moggi, Giraudo e Bettega si separa volentieri da uno dei suoi mentori? Senza voler navigare nell’ipocrisia è inutile pensare, o far credere, che Bettega reciti un ruolo marginale. Al momento, le dico che, in merito alle scelte di mercato, è proprio lui a comandare. Tra l’altro, Bettega è stato membro del G14, ed è l’unico che in questa Juventus lavora seriamente e conosce tutto alla perfezione. Quando si parla di Secco, si deve parlare anche dell’oscuro lavoro che sta ricoprendo Bettega. Così umile e legato alla Juventus da subire quest’ultima umiliazione senza dire nulla e senza cercare di sfogarsi in televisione. Chi ha fatto la storia di una società non accetta di lavorare nell’ombra. Lo vuole sapere un aneddoto?

    Domanda – Prego, dica pure.

    Risposta – Moggi e Giraudo sono sempre stati arroganti, Bettega mai. Se lo lasci dire da chi li conosce e comprende il loro modo di operare. Una sera di tre anni fa, nel ritiro estivo, li incontrai sulle scale dell’albergo. Si avvicinò una signora molto anziana a Moggi, e gli chiese un paio di blocchetti degli abbonamenti per dei bambini. Moggi le rispose male, mandandola via. Stessa cosa fece Giraudo, senza neanche guardarla in faccia. Come si fa con i mendicanti per strada. Bettega, era l’ultimo dei tre. Come il terzo di un trio di comici dove, a funzionare, ed a portare i soldi a casa, sono solo in due. Quando sia Moggi che Giraudo entrarono al ristorante, Bettega tornò dalla signora e consegnò lei ciò che aveva chiesto. Capisce?

    Domanda – Un bel gesto, senza dubbio. Ma cosa pensa dei vari modi per incitare i tifosi, come riporta Roberto Baggio nella sua autobiografia, studiati da Bettega prima degli allenamenti, quando la Juventus decise di non rinnovargli il contratto, facendo passare Baggio per comune mercenario. Quando era la società a non volerlo più in rosa.

    Risposta – Si ricorda di Galliani con l’Olympique Marsiglia? La storia delle luci? Di Ferlaino con Alemao e la monetina mai arrivata in testa? Per il bene di una società un dirigente deve fare certe cose. La Juventus aveva in Del Piero il futuro, in Baggio il passato. Il suo rinnovo sarebbe costato troppo alle casse di una società che vinceva ovunque con Dimas, Jarni ed Orlando.

    Domanda – La voglio dirigere su un argomento che occuperà le cronache mercantili estive. Secondo il suo parere, Buffon rimarrà alla Juventus?

    Risposta – Se Buffon deciderà di rimanere a Torino, lo farà soltanto per mancanza di alternative. Vuole andare via. Ha già comprato casa, e non le dico quanto ha speso, vicino Milano. Mi sembra chiara, la mia risposta. I più importanti quotidiani, nell’ultimo periodo, titolano di offerte milionarie e strane dichiarazioni di Silvano Martina, il suo storico procuratore. La cosa triste è un’altra. Vuole saperla?

    Domanda – Siamo qui per questo. Mi dica.

    Risposta – La società conosce ogni dettaglio. Fosse rimasto Moggi, lui sarebbe già stato ceduto al Milan in cambio di Abbiati. Pare che Capello fosse stanco di alcune nottate insonni del giocatore, spesso a Milano. E le dico di più. La riunione che si è sviluppata di recente, non ha mai abbracciato discorsi sul futuro di Buffon. La Juventus ha chiesto informazioni e consigli a Martina sui possibili sostituti. La situazione è chiara. Se il Milan conferma Dida, se Moratti non spende un capitale ed inserisce Samuel come contropartita e se il Real Madrid non svende Casillas, per Buffon rimanere alla Juventus è inevitabile. Ma sarebbe un danno. L’anno prossimo, se la squadra non dovesse riuscire a conquistare un posto in Champions League, vendere Buffon diverrebbe un imperativo categorico.

    Domanda – Questo è vero. Ma cosa pensa di Deschamps quando dice: “Cedere Buffon? Sarebbe come chiedere ad un soldato di correre dopo essersi sparato sui piedi”.

    Risposta – E’ una frase che non mi aspetto da un allenatore della Juventus. Appena arrivò, Lippi disse che la sua Juventus non avrebbe dovuto prescindere da Baggio. Con tutto il rispetto, analizziamo le formazioni che hanno affrontato la Champions League. Il Milan ha vinto con Dida, ovvero con un portiere mediocre rispetto a Buffon. Senza dimenticare che il Barcellona schiera Victor Valdes, che ha praticamente eliminato da solo i catalani. Il Liverpool ha Reina, non esattamente l’emblema della garanzia. Poi abbiamo Lehmann all’Arsenal e Kahn al Bayern Monaco. Il ruolo del portiere non è indispensabile, ma importante. Riuscissero a prendere Boruc del Celtic Glasgow, spenderebbero soltanto un quinto di quanto incassato con la cessione di Buffon. E con la somma restante si potrebbe rifare non una, ma almeno due nuove formazioni.

    Domanda – La prossima volta, di cosa parleremo?

    Risposta – Ride - Non lo so. Io racconto, non decido nulla.

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    L'Uomo nero attacca Ibrahimovic
    05.07.2007 08.46 di Appi . articolo letto 17628 volte
    Fonte: di Alvise Cagnazzo per carlonesti.it

    Senza giustificare un’età più consona alle curve che ad una linea retta, l’Uomo nero è riuscito a disinnescare, a soli dodici mesi dopo la sua cessione, l’ordigno Ibrahimovic. Da grande errore strategico della novella dirigenza, a superba interpretazione del “Principe” di Machiavelli, nel nome di un bilancio florido ed una gestione dello spogliatoio perfetta, grazie all’arrivo di Ranieri, uomo di temperamento nascosto dietro un sorriso britannico. A conferma di una scelta, quella operata dall’amministratore delegato Blanc e dal direttore sportivo Secco, di apprezzabile ed immediato rilancio. E sull’evoluzione del talento, intermittente, di “Psycho” Ibrahimovic…

    Domanda – La calura aumenta, sembra quasi di essere già ad agosto. Lei, gentile Uomo nero, dove trascorrerà le sue vacanze?

    Risposta – Le vacanze, non esistono. Almeno per me. Non le dico dove le trascorro, perché sarei ben riconoscibile. E, come dice lei, il vincolo dell’anonimato cadrebbe. Mi limito a dire che nel fine settimana vado al mare, ma se squilla il cellulare corro in città. Il mercato, è in fermento. Soprattutto per le milanesi, con la Juventus che cerca un vice Buffon, anche se per me premierà Belardi, ed un difensore centrale.

    Domanda – A proposito delle milanesi, focalizziamo l’attenzione sull’Inter. Come sono i rapporti di Moratti, e più in generale della società e dei compagni, con Ibrahimovic?

    Risposta – Non sono idilliaci. Soprattutto adesso che è arrivato Suazo e che Cruz continua a scalpitare per poter avere maggiore visibilità. Il problema è però legato alle dichiarazioni di Ibrahimovic che hanno fatto irritare lo spogliatoio, ed in particolare tutto il gruppo degli argentini. Spetterà poi a Moratti fare ragionare il giocatore, spiegandogli che a quelle cifre non si può realizzare un rinnovo di contratto. Prima di tutto, mi consenta di dire che la Juventus, cedendo Ibrahimovic, ha però realizzato il più grande affare degli ultimi cinque anni.

    Domanda – Scusi, ma ho sentito bene o il vento che soffia nella cornetta ha alterato la percezione delle sue parole?

    Risposta – Ha sentito bene, Ibrahimovic è un giocatore di ottimo valore, ma non è un campione. Alla Juventus, ha dimostrato soli in due anni tutto il suo repertorio. Positivo ed anche negativo. Prima di tutto, è un ragazzo problematico. Non nel senso che ha dei problemi, ma che tende a crearli. Ibrahimovic non è mai stato un elemento decisivo. Il primo anno, gli girò tutto bene, alla Juventus. Anche fuori dal campo, ma nella stagione successiva mostrò il suo vero valore, di ottimo attaccante ma non di campione. La pressione del caso intercettazioni, che era a conoscenza della Triade sin dai mesi precedenti, ha mostrato tutti i suoi limiti caratteriali. Come si può chiedere in un momento delicato, un rinnovo che sfiora i dieci milioni e poi tirare giù il muso davanti ai rifiuti di Moggi?

    Domanda – Insomma, Ibrahimovic non le è mai piaciuto. Questo, mi sembra sia chiaro.

    Risposta – Mettiamola in questo modo. Se il Real Madrid si presenta a Milano ed offre al giocatore, ed al suo procuratore, più psietato del padre di Trezeguet, il doppio di quanto percepisce all’Inter, lo svedese torna a macinare rabbia e frustrazione per il mancato rinnovo con i nerazzurri. Si mette seduto a terra, e sbatte i piedi per andare via. Non è uno legato alla maglia, andrebbe ovunque. Basta che sia trattato bene a livello economico. Con uno stipendio umano, il primo anno alla Juventus decise di comprare una villa in un atollo artificiale costruito in Arabia Saudita. Quando venni a conoscenza di questa operazione finanziaria, rimasi sbalordito. Per carità, sono scelte personali. Ma penso possa essere il termometro dello concezione e dello stile di vita che vuole Ibrahimovic. Desidera sempre il massimo, ma purtroppo per lui, il massimo non esiste. E’ solo una costruzione mentale. Perché ci sarà sempre qualcosa di più bello, più costoso o più intrigante. Ma non per questo bisogna volerlo. E poi, non riesce a regolare le emozioni. Cadendo in contraddizione.

    Domanda – Si spieghi meglio.

    Risposta – Primo anno alla Juventus. I bianconeri pareggiano con la Lazio, in casa. Ed Ibrahimovic segna la rete del vantaggio, si toglie la maglia e grida correndo verso la panchina urla: “Juventus ti amo” per ben tre volte. Un giocatore che si comporta in questo modo, che dice al mondo intero di amare la Juventus, può dopo soli sette mesi rifiutare ogni tipo di soluzione offerta, con pazienza, dalla dirigenza? Respingendo persino l’ipotesi di cessione in prestito al Milan? La Juventus, con la sua cessione definitiva, ha però fatto un vero e proprio affare. Venticinque milioni, sono tanti. Forse troppi per lui. Il primo anno, gli va sempre bene. Anche all’Inter mi smebra stia andando allo stesso modo. Ma non penso che quest’anno riuscirà a ripetere quello che ha fatto l’anno scorso. E poi, non è mai soddisfatto. E crea attriti. Le porgo una domanda semplice. Ibrahimovic oggi dove gioca?

    Domanda – Scusi, ma è una domanda retorica?

    Risposta – Rispondo io per lei. Gioca nell’Inter. La formazione nella quale gran parte dei giocatori hanno avuto litigi feroci con lui. Come ad esempio Samuel, che lo spedì fuori dal campo con un intervento da dietro, Cordoba, per colpa del quale rimediò una squalifica di tre turni dopo una serie di pestoni e gomitate. O Mihajlovic, che disse ad Ibrahimovic ed al suo procuratore Raiola: “Lo svedese è scorretto. Raiola? Parlerò con lui soltanto quando imparerà qualcosa di questo mondo ed io sarò in grado di conoscere il suo mestiere, fare le pizze”. Poi abbiamo Dacourt, che in una sfida senza precedenti, in Coppa Italia, si avventò sullo svedese. Senza dimenticare Vieira, con il quale venne alle mani in allenamento quando giocavano insieme nella Juventus. Penso possa bastare, no?

    Domanda – Tutti assieme, questi episodi, non sembrano lasciare scampo. Ma non pensa di essere un po’ eccessivo?

    Risposta - Non voglio esserlo, mi sto limitando a riportare fatti e aneddoti. Eccessivo è chi tira un pugno a Zebina nello spogliatoio per un motivo futile, non chiedendo scusa. E mi ricordo molto bene, quell'episodio.

    Domanda – A suo avviso, quando Ibrahimovic ha maturato l’idea, concreta, di abbandonare la Juventus?

    Risposta – Il momento esatto, penso sia stato quando la Finanza entrò a casa sua, nella mansarda di Torino, acquistata e poi rivenduta, per indagini su presunte irregolarità nel passaggio dall’Ajax alla Juventus. Un formalità risolta in maniera positiva. Ma quella perquisizione, aggravata dal caso intercettazioni, e dal rifiuto della dirigenza di adeguargli il contratto, lo ha allontanato per sempre dalla Juventus. Per me, le ripeto, è stato però un bene. Per la società, naturalmente.

    Domanda – La prossima volta, gentile Uomo nero, di cosa parleremo?

    Risposta – Ride - Non decido nulla, racconto soltanto ciò di cui sono a conoscenza. Era da un po’ che non le rispondevo in questo modo. Le confesso che, un po’, mi è mancata questa frase.

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    L'Uomo nero attacca Raiola
    11.07.2007 21.00
    Fonte: carlonesti.it

    Dopo aver rimproverato a dovere “Psycho” Ibrahimovic, questa volta, l’Uomo nero non ha perdonato il sodale Mino Raiola, procuratore smaliziato con domicilio nell’affascinante Amsterdam, e con un visto esclusivo sui migliori giovani talenti della Repubblica ceka. Per nulla rasserenato dal “rinnovo” del contratto siglato da Nedved, trentacinque anni ad agosto, l’Uomo nero ha rivelato i particolari di una trattativa che, sino all’ultimo istante, ha rischiato di non decollare a causa dell’intervento "pilotato", con maestria, proprio da Raiola, dell'onnipresente Inter…

    Domanda – Questa volta, la sento molto rabbuiata, come mai?

    Risposta – Si è rischiato un capitombolo, in questi giorni.

    Domanda – Si riferisce al caso Camoranesi o al caso Nedved?

    Risposta – Per Camoranesi, l’Avvocato avrebbe parlato di “casino”, non di caso. In quanto ogni mossa del giocatore era orientata a spuntare un contratto da più di tre milioni. Dovrà accontentarsi di qualcosa in meno. A mio avviso, sarebbe stato opportuno cederlo. Comunque, mi riferisco al caso Nedved.

    Domanda – Scusi, ma resterà alla Juventus. Non è contento?

    Risposta – Certo. Ma è avvilente cosa è successo in questi giorni grazie allo spirito da piazzista del suo procuratore. Ovvero di Mino Raiola. Le voci sull’Inter, erano tutt’altro che infondate. Le aveva messe in giro proprio Raiola, il quale, da consulente di fiducia della Juventus e di Moggi, ora lo è diventato dell’Inter. L’affare Kovac, lo avrebbe suggerito lui, ad esempio. Il fatto è che l’Inter dopo un mercato in sordina, avrebbe desiderato ottenere a costo zero un valido esterno di fascia. E lo scippo Nedved, avrebbe assunto un grande significato. Privando la Juventus di un elemento valido e ancora arruolabile per due anni almeno. Insomma, la Juventus ha chiesto Burdisso? Bene l’Inter si è voluta vendicare chiedendo a Raiola di portare a Milano il suo assistito, ovvero Nedved.

    Domanda – Con un’operazione del genere, però, Nedved avrebbe incrinato in maniera irreparabile il suo rapporto con la città e l’ambiente di Torino. Insomma, come fare a tradire la Juventus in questo modo?

    Risposta – Il mio, voleva essere un elogio a Nedved. Se il ceko è rimasto, è stato solo grazie alla sua voglia di vincere con la Juventus. E’ il giocatore più che corretto che abbia mai visto, nei rapporti umani e professionali. Ma pensare che Raiola abbia soltanto pensato di divenire l’artefice del suo passaggio all’Inter, mi fa accapponare la pelle. E’ stata una mossa sgarbata. E non pensi, Raiola, che con l’affare Grygera sia riuscito a sanare la frattura con la società, che inizialmente tendeva ad affidarsi ai suoi pareri. Il colpo Grygera, in quanto realizzato a parametro zero, gli ha fatto ottenere una più che soddisfacente commissione. Ma la cosa triste sa quale è?

    Domanda – Se non me la dice lei, è un po’ difficile.

    Risposta – Ride – La verità è che mi faccio prendere dall’entusiasmo, ed a volte anticipo ciò che vorrei che lei mi domandasse. Tornando all'aspetto triste, al colloquio per il rinnovo, erano presenti Nedved e Raiola da una parte, e tutta la dirigenza al completo dall’altra. Compreso l’amministratore delegato Blanc, che non si è mai, giustamente, presentato in sede per i colloqui con Camoranesi. Mentre Nedved giocherellava con la suola delle scarpe, e quasi mai interveniva Raiola era combattivo. Ed all’uscita dalla sede dopo tre ore piene di riunione, cosa dice Raiola? Che le parti sono distanti ed il giocatore indeciso se proseguire o meno il rapporto con la Juventus. Cosa dice Nedved? Di essere solo un po’ deluso, ma che mediterà su cosa fare. Il giocatore, oggi era in ritiro allegro e spensierato. Penso di aver chiarito quanto abbia influito la voglia di Nedved, su questa decisione. Altrimenti, oggi sarebbe un giocatore dell’Inter. I miei dubbi sono però legati al ruolo che avrà Nedved nella Juventus di Ranieri. Non penso che il nuovo tecnico lo farà partire titolare. In questa nuova stagione, giocherà molte gare. Ma molte in meno rispetto a quest’ultimo anno.

    Domanda – Tra l’altro, Raiola è lo stesso procuratore che l’anno scorso avrebbe voluto realizzare il passaggio di Nedved al Monaco, o comunque favorire un addio del giocatore alla Juventus.

    Risposta – Secondo lei, allora, da dove nasce la mia irritazione? Proprio da questi comportamenti. Ed il passaggio di Chivu all’Inter, è stato anch’esso suggerito da Raiola. Ricordo che il rumeno proviene dall’Ajax, ed è ben conosciuto da Raiola. Il quale, vivendo ad Amsterdam, ha potere ed una grande influenza sulla gran parte dei talenti sfornati dall’Ajax. E non mi meraviglierei se Huntelaar, già quest’anno, o forse l’anno prossimo, venisse acquistato proprio dall’Inter.

    Domanda – Cosa pensa di Vanstrattan, ripreso dalla Juventus dopo il parcheggio in Veneto?

    Risposta – Sarà il terzo portiere. Almeno sino al mese di dicembre. Dovesse convincere Pellizzaro, il preparatore dei portieri che Ranieri ha conosciuto a Catanzaro, penso che Belardi verrà ceduto in prestito o a titolo definitivo. Il fatto che la massima serie non l’abbia mai conosciuta, penso sia un giudizio già abbastanza esplicito da parte mia. Ma è stato Sensibile a sceglierlo. E i portieri australiani non sono poi tanto male, considerando che sarà una riserva.


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    L'uomo nero attacca Corvino
    16.07.2007 08.13 di Appi . articolo letto 8248 volte
    Fonte: di Alvise Cagnazzo per Nesti Channel - carlonesti.it

    Nella fiera della vanità, dopo aver criticato Ibrahimovic, crocifisso Raiola ed imputato tutti i mali del mondo all’esperto procuratore Becali, al momento prigioniero di una “promessa” di matrimonio strappata all’Inter in merito al trasferimento di Chivu, questa volta il senso critico dell’Uomo nero si è posato su Corvino, direttore sportivo della Fiorentina, società sempre pronta a concludere operazioni di mercato con la Juventus. Da Maresca a Miccoli, da Chiellini sino a Balzaretti, elemento poco gradito al tecnico Ranieri. E sul caso Nocerino…

    Domanda – Dopo aver soppesato i richiami della “sirena” ammaliatrice Raiola, ed aver smontato il nobile segreto di pulcinella legato ai metodi, poco ortodossi, usati dall’Inter per contattare Suazo e Chivu, il suo obiettivo, gentile Uomo nero, non può che essere quello di far luce sui contorni della trattativa per Nocerino, sedotto e abbandonato dalla Fiorentina. Indovinato?

    Risposta – Avevo altre intenzioni, ma questo suo suggerimento, voglio coglierlo al volo. Prima di ogni altra cosa, l’obiettivo primario della Juventus è quello di sfoltire la rosa. Dopo la rescissione di Tacchinardi, che a me non sarebbe dispiaciuto come rincalzo, a partite sarà Giannichedda. Come le avevo anticipato, dopo aver sistemato Passoni al Mantova, ogni sforzo del Livorno sarà incentrato proprio sul suo acquisto. E le anticipo un’altra cosa. La Juventus non parteciperà, nemmeno in minima parte, alla retribuzione del suo stipendio, che sarà interamente a carico dei toscani. Preferisco però rispondere al suo iniziale quesito con un’altra domanda. Perché mai una squadra che deve sfoltire il centrocampo, convoca in ritiro un giocatore come Nocerino che a Firenze aveva già chiesto ed ottenuto di indossare la maglia numero trentadue, a conferma di una trattativa praticamente già definita in ogni dettaglio?

    Domanda – Allora, ho indovinato. Parleremo del ritorno di Nocerino a Torino, come richiesto dal neo tecnico Ranieri?

    Risposta – Sbaglia. Ranieri, è già entrato nell’ottica del dirigente informato, altruista e competente. Pronto a coprire ogni falla dell’amministrazione centrale, se in tale modo vogliamo chiamarla. Però, non si fatica a comprendere che questa situazione Ranieri non l'avrebbe mai voluta vivere. E' stato scaltro a farla apparire come opportuna, come necessaria per rinforzare il centrocampo. Ma ne avrebbe fatto volentieri a meno. Se qualcuno si fosse comportato in modo corretto, infatti, magari oggi la Juventus avrebbe incassato i cinque milioni pattuiti con i Della Valle, ed il giocatore sarebbe finito in comproprietà alla Fiorentina, consentendo a Ranieri di chiedere con serenità a Blanc un altro difensore. Adesso, o Nocerino si mette l’anima in pace, accettando il trasferimento all’Udinese, necessario per abbassare il prezzo di Iaquinta, o rimane alla Juventus.

    Domanda – Niente Napoli o Genoa?

    Risposta – No, niente. La Juventus vuole dirottare a Napoli uno fra Zalayeta, Blasi e Piccolo. Ed a Genova, probabilmente, andranno gli altri due. Per Legrottaglie, il discorso è diverso. Il suo accordo scade nel 2008. Ed è probabile che, senza acquirenti, la Juventus gli proponga la rescissione. Per quanto riguarda Nocerino, la verità è soltanto una. La dirigenza non vuole essere scavalcata da nessuno nella gestione della propria rosa. E lo ha sottolineato anche Blanc, pochi giorni fa. Anticipando la mia critica nei confronti del comportamento dell'Inter.

    Domanda – A chi si riferisce, quando parla di interferenze ed intromissioni?

    Risposta – Mi riferisco a Corvino. Il discorso sul direttore sportivo della Fiorentina è lo stesso fatto per Raiola e Becali. Insomma, basta dire che Moggi si comportava in maniera scorretta. Gli altri che ho appena citato non mi sembrano da meno. Se l’Inter commissiona a Raiola di portare via da Torino uno dei simboli della squadra, come ad esempio Nedved, tutti dicono che il suo mestiere è quello di offrire il meglio al suo assistito. Se Moggi porta a Torino un grande difensore come Ferrara, strappandolo alla Roma, come accadde anche per Paulo Sousa ed Oliseh, è invece per tutti scorretto. In un paese civile, esiste un peso ed una misura, unica. Non disparità di trattamento. Io, mi sentirei offeso.

    Domanda – Senza tergiversare, perché ha accusato Corvino di manovre scorrette?

    Risposta – Io, non ho accusato nessuno. Ho detto la verità. Secco, in tanti anni vicino alla Triade, ha compreso determinati meccanismi. E non ha sopportato l’interferenza di Corvino nel rapporto tra il mediano e la Juventus. E poi, con la Fiorentina, nelle comproprietà, la Juventus ci ha quasi sempre rimesso. Ha rischiato di perdere Chiellini. E non vuole fare la stessa fine con Nocerino. Poi, se non le dispiace, mi preme rivelare un aneddoto su Corvino.

    Domanda – Faccia pure.

    Risposta – Il direttore sportivo della Fiorentina, ha sempre avuto un debole per Miccoli. Credeva in maniera spropositata in lui. Ma, a mio avviso, Corvino proprio nel rapporto con Miccoli ha palesato un grave difetto caratteriale. A volte è geloso dei giocatori che stima ed apprezza, forse perché non sente riconoscenza o gratitudine da loro.
    Ma come andò a finire per Miccoli? Fu trattato malissimo dalla società, proprio per via di Corvino che quasi in maniera ossessiva convinse, mediante pessime referenza, i fratelli Della Valle a non riscattarlo. Sa da quando non si parlano più, Miccoli e Corvino?

    Domanda – Da quando, Corvino offrì l’ennesima scortesia a Miccoli. Era stato male, Corvino. E Miccoli lo chiamò per sincerarsi delle sue condizioni di salute. Il direttore sportivo non gradì questa telefonata. Come fosse scocciato, di tanta cortesia. Traducendola in invadenza. E rispose in un modo tanto sgarbato da fare sbottare persino un tipo mite come Miccoli, il quale alla Juventus, tranne che per qualche sussulto con la curva per via di un tatuaggio un po’ troppo esplicito sul polpaccio, è sempre stato in sintonia con tutti. Ad esempio Zebina, fa sempre un po’ di vacanze a Gallipoli, l’estate. Ed a chi crede chieda il favore di noleggiargli la barca? Solo con Olivera, ha avuto qualche problema. Ricordo che una volta quasi vennero alle mani. Con Del Piero, ha un ottimo rapporto invece. Anche Moggi, però, litigò con Miccoli. Sappiamo tutti perchè. Ma dal punto di vista tecnico, credo non si possa discutere, Miccoli. Persino un esperto come Galbiati, e lo ricordo bene, nel primo giorno di ritiro con Capello in panchina, disse con sincerità di non aver mai visto palleggiare un giocatore in maniera tanto disinvolta.

    Domanda – Peraltro, Miccoli è andato al Palermo. Ed anche Nocerino, pareva destinato in Sicilia.

    Risposta – La Juventus, si è irritata proprio per questo. Sarebbe dovuto andare in Sicilia, forse per un anticipo sull’acquisto di Cavani, bomber uruguayano di grande talento. Ma l’intervento privato di Corvino, che avrebbe suggerito al centrocampista di non rinnovare il contratto, andando in scadenza con i bianconeri, intrapreso con il giocatore, non è piaciuto all’attuale dirigenza.

    Domanda - Cosa succederà?

    Risposta - Si farà largo ad una mini rivoluzione. Senza dimenticare che, senza l’intervento scorretto di Corvino, oggi il giocatore sarebbe a Firenze, insieme all’amico Montolivo.

    Domanda – Quale mini rivoluzione, scusi.

    Risposta – Se Nocerino non accetterà le condizioni della dirigenza bianconera, sarà Marchisio ad essere ceduto. E' richiesto dal Parma e dalla Sampdoria, oltre che dal Genoa. Anche se ritengo gli emiliani in leggero vantaggio, in quanto hanno a disposizione un ambiente più consono alla maturazione di un ragazzo di talento, ma un po’ timido, come Marchisio. E potrebbe presto essere ceduto anche Marchionni. Con una buona offerta, diventa un giocatore cedibile. Come Boumsong, d’altronde.

    Domanda – La prossima volta, di cosa parleremo?

    Risposta – E’ stata una giornata pesante, ma le concedo la solita frase. Non decido nulla, io racconto soltanto quello di cui sono a conoscenza


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    L'Uomo nero attacca Moratti
    22.07.2007 21.00
    Fonte: carlonesti.it

    Quando l’Uomo nero decide di parlare, dispiegando pensieri e riflessioni mai banali, come un toro oltraggiato alla vista dell’odiato rosso porpora, è difficile porre un limite al suo incedere. Conscio dell’importanza di comunicare ciò di cui è a conoscenza, pur ritratto nel vincolo dell’anonimato, nel mezzo di un’estate così umida da far temere un agosto ancor più ingombrante, questa volta l’Uomo nero ha conferito un tono assai gravoso alle esternazioni offerte su Massimo Moratti. Ribadendo un paio di concetti che, adombrati nel tempo, senza un intervento tanto irruente quanto dettagliato in ogni sua forma, sarebbero stati fagocitati dal caso delle intercettazioni telefoniche…

    Domanda – Gentile Uomo nero, l’ultima intervista da lei rilasciata su Mancini, ha suscitato non poche polemiche. Le quali, non sembrano volersi arrestare.

    Risposta – Sono tutte cose vere, quelle che ho detto. Tanto da essere ammesse dai diretti interessati. Il problema, è un altro. Oramai, la regola dell’impunità sembra farla da padrona. E poi, mi scusi, la sostanza di queste interviste, risponde perfettamente ad una esigenza. Quella di informare su particolari che non emergono. Sono interviste che hanno il dono di diffondere un pensiero, sulla base di dati concreti.

    Domanda – Se continuiamo su questa strada, però, l'Uomo nero non so per quanto tempo potrà continuare ad esprimere i propri pensieri.

    Risposta – Di cosa si preoccupa? L’obiettivo è quello di dire la verità. E se ha subito delle pressioni, vuol dire che ciò che dico è vero. Ed è proprio la verità a rendere liberi. Senza informazione, ogni società sarebbe serva di un padrone. Lo diceva anche Hegel, manifestando il bisogno di un compromesso da raggiungere. Non può esistere padrone senza che un servo obbedisca a degli ordini. Ma, nel contempo, non potrà mai esistere schiavo che non accetti un padrone con il dono del suo comando. Occorre equilibrio, e per sopravvivere, il vincolo dell’anonimato può valere la libertà di informare. Dicessi chi sono, questo padrone potrebbe non volermi più. Ma grazie all'anonimato, il padrone non sa chi io sia, e quindi sono in grado di raccontare tutto ciò di cui sono a conoscenza.

    Domanda – Continuo a mostrare la mia perplessità in merito all’anonimato. Perché, parafrasando ciò che lei dice, dichiarando la sua identità diverrebbe un padrone anche lei. Non trova?

    Risposta – Chi le dice che non lo sia adesso un padrone? O che non lo sia stato? E poi, adesso posso permettermi ciò che ho sempre desiderato. Continuare a lavorare, dicendo ciò che so. E le dico di più, quasi mi sento in dovere di ringraziarla.

    Domanda – Cosa più le ha dato fastidio di “calciopoli”?

    Risposta – Il fatto che si voglia infangare una società come la Juventus. La Triade, anzi, Moggi e Giraudo hanno sbagliato. E Bettega ha fatto il solo errore di non cercare di modificare atteggiamenti che se presi in tempo, sarebbero stati ridimensionati. Ma nelle riunioni, Bettega era sempre dietro al gatto ed alla volpe. A Moggi ed a Giraudo. Ma credo che le ultime vicende dimostrino che se una banda di dieci persone decide di assaltare, per necessità di sopravvivere, un supermercato, non possono essere arrestate solo due persone, accusandole di ogni male. Insomma, se tutti fanno degli errori, non può pagare un’intera società. E poi, da un punto di vista strettamente tecnico, la Juventus diretta da Moggi e Giurando, non ha mai commesso errori. Fatta eccezione per i casi di Henry e Maresca. Anche quando venivano tesserati giocatori non straordinari, come ad esempio Dimas, la Juventus vinceva sempre. Tornando alla sua domanda, non riesco a capire come una società che patteggia una pena si dica onesta.

    Domanda – Ho già capito dove vuole arrivare, e se vuole già salutare i lettori, io ripongo il registratore e le auguro buone vacanze, perché queste interviste verranno sospese.

    Risposta – Non sia tragico, e non abbia paura. Sta parlando con me, non con l’ultimo degli arrivati. E queste cose, posso dirle. Può una società che parla di scudetto degli onesti, far giocare per ben nove mesi un giocatore, ovvero Recoba, come comunitario grazie ad un passaporto falso? Da Milano nessuno deve permettersi di dire il contrario, perché l’Inter in sede penale patteggiò sei mesi di reclusione per il giocatore, con una multa ingente a carico della società. Recoba ed Oriali vennero anche squalificati dalla giustizia sportiva. E questo autorizza Moratti a dire che negli anni passati la Juventus si era comportata male? Non scherziamo, perché la gente è intelligente. Una recente ricerca dell'Adiconsum, sa cosa ha rivelato? Che in questa stagione, senza la Juventus, gli errori arbitrali hanno alterato centocinquantasette gare. Ma nessuno ha aperto un fascicolo per indagare sui dirigenti delle prime formazioni della classifica, ovvero Inter, Milan e Roma. E le dico un’altra cosa. E’ pronto?

    Domanda – Continui pure, io sto già chiudendo le valigie.

    Risposta – La smetta di fare l’ironico, e mi ascolti. Ogni volta che la Juventus va a Milano in trasferta si alzano i cori davanti al pullman, e sa cosa devono sentire i giocatori? La parola drogati. I giocatori, sono uomini. Capirà bene, il loro stato d’animo in quei casi. Quattro anni fa, Kallon fu trovato positivo ai controlli antidoping per due sostanze. Non ricordo bene la tipologia, di queste sostanze.

    Domanda – Le vengo in soccorso. Si trattava di norandrosterone e noretiocolanolone. E la squalifica fu di sei mesi.

    Risposta – Esatto. Bene, Kallon fu squalificato per ben otto mesi. Poi ridotti a sei dopo il ricorso. E mi sembra diversa, la cosa. Allora, perchè la Juventus, dopo aver sopportato un processo estenuante, è stata ed è ancora etichettata con appellativi di basso livello, e l’Inter no? E lasci stare cosa le ha detto, come ho letto nel suo libro, Zeman in merito a questa faccenda. Me lo deve dire, qualcuno. Me lo dica Moratti. Ed aspetto una risposta seria da parte del presidente dell'Inter. Perché poteva redarguire pubblicamente i giocatori, quel giorno nello spogliatoio. Quando la sola cosa che sapevano gridare era noi vinciamo non rubando. Fare giocare un calciatore con un passaporto falso per nove mesi non mi sembra un esempio di eleganza. Ed il patteggiamento è sempre stato ripudiato dagli onesti, da chi non teme niente. E non mi fermo qui, secondo lei perché abbiamo perso gli Europei del 2012?

    Domanda – Faccia pure, continui.

    Risposta – Per la figura che abbiamo fatto agli occhi dell’Europa con il caso di calciopoli. Con uno Stato forte, tutto sarebbe rientrato in poco tempo. Mentre al governo c’era chi spingeva per una radicale pulizia, ingrossando a dismisura un problema che è oggi presente anche in altri paesi. Pulizia che non è stata fatta. Ma che nel momento di insediamento di un nuovo governo, era un perfetto specchietto per le allodole. Puniamo tutti e tutto, siamo un paese nuovo. E la Meandri non deve piangere, come ha fatto, quando le viene comunicato che gli Europei andranno all’Ucraina. E le ricordo che i vertici federali, avrebbero voluto la testa di Lippi, di Cannavaro e di Buffon.

    Domanda - Ovvero degli eroi del Mondiale, insieme a Gattuso e Materazzi. Non crede?

    Risposta - Esatto. Abbiamo perso un’occasione straordinaria per risanare l’economia di una Nazione. E le faccio questo discorso perché la Juventus ha nuovamente pagato. Con gli Europei in Italia, il nuovo stadio sarebbe stato realizzato in tempo brevi. Ed a costi irrisori grazie a vari finanziamenti. Ora, le città del sud, più di quelle del nord, piangono proprio per questo. E’ una cosa sconvolgente.

    Domanda – Gentile Uomo nero, se ci sarà una prossima volta, considerando il tenore dell’ultima intervista, di cosa vorrà parlare?

    Risposta – Ci sarà, non si preoccupi. Per tirarle su il morale, le rispondo con la solita frase. Io non decido nulla, racconto solo ciò di cui sono a conoscenza.


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    L'Uomo nero attacca Emerson
    26.07.2007 06.48 di Appi . articolo letto 11083 volte
    Fonte: di Alvise Cagnazzo per carlonesti.it

    Dopo aver barcollato sull’umano limite delle confessioni, infliggendo una buona dose di realismo, e di specifica informazione, sull’intricato universo nerazzurro, l’Uomo nero non sembra aver alcuna intenzione di arrestare il proprio attacco nei confronti dell’Inter. Con una sbirciatina ai bilanci, con la pazienza certosina di chi conosce bene gli anfratti delle strategie societarie, specchio di campagne acquisti più o meno efficaci, la sua attenzione si è questa volta poggiata su diverse operazioni mercantili quantomeno discutibili. Senza dimenticare, naturalmente, il logico orgoglio mostrato per l’ennesima anticipazione di mercato svelata, in netto anticipo, nonostante le iniziali smentite, sul passaggio di Chivu all’Inter…

    Domanda – Gentile Uomo nero, prima che la conversazione trascenda i limiti della moderazione, come già accaduto nell'ultima intervista, le pongo subito una domanda. Che può tradursi in un complimento. Lei, infatti, non ha mai dubitato di Chivu all’Inter, anche quando tutti parlavano di trattativa saltata. Anticipando, di fatto, l'acquisto del rumeno.

    Risposta – Ancora una volta, si è dimostrato come ciò che dico sia vero. E non temo smentite, oramai. L’operazione si era arrestata solo perché Moratti, conscio di avere una posizione di forza, in virtù di una promessa, se in questo modo vogliamo chiamarla, strappata al procuratore Becali. Che riceverà un lauto compenso. Insomma, l’Inter ha risparmiato due milioni, ritardando questa trattativa. Guarda caso, gli stessi che, come tutti sanno, andranno a Becali. Che strana coincidenza, non trova?

    Domanda – Alla fine, però, sono sempre i giocatori a scegliere. Nella sostanza, la Roma potrà ora investire questi soldi in un grande acquisto. Considerando che Chivu era in scadenza, poi, non credo la cessione abbia scontentato la società.

    Risposta – La Roma è contenta di quanto incassato. Ma avrebbe potuto ottenere molto di più, se il difensore fosse andato al Barcellona o al Real Madrid. Tra l’altro, ciò che dice lei, è corretto. Ma la Roma cosa dovrebbe dire di Emerson? Il giocatore presentò un certificato medico, dove si attestava una grave forma di depressione. Insomma, su consiglio di Moggi e Gilmar Veloz, il suo procuratore storico, cercò di forzare la mano ai giallorossi. In quel caso, e lo ricordo bene, la Juventus venne accusata di ogni male. Ma oggi, mi sembra che l’Inter non si sia comportata in maniera diversa per Chivu. Ha sentito qualche polemica? Io no. E poi, concordo con Materazzi. L’arrivo di Emerson sarebbe un fulmine a cielo sereno. E sarebbe una vergogna. Ha detto di tutto contro l’Inter ed Ibrahimovic, il brasiliano. Quando chiamava in Corso Galileo Ferraris, poi, chiedeva quasi piangendo di tornare in bianconero.

    Domanda – Scusi un attimo, lei sta dicendo che Emerson ha chiesto, in maniera ufficiale, di tornare a Torino?

    Risposta – Di cosa si meraviglia, non lo ha fatto solo lui. Anche Cannavaro ha fatto la stessa cosa. Il caso di Emerson, però, è quello che più mi ha dato fastidio. Alla Juventus è stato coccolato per due anni. Il risultato? Ingratitudine. Antonio Conte, che so che lei ha intervistato, non lo avrebbe mai fatto. Eppure entrambi sono stati definiti campioni con il cuore bianconero. Senta bene, e prende nota. Emerson a dicembre chiama la Juventus, dice di voler tornare, che a Madrid il “Bernabeu” è contro di lui, che con Capello il rapporto si è deteriorato. La Juventus ci pensa, ma il costo è eccessivo ed il Real Madrid non lo libera senza incassare almeno la metà di quanto speso l'estate scorsa. Sui giornali, poi, Emerson trova il tempo di criticare sia Ibrahimovic che Vieira. Risultato? Pochi mesi dopo vuole andare all’Inter, o al Milan dei brasiliani.

    Domanda – Soldi che l’Inter ha, però.

    Risposta – Mi spiace, ma lei me le offre su un piatto d’argento, le cose da dire. Adesso mi toccherà parlare dei bilanci.

    Domanda – E’ stato un piacere, Uomo Nero. Io chiudo le valigie. E se non le dispiace, colgo l'occasione per salutarla, augurandole buone vacanze.

    Risposta – La smetta e ascolti. Al trenta giugno del 2006, non dieci anni fa, l’Inter ha certificato un ingente passivo di trecentocinquanta miliardi di vecchie lire. Quindi, non dica che l’Inter i soldi li ha o li ha sempre avuti. Altrimenti tale deficit non si potrebbe spiegare. Le cifre, non mentono.

    Domanda – Le iscrizioni in Italia ed in Europa, allora, come sono avvenute?

    Risposta – Semplice. Moratti ha varato un sistema patrimoniale particolare, generando una società artificiale da un’altra più grande. Il destino di questa società è quello di essere munta all’occorrenza. Per sistemare i bilanci, ecco. Questa operazione, viene definita dai più grandi econimisti come pericolosa. A rischio, insomma. Tanto è vero che la Juventus o il Milan, non l'hanno mai adoperata. Quanto meno in maniera tanto evidente. Ma non finisce qui, dei costi gonfiati vogliamo parlarne?

    Domanda – E’ stato un piacere, alla prossima allora. Che, tra l’altro, credo nemmeno ci sarà. Lo sa che se continua in questo modo, le interviste verranno sospese? Se ne vuole approfittare, penso per lei sia opportuno salutare i lettori.

    Risposta – Basta scherzare, sia serio per favore. Ed è con questo atteggiamento che lei sta avendo, che nessuno riesce a comprendere come l’Inter riesca a spendere tanto. Lo spiego io, come fa. E mi lasci fare. E poi, lei cosa c’entra? Mi assumo la responsabilità di ciò che dico, tanto è tutto vero. Ed aspetto ancora una risposta da Moratti alla domanda che gli ho rivolto nell'ultima conversazione. E se mai decidessero di sospendere queste interviste, tutti dovranno iniziare a preoccuparci. Il fatto che lei abbia ricevuto delle pressioni non significa altro che tutto ciò che dico è vero. Si immagini cosa sarebbe accaduto a me se avessi accettato di essere intervistato, a volto scoperto, per il suo libro. Sarei stato allontanato da tutti. A proposito, lo vuole un aneddoto?

    Domanda – Un attimo solo, le cinghie della valigia non fanno il loro dovere. Questa sarà l’ultima intervista, ne sono sicuro. Ma lei non si preoccupi, continui pure a parlare, finché sarà possibile.

    Risposta – Non abbia paura. A parlare, sono io. Non uno qualunque. Sa cosa mi è successo ieri?

    Domanda – Se non me lo dice, è un po’ difficile.

    Risposta – Ride – Ha ragione. Ero al bar a prendere i mie due cornetti mattutini. Sa di che cosa si parlava, vicino al bancone, fra i tavolini? Dell’Uomo nero. Incredibile, ero a due passi da loro, ma nessuno sospettava chi io fossi. Mangiavo tranquillo, ed ho pensato a quanto siano terapeutiche queste interviste. Grazie all’anonimato, posso finalmente dire tutto. Tutti parlano di me, ma nessuno a parte lei, sa chi io sia. E’ una sensazione straordinaria. Ora voglio tornare al discorso di prima, e la prego di non interrompermi.

    Domanda – Oramai, qui, fa tutto lei.

    Risponda – Allora, sa cosa c’è scritto nei bilanci dell’Inter? Nel giugno del 2002, Crespo è valutato trentotto milioni. Nel febbraio del 2003, invece, il suo costo è di quattro milioni e mezzo. Bene, nel giugno del 2003 viene venduto per ventiquattro milioni. Possibile che nessuno abbia aperto un’indagine? E per Pederzoli, le ricordo che la Juventus ha subito un’indagine a causa di una valutazione del giocatore ben inferiore al milione. Le vede le misure diverse? Ma ora viene il bello.

    Domanda - Le cinghie si sono chiuse, io chiuderei qui l'intervista.

    Risposta - Mi ascolti, invece. Corradi, nel giro di soli due mesi, ha visto subire un incremento del valore del proprio cartellino del centoquaranta percento. Fosse accaduto alla Juventus, ha idea di quale polverone si sarebbe generato? Questi dati economici non li ho inventati, sono presenti sul bilancio. Ma non doveva esser fatta pulizia? Non dovevano essere rimossi i comportamenti errati? E questo si aggiunge agli acquisti di Suazo e Chivu, contrari alle norme della giustizia sportiva, che vietano alle società di trattare un giocatore sotto contratto senza il permesso della formazione di appartenenza.

    Domanda - E' ancora convinto che l'acquisto di Iaquinta non risolva i problemi bianconeri in attacco?

    Risposta - Si, sono convinto di questo. E se penso che è costato quasi quanto Suazo, e che per una manciata di milioni la Juventus si è lasciata sfuggire Huntelaar, lo stupore aumenta. Anche perchè la trattativa con l'Ajax, era chiusa. Ora, dato che l'opzione è scaduta, per acquistarlo la Juventus dovrà fronteggiare molte grandi formazioni.

    Domanda – Gentile Uomo nero, se mai ci sarà una prossima volta, di cosa parleremo?

    Risposta – Ride – Come al solito, io non decido niente. Racconto solo ciò di cui sono a conoscenza.

    (www.tuttomercatoweb.it)

    :rolleyes:
  2. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
        Mi trovi su: Homepage #4632559
    Originally posted by massituo
    l'uomo nero dorme con la luce accesa perchè ha paura di chuck norris:cool:


    :asd: :asd: :asd:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?
  3. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
        Mi trovi su: Homepage #4632560
    Originally posted by TonyManero
    Come potete pretendere che ci sciroppiamo la lettura di questa pappardella ?

    Esiste un bignami ?


    Cerchiamo di essere realisti per favore.

    :cool: :cool: :cool:


    :approved:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Le dichiarazione dell'UOMO NERO

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