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    Tecnici senza panchina: un grande ex campione aspetta un’altra chance
    «Datemi l’Inter, vinco tutto»
    Giordano: «Io ho mangiato pane duro, non come Mancini: facile coi nerazzurri...»
    «A Messina ho trovato caos e macerie: sono rimasti agli anni ’70. Tifosi contro la società, disorganizzazione e una stampa prevenuta.
    Li definii giornalisti da bar: non mi pento» «Amo il 4-4-1-1 e non mi ispiro a nessuno Dai miei ex tecnici c’era poco da prendere» «Materazzi? Buono quello... Con me si è comportato da sceriffo, ma gli perdonano tutto. Ancelotti è il più bravo. Lazio e Napoli pezzi di cuore: un sogno poterle allenare»

    NEANCHE IL tempo di salu_tarsi che in sottofondo, tra il ru_more del vento mischiato alle onde e un lontano vociare che sa di bagnasciuga, si sente un ine_quivocabile “ Daje Brunè passa ’sto pallone...” .

    Scusi Giordano, stava gio_cando?

    «No si figuri, sono al mare, ad Ansedonia, questo è il mio rifu_gio da sempre. Qui accanto ci so_no dei ragazzini che sgambetta_no. Io ormai ho messo la giacca e la cravatta, sono un ”vecchiet_to” da... panchina. E’ un altro il Giordano che gioca a pallone».

    Suo figlio?
    «Sì, Marco nel Gubbio in C2, compie oggi (ieri per chi legge,
    ndr), 20 anni».
    Auguri, ruolo? Non mi dica attaccante...
    «Eh sì, tale padre... Però rispet_to a me è meno finalizzatore, lui agisce da trequartista, seconda punta: lavora di più per la squa_dra ».

    Un cognome che pesa.
    «Sì, è normale. Ma se hai qua_lità, e lui le ha, alla fine esci. An_che di Paolo Maldini si diceva fosse un raccomandato e inve_ce... Spero che un giorno non chiedano più a lui se è il figlio di Bruno Giordano, ma a me se so_no il papà di Marco Giordano. Aspettando Rocco che ha solo 12 anni e gioca nella Lazio».

    Magari un giorno vi ritrova_te nella stessa squadra...

    «Chissà. Non mi imbarazzereb_be. Tratto tutti allo stesso modo. Contano la qualità e i comporta_menti, non faccio distinzioni: puoi avere 19 anni o 35. Gioca chi merita. L’ho detto in ogni squadra che ho allenato».

    E non sono poche...
    «Ho fatto la gavetta, mangiando pane duro. Sono andato in In_terregionale a Crotone, dove le assicuro non si scherza, quando avrei potuto allenare vicino casa in C2. Ma i programmi erano quelli giusti. E ho ottenuto la promozione».

    Non sempre però ha trovato programmi giusti... In car_riera vanta più di un esone_ro.

    «A volte m’ha fregato la voglia di allenare, di misurarmi, l’amo_re per il pallone, il richiamo del campo. E ho pensato con troppo ottimismo che sarei riuscito a colmare col lavoro gap gestiona_li, organizzativi o la scarsa qua_lità dei giocatori. Catanzaro, Aquila, Lecco, Ancona: tutti club che poco dopo sono falliti, obera_ti da problemi che andavano ol_tre il campo».

    Tornasse indietro?
    «Alcune scelte non le rifarei, è stata una gavetta un po’ troppo lunga e tortuosa. D’altra parte quello che è successo a Mancini, Tardelli, Boniek, Gentile, tecnici cui hanno affidato subito pan_chine di A o di nazionali, a me non è successo. Io la A l’ho tro_vata, quasi per caso, a Messina, a 50 anni».

    E non sono state rose e fiori.
    «Delle rose ho trovato solo le spi_ne. Un ambiente dilaniato dai veleni con una spaccatura netta società- tifosi e una stampa pre_venuta, sempre pronta ad ali_mentare polemiche e a gettare benzina sul fuoco».

    Eppure era partito alla grande.

    «Sì, la squadra stava andando ben oltre le aspettative e le rea_li possibilità. Poi l’infortunio di Riganò ci ha tagliato le gambe. Per noi era l’uomo imprescindi_bile, come se togliesse...».

    Totti alla Roma, Ibra all’In_ter, Kaká al Milan?

    «Magari, di più. Come se to_gliesse Totti, De Rossi e Mexes alla Roma; Kaká, Gattuso e Ne_sta al Milan; Ibra, Figo e Vieira all’Inter. Per noi Riganò non era solo il finalizzatore, ma anche il leader, l’uomo spogliatoio. Alle brutte in caso di difficoltà, pote_vi sempre buttare un pallone lì davanti, lui con una spizzata, una sponda, qualcosa ti creava. Senza di lui siamo stati costret_ti a scoprirci, cercando il gol con più giocatori, abbiamo regalato spazi, perso le misure e sono ar_rivati i guai».
    E contestazioni feroci. Per_ché tanta ostilità?
    «Non lo so, forse perché ero l’a_nello debole della catena. L’o_biettivo era il presidente, poi il ds, infine il tecnico che però è sempre il primo che salta. Non dimentico l’invasione di due tifo_si durante Messina-Roma sull’1_1. Si rende conto? Un’invasione per contestare mentre pareggia_vamo con la Roma! Assurdo, strumentale, studiato».

    Quindi l’esonero dopo la sconfitta con l’Ascoli: non è bastato l’appoggio dei gioca_tori che avevano inizialmen_te ottenuto la sua conferma. « Sono arrivati gli ultrà al campo d’allenamento, perché io, ci ten_go a dirlo, ho sempre tenuto le porte aperte dello stadio: non mi sono mai nascosto, neanche quel giorno».

    Ha avuto paura?
    «No, ho affrontato i facinorosi: ”Se il problema sono solo io, me ne vado”. Così è stato. A Messi_na c’era un clima insostenibile e un’organizzazione quasi inesi_stente. Il problema di certe piaz_ze è che non si rinnovano e non vanno al passo coi tempi. Ci tro_vi in A gli stessi personaggi ”co_loriti” che magari li guidavano in C, non si migliorano. E seguo_no le vecchie dinamiche del cal_cio di 30 anni fa. Per non parla_re della stampa».

    No, parliamone.
    «Le basti pensare che allo stadio non c’era neanche una sala per le interviste, l’ho dovuta far ri_cavare io. E quanta incompeten_za, roba da dilettanti allo sbara_glio. Le tv locali poi... legate a quei tre, quattro giocatori che fanno la spia e ti montano il ca_sino se non giocano. Lo ripeto: la cartolina deteriore del calcio del Sud anni ’70».

    Su youtube gira un video do_po Reggina-Messina in cui lei sbotta e definisce i pre_senti «giornalisti da bar». E’ intervenuta anche l’Ussi per chiedere le sue scuse...

    «Ma quali scuse! Avrebbero do_vuto farle a me le scuse. L’Ussi pensi a chi dà i tesserini. Io a spiegare la gara e questi a insi_stere sull’assenza di Zoro o Iliev, giocatori fuori squadra. Perché ha fatto giocare Tizio, perché non gioca Caio. Ma poi il modo, la strafottenza, la mancanza di rispetto. Mai una domanda sul gioco, un’analisi serena. Proprio come al Bar. Gliel’ho detto in fac_cia, come mia abitudine».
    Perché Zoro non giocava?
    «Perché si allenava poco e male, non voleva rinnovare, era in rot_ta con la società. E poi con Zoro e Iliev l’hanno prima erano an_dati in B mica avevano vinto la Champions...».

    Ma la squadra era così scar_sa?
    « Era una squadra costruita per la B, trapiantata in A dopo Cal_ciopoli. L’obiettivo era lottare fi_no all’ultimo per una salvezza_miracolo. Se l’ambiente fosse stato compatto, potevamo gio_carcela. A Parma ci sono riusci_ti: ma lì c’è un altro ambiente».

    Beh, però in base ai risultati l’esonero poteva starci...

    «No. Se l’obiettivo è vincere lo scudetto e a metà stagione sono settimo, giusto fare le valigie. Ma noi dovevamo lottare: lo sta_vamo facendo. Via Giordano, poi Cavasin, poi di nuovo Giordano, infine Bolchi: mi dice che senso aveva questa girandola? A Mes_sina molti sembravano contenti di retrocedere per dimostrare al presidente che avevano ragione loro. Bene, bravi, ci sono riusciti: via Giordano, via il ds Valentini, uno dei pochi a sapere di calcio. Adesso si godano la B».

    Se le dico ”Sceriffo” a chi pensa?

    «A Materazzi. Buono pure quel_lo... »
    Lei che prende il pallone, Materazzi che viene nel suo spazio, la colluttazione...

    «Io espulso, lui solo ammonito. E le tv a difenderlo: cosa ti fa un mondiale... Se Materazzi mi avesse chiesto la palla con edu_cazione, gliela avrei data. Che pensava che me la mangiavo? Che facevo, sgonfiavo il pallone, lo portavo a casa e chiudevo San Siro così non si giocava più? Ma che roba è... Ma dai... Materaz_zi non è nuovo a certe prodezze: ma oggi è Santo, è campione del Mondo».

    Differenze tra Giordano cal_ciatore e allenatore?

    «Io ero un talento, se mi allena_vo bene non avevo altri problemi da risolvere. Un tecnico ne ha mille, parlare con lo staff sani_tario, curare gli aspetti psicolo_gici, la condizione fisica, la tatti_ca: non stacchi mai»
    Quanto la aiuta essere stato giocatore?

    «Beh, abbastanza. Sai già i mec_canismi che scattano in certi momenti. Sai tenere a freno l’euforia o perdonare qualche
    scazzo giovanile...».
    Si è ispirato a qualche suo ex tecnico?
    «No, Faccio da me. Umanamen_te ognuno ha il suo carattere e tatticamente dai miei tempi il calcio è cambiato tanto. Si gio_cava ancora a uomo...».

    Il suo modulo preferito?
    Il 4-4-1-1. Con un ”Giordano” ac_canto alla prima punta e due esterni bravi a salire».

    Che novità tattiche ha nota_to lo scorso anno?

    «Mah, forse l’unica sorpresa è stata la Roma che ha espresso un gioco imprevedibile, in gran_de velocità. Per quanto riguarda le altre, poche novità ma carat_teristiche ben definite: il gioco fondato sul palleggio del Milan, la straordinaria forza fisica del-l_’Inter, micidiale sui calci piaz_zati, il collettivo della Fiorenti_na, la capacità di giocare in am_pi spazi della Lazio. E quest’an_no, con tutte alle pari e la Ju_ventus, il torneo sarà equilibra_to. Anche se la forbice tra grandi e piccole è rimasta enorme».

    Il miglior tecnico oggi?
    «Ancelotti. Vincere la Cham_pions è stato il suo capolavoro».
    Lazio o Napoli: quale le pia_cerebbe allenare?
    «Sono due pezzi del mio cuore. Scelga lei per me: dove casco, ca_sco bene»
    Farà parte dei tecnici ingag_giati dalle tv?
    «Sì, lavorerò a La 7. Ma al con_trario di Guidolin credo che il problema dei tecnici in tv non sia il volersi fare belli sulla pel_le altrui. E’ peggio ricevere una domanda stupida di una scomo_da. Molti non si tengono aggior_nati, ti chiedono perché non ha giocato Tizio e non sanno che non si è allenato tutta la setti_mana ».
    Giordano, un grande con una carriera tormentata: col calcio è in credito o in debi_to?

    «Come giocatore ho avuto gran_di gioie. La squalifica mi ha tol_to quella più grande: il mondia_le del 1982. In compenso ho gio_cato con Maradona, il più gran_de di tutti. E sono stato gratifi_cato sempre dall’affetto della gente. Come allenatore, vedre_mo: la partita è ancora... aperta»
    Le offrono l’Inter: ha paura o vince tutto?

    «Datemela e vinco tutto. Il pro_blema è quando hai gli uomini contati, non quando mandi 6 big in tribuna. Mi dia retta, allena_re l’Inter è ’na pacchia »

    Fonte Tuttosport

    La Carriera
    1993-1994 MONTEROTONDO D 5
    1994-1995 INATTIVO /
    1995-1996 FANO C2 esonerato
    1996-1997 F.C. CROTONE D 1
    1997-1998 FROSINONE CALCIO C2 esonerato
    1998-1999 ANCONA CALCIO C1 14
    1999-2000 A.G. NOCERINA C1 esonerato
    2000-2001 LECCO CALCIO C1 esonerato
    2001-2002 TIVOLI D esonerato
    2002-2003 L'AQUILA C1 esonerato
    2003-2004 A.C. REGGIANA C1 15
    2004-2005 A.C. REGGIANA C1 5
    01/2006-2006 F.C. CATANZARO B esonerato
    2006-01/2007 F.C. MESSINA A esonerato
    04/2007-04/2007 F.C. MESSINA A esonerato

    riuscirebbe a far retrocedere l'inter
  2.     Mi trovi su: Homepage #4637385
    Originally posted by RECO

    La Carriera
    1993-1994 MONTEROTONDO D 5
    1994-1995 INATTIVO /
    1995-1996 FANO C2 esonerato
    1996-1997 F.C. CROTONE D 1
    1997-1998 FROSINONE CALCIO C2 esonerato
    1998-1999 ANCONA CALCIO C1 14
    1999-2000 A.G. NOCERINA C1 esonerato
    2000-2001 LECCO CALCIO C1 esonerato
    2001-2002 TIVOLI D esonerato
    2002-2003 L'AQUILA C1 esonerato
    2003-2004 A.C. REGGIANA C1 15
    2004-2005 A.C. REGGIANA C1 5
    01/2006-2006 F.C. CATANZARO B esonerato
    2006-01/2007 F.C. MESSINA A esonerato
    04/2007-04/2007 F.C. MESSINA A esonerato


    il palmares parla per lui, esonerato 9 volte su 14, nei rimanenti 5 campionati disputati ha raggiunto l'obiettivo stagionale una sola volta nel 97. complimenti :cool:
    "Xchè? Xchèèè? 3-1, 3-2, 3-3 !!!"
  3. Quanti Teddy bisogna inventare per tutta la vita ?  
        Mi trovi su: Homepage #4637387
    Originally posted by Giovanni1982
    Reco non capisco questi pregiudizi. Diamogli una possibilità. :cool:


    :yy:

    E' giovane.Si farà.:cool:
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  Bruno Giordano «Datemi l’Inter, vinco tutto»

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