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    L'ex tecnico del Real in un'intervista a Marca: "Non mi aspettavo di essere licenziato: Calderon non mi ha mai telefonato, il d.s. mi ha ingannato. Durante i festeggiamenti al Bernabeu ho capito che per me era finita. Ronaldo non si allenava bene, Raul esemplare"

    MADRID, 22 agosto 2007 - Scacco al Real, in due mosse. Viaggiando da Marbella a Milano, chiusura delle vacanze e apertura del suo nuovo corso televisivo, Fabio Capello lunedì si è fermato a Madrid. È ovviamente andato a mangiare al Txistu, e li è stato raggiunto dal direttore di Marca, Eduardo Inda, e dal caporedattore Juan Ignacio Gallardo per una lunga chiacchierata. La prima intervista "spagnola" dopo la conquista della Liga e il benservito ricevuto dal Madrid. Tre pagine oggi, sul "passato", altrettante domani, sul "presente". Tranquillo, rilassato, duro e determinato il giusto, Capello ha raccontato la sua verità, togliendosi alcuni sassolini senza rancore, rabbia. Con stile e ironia.

    LA SORPRESA - "Non mi aspettavo di essere licenziato, perché le cose che mi dicevano Mijatovic e il presidente erano sempre del tipo: 'continueremo insieme, non ti preoccupare per quello che dicono i giornali, noi stiamo qui, uniti'. Pensavo che il braccio destro del presidente, il responsabile tecnico, dicesse la verità. E invece mentiva. Mentiva con me e con Franco Baldini, che aveva un'offerta molto importante di un'altra squadra e Pedja gli disse: 'No, tu resti qui, restiamo tutti'. Io penso che cacciare un allenatore ci sta, però Baldini aveva fatto un gran lavoro".

    L'ADDIO - "Mi ha chiamato Mijatovic al telefono, per dirmi che il nostro rapporto si chiudeva. Il presidente non mi ha mai telefonato. Da lui non mi sento ingannato, il presidente ha le sue idee e può decidere ciò che vuole. Da Pedja si mi sono sentito ingannato. Io come tutto lo staff, Galbiati, Neri, Baldini, Toni Grande...".

    L'ULTIMA NOTTE - "Durante i festeggiamenti al Bernabeu ho capito che per me era finita. Parlò il presidente, parlò il capitano, parlò la moglie di Guti... ma a me non mi passarono il microfono. Arrivato qui al Txistu dissi a mia moglie: 'Laura, mi mandano via'".

    LO SPOGLIATOIO - "Quando sono arrivato ho trovato uno spogliatoio diviso, c'erano tanti gruppi che si affrontavano, ognuno col suo leader, ognuno che incolpava l'altro quando le cose andavano male. Non faccio nomi, non voglio creare polemica, anche perché poi ci siamo uniti, con tranquillità, spirito, voglia".

    RONALDO - "Per lui è stato importante andarsene dal Madrid. Ha capito che non si permetteva più ai giocatori di fare quello che volevano, ciò che gli piaceva. Non entro nel merito della sua vita privata, ma posso dire che non era un buon esempio negli allenamenti. E gli allenamenti per me sono fondamentali".

    I GIOCATORI CHIAVE - "Raul esemplare, sempre. Poi penso a Van Nistelrooy, Cannavaro, Sergio Ramos, giocatore straordinario, gran lavoratore, Casillas, Beckham, Reyes, Robinho... Tutti. Guti è stato un giocatore chiave, ogni volte che entrava faceva la differenza non solo per la qualità, ma anche per la voglia e la determinazione che ci metteva".

    FORTUNA - "Si può essere fortunati un giorno. Magari compri un biglietto della lotteria e vinci. Ma la fortuna viene col lavoro e la fame, con la convinzione... Questa è la fortuna. Noi in alcuni momenti siamo stati fortunati, ma se ripenso alle partite, ai gol, non attaccavamo con un giocatore solo, attaccavamo in tanti, e quando metti tanti giocatori nell'area avversaria non è fortuna, è fede nei propri mezzi".

    IL BEL GIOCO - "Eccoci! Dovevamo arrivare a questa domanda. È come la fortuna: pensate che si possa vincere senza giocare bene? Io dico di no. È come l'arte. C'è chi pensa che l'arte si sia fermata all'impressionismo, gente a cui non piace Picasso, o Rothko. È lo stesso. Io penso che abbiamo vinto giocando un buon calcio, perché dipende anche dai giocatori che hai. Il Barça è una squadra che ha una qualità tecnica assoluta, che non ha nessun'altra squadra. Non si può giocare come loro se non hai quei calciatori. È impossibile. Il successo è tirar fuori il meglio dai giocatori che hai a disposizione". Appuntamento a domani per il nuovo Real Madrid, il Real Madrid dell'eccellenza secondo la definizione di Calderon

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