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    Neppure il turnover rilancia il portoghese che a gennaio potrebbe partire.

    Quando si deve vincere non si guarda in faccia a nessuno, neppure al rischio di bruciare un investimento, un valore per la società, o di mortificare una bandiera, un giocatore che ha dato tanto alla squadra e amato dai tifosi. Claudio Ranieri in questo non si discosta molto da chi lo ha preceduto sulla panchina della Juve in serie A, Marcello Lippi e Fabio Capello. Del Piero è rimasto in panchina in un paio di occasioni dall'inizio della stagione, è entrato a Firenze nel finale come una riserva qualunque, come Tiago Mendes, che il campo lo ha visto più da seduto che correndo sul prato, da protagonista.

    Questa sera in vista dell'Inter Alessandro Del Piero potrebbe rifiatare in panchina mentre il regista portoghese è tra coloro che sono sospesi. Parlando di Tiago domenica sera nel corso della «Domenica Sportiva» non è sfuggito alle telecamere l'assenso di Ranieri a Capello. Con Fabio che giustificava l'esclusione del portoghese con la necessità di «dover fare delle scelte per vincere». Ieri mattina in conferenza stampa Ranieri ha fatto capire che l'Empoli è squadra da affrontare con un centrocampo solido e combattivo, che Tiago è tra i convocati, ma non ha le caratteristiche più idonee per opporsi al gioco dei toscani. Se dovesse accomodarsi di nuovo in panchina il centrocampista di Viana do Castelo dovrà iniziare a pensare seriamente di cambiar aria alla riapertura del mercato.

    Cessione a gennaio, o prestito con diritto di riscatto, non sarà comunque facile trovare una sistemazione gradita al giocatore senza intaccare l'investimento della scorsa estate (14,1 milioni di euro il costo del cartellino a bilancio).

  Juve, non è mai l'ora di Tiago

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