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    I poliziotti avevano risposto ad una richiesta di aiuto: credevano che il ragazzo fosse armato

    NEW YORK - Khiel Coppin, un teenager nero di New York, disarmato e incensurato, è stato crivellato da ben 20 pallottole della polizia ed è morto per le ferite. «Credevamo che il giovane avesse una pistola», si è giustificato più tardi Paul Browne, portavoce del New York Police Department (NYPD). Ma la pericolosa «arma» è poi risultata essere una semplice spazzola per capelli.

    LA DINAMICA - Il dramma si è consumato alle sette di lunedì sera in un quartiere afro-americano di Brooklyn, quando gli agenti sono intervenuti in seguito a una chiamata della madre del ragazzo che chiedeva il loro aiuto dopo una lite con il figlio. Al loro arrivo il giovane non avrebbe obbedito all’ordine di fermarsi e avrebbe minacciato la madre urlando di avere una pistola. «Lo avete sentito dalla sua bocca», ha confermato più tardi la donna che la mattina dell'incidente aveva telefonato ad un ospedale psichiatrico per far internare il figlio, secondo la polizia affetto da turbe psichiche. Ma diversi vicini di casa che hanno assistito alla sparatoria hanno offerto una versione molto diversa dell’accaduto. «Khiel ha lasciato cadere la spazzola, ha alzato le mani, ma la polizia ha iniziato comunque a sparare», ha raccontato un testimone.

    LE PROTESTE - Una folla di circa 150 persone si è subito riunita sotto l'edificio, protestando contro gli agenti, ben poco amati nel quartiere, che hanno subito provveduto a isolare l'edificio nel timore di disordini. Una vicina di casa, citata dal New York Times, ha urlato ai poliziotti: «Dovete essere addestrati meglio, questo delitto è assurdo». Accanto a lei, un uomo che premeva contro la striscia di plastica gialla della “police line” da non superare apostrofava l’NYPD: «Non ho nessuna voglia di incitare a una sommossa, ma state davvero sbagliando tutto».

    BRUTALITA' - La tragedia ha riproposto in maniera drammatica il problema della brutalità della polizia in una città dove i difensori della legge sono stati più volte accusati di reazione sproporzionata al pericolo. Soprattutto nei confronti delle minoranze etniche. Nel novembre del 2006 un giovane afro-americano di Queens, Sean Bell, fu «erroneamente» freddato dalla polizia alla vigilia delle nozze, mentre usciva da un club di spogliarello. Era l'ultimo incidente di una tragica serie. Il caso più celebre risale al 1999, quando un immigrato africano disarmato, Amadou Diallo, venne ucciso da 19 delle 41 pallottole sparategli da quattro poliziotti mentre usciva dal portone di casa. Il motivo: avevano scambiato il suo portafoglio per una pistola. Uno dei casi che aveva scosso maggiormente le coscienze dei newyorchesi si è consumato nel 1997. Quando l’agente italo-americano Justin Volpe sodomizzò l’immigrato haitiano Abner Louima con un spazzolino del water, al grido «È finita l'ora di ricreazione, questa è l'era Giuliani». Lo spazzolino, coperto di sangue e feci, fu poi usato per spaccargli i denti davanti. Da allora il comune di New York costringe gli agenti a frequentare speciali corsi di «sensibilità razziale» e l’NYPD ha adottato uno nuovo slogan, ancora oggi affisso a caratteri cubitali sulla portiera delle volanti della polizia: «Cortesia, professionalismo e rispetto».



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