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    PALERMO - La polizia di Stato sta eseguendo una serie di ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti al mandamento mafioso palermitano di "Boccadifalco-Passo di Rigano". L'operazione è coordinata dal pm della dda di Palermo Maurizio De Lucia. Il blitz, che ha visto impegnati oltre 100 agenti della Squadra Mobile, nasce da un'indagine che si è avvalsa di intercettazioni telefoniche e ambientali e che ha portato alla ricostruzione dell'organigramma del 'mandamento'. Tra gli arrestati ci sono boss, imprenditori ed esattori del pizzo.

    In manette sono finite quattordici persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, illecita intestazione di beni e concorso in associazione mafiosa. Tra gli arrestati Francesco Sirchia, gestore del racket delle estorsioni nel mandamento palermitano di Passo di Rigano-Bocca di Falco, che teneva i contatti tra la cosca e le altre famiglie della zona; Pietro e Matteo La Barbera, che avrebbero riciclato in attività lecite i soldi sporchi della mafia; Calogero Caruso, ritenuto il capo della "famiglia" di Torretta. Secondo gli investigatori, Caruso avrebbe anche mantenuto i rapporti tra i capimafia e il boss palermitano latitante Salvatore Lo Piccolo. In cella sono finiti anche gli imprenditori Francesco Spinelli, che era già agli arresti domiciliari, e Rosario Mignano.

    Tra gli arrestati ci sono anche due ex funzionari del comune di Torretta, in provincia di Palermo. Si tratta di Benedetto Dragotto, ex capo dell'ufficio tecnico, e Rosario Bordonaro. Secondo gli inquirenti avrebbero consentito il controllo della gestione di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici da parte dell'associazione mafiosa, in particolare della famiglia di Torretta. Rosario Bordonaro è anche sindaco a Baucina, comune di poco più di 2mila abitanti, a circa 37 Km da Palermo. Fu eletto a capo dell'amministrazione nel maggio del 2003. Unico candidato, con una lista civica, ottenne 970 voti, quasi un plebiscito. Dagli inquirenti Bordonaro è ritenuto il referente della famiglia mafiosa di Torretta, comune di circa 3mila abitanti, a 15 Km da Baucina.

    Dragotto, che lo scorso mese era stato condannato per abuso di ufficio, secondo i magistrati "si è reso per un lungo periodo di tempo disponibile alle richieste dell'associazione mafiosa insediata sul territorio dei comuni di Torretta e Carini, e, anche dietro pagamento di tangenti, nell'ultimo periodo più frequentemente richieste, alle iniziative economiche delle cosche". Bordonaro, sempre secondo gli investigatori, sarebbe stato il referente della famiglia di Torretta all'interno dell'amministrazione comunale.

    Dall'inchiesta sono emersi stretti rapporti tra le famiglie palermitane, in particolare quella di Torretta, e la mafia americana. In particolare, secondo gli investigatori, a tenere i contatti con le cosche d'Oltreoceano e a curare i traffici di denaro e droga tra i "padrini" dei due paesi sarebbe stato un uomo che nelle conversazioni intercettate dagli investigatori veniva chiamato "u Frankie" identificato poi in Frankie Calì, uomo d'onore del clan mafioso dei Gambino e parente dei boss Inzerillo, fuggiti negli Usa dopo la guerra di mafia degli anni Ottanta. In indagini recenti gli inquirenti avevano accertato che il rientro in Sicilia degli Inzerillo, costretti da anni all'emigrazione forzata, sarebbe stato auspicato proprio dal capomafia latitante Salvatore Lo Piccolo, che con la famiglia di Torretta ha stretto una forte alleanza.

    E dall'inchiesta emergono anche alcuni aneddoti. Trovò le microspie piazzate dalla polizia nella sua abitazione e lo denunciò ai carabinieri. Normale, se non fosse che a fare la scoperta e a rivolgersi all'Arma fu un boss: Vincenzo Brusca, ritenuto il reggente della famiglia mafiosa di Torretta. L'episodio è agli atti dell'inchiesta.

    Secondo la ricostruzione degli investigatori nell'abitazione del boss un lampadario fece corto circuito e l'elettricista, chiamato per la riparazione, trovò quello che nelle conversazioni intercettate viene definito "l'imbroglio con l'antennina".

    Brusca si rivolse al suo avvocato, che gli consigliò di presentare denuncia ai carabinieri. Ma il boss non si limitò a questo: consegnò al maresciallo anche un sacchetto di plastica con dentro l'apparato per l'intercettazione. Poi sparì: secondo gli inquirenti si recò negli Stati Uniti, dove avrebbe goduto di appoggi. Brusca venne arrestato pochi mesi dopo.

    Queste le persone arrestate: Salvatore Ferranti, 36 anni; Francesco Sirchia, 69 anni, Stefano Mannino, 58 anni Pietro La Barbera, 32 anni; Matteo La Barbera, 34 anni; Calogero Caruso, 60 anni; Rosario Mignano, 43 anni; Antonino Di Maggio, 36 anni; Benedetto Gravotta, 58 anni; Rosario Bordonaro, 55 anni; Andrea Licata, 47 anni; Gaspare Caravello, 41 anni; Calogero Mannino, 54 anni; e Francesco Spinelli, 49 anni.

    :mad: :muhehe:

    Il comune di Torretta è stato sciolto per infiltrazioni mafiose.Indovinate a che partito appartenevano (o appartengono) il sindaco e la maggioranza?
    :confused:


    Sotto accusa il Comune di Torretta

    PALERMO - Un ampio capitolo dell'ordinanza di custodia cautelare emessa a carico di boss, imprenditori e funzionari del Comune palermitano di Torretta, arrestati questa mattina dalla polizia, è dedicato "all'inestricabile groviglio di parentele, amicizie e rapporti coniugali tra amministratori e uomini d'onore". Il Comune, nel 2005, venne sciolto dal ministro dell'Interno proprio per le infiltrazioni mafiose.

    "I perversi legami - scrivono i magistrati - esistenti sono alla base della capacità dell'organizzazione mafiosa di incidere sull'attività della pubblica amministrazione di Torretta". Citando anche brani della relazione del prefetto, che fornì al Viminale lo spunto per la decisione dello scioglimento, i pm ricostruiscono la "serie incredibile di parentele che legano pubblici amministratori e impiegati amministrativi del comune di Torretta ai principali esponenti mafiosi del territorio".

    Come esempio emblematico i magistrati fanno quello dell'ex sindaco Filippo Davì, figlio di Luigi, sorvegliato speciale con precedenti per traffico di droga, cugino di Salvatore Caruso, condannato per mafia, e di Martino Badalamenti, uomo vicino al boss di Partinico Vito Vitale.

    L'indagine, nel 2005, sulle infiltrazioni mafiose al Comune di Torretta portò fra l'altro gli investigatori a indagare sulla nipote del boss Bernardo Provenzano, Maria Rosaria Palazzolo, 23 anni. La donna finì al centro di un'inchiesta relativa a un concorso che sarebbe stato pilotato proprio in suo favore. Nell'ambito delle indagini i carabinieri sequestrarono la documentazione e contestualmente notificarono avvisi di garanzia a tre dipendenti comunali indagati con l'accusa di aver favorito la donna e altri 3 candidati.

    Secondo gli investigatori tutti i componenti della Commissione esaminatrice per la selezione di quattro volontari civili da impiegare al servizio di portatori di handicap, avrebbero illecitamente agevolato l'assunzione delle quattro persone. Maria Rosa Palazzolo era terza nella graduatoria di merito, ed avrebbe tra l'altro attestato falsamente nella propria domanda di aver presentato tutta la documentazione dei titoli posseduti.

    Torna ad affiorare in un'inchiesta sul traffico di stupefacenti il ruolo della cosca di Torretta, il piccolo centro del Palermitano vicino all'aeroporto Falcone e Borsellino. Negli anni '80 proprio Torretta venne individuata come il centro di smistamento di un traffico di droga diretto verso gli Stati Uniti che utilizzava come "corriere" un gruppo di insospettabili casalinghe.

    L'indagine, denominata Iron Tower, scaturì oltre vent'anni fa dall'arresto, al momento dell'imbarco su un volo per New York, di una donna che aveva nascosto in una voluminosa "panciera" una partita di stupefacenti. Quella signora però non era l'unica casalinga arruolata dall'organizzazione. Altre donne avevano compiuto lo stesso viaggio che veniva compensato con una vacanza in alberghi di lusso oppure con denaro che veniva poi impiegato per l'acquisto di mobili, cucine e televisori.

    Le storie scellerate delle "signore della droga" svelarono poi i retroscena di metodi operativi che, in qualche caso, imponevano alle "corriere" più giovani prestazioni sessuali. L'organizzazione del traffico faceva comunque leva sui legami della cosca di Torretta con gli esponenti più in vista delle cosche italo-americane.

    09/08/2007

    http://isolapulita.blogspot.com/
    http://www.camera.it/_dati/leg15/lavori/stenbic/24/2007/0131/s030.htm
    Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?

  9/8/2007.Mafia, maxi blitz a Palermo

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